Cicinho, intervista al brasiliano ex Roma: “Distrutto dall’alcol. Oggi sono un pastore”

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L’ex giocatore del Real e della Roma si racconta senza filtri: “Iniziai a bere a 13 anni a una festa, me ne sono innamorato. Vivevo il calcio così: guadagnare soldi per divertirmi. Ho 33 tatuaggi, ma soltanto otto li ho fatti da sobrio”

Francesco Albanesi

Per lui il calcio è stato un mezzo per un fine molto chiaro: bere. A 13 anni Cicinho si è avvicinato alle birre durante un festino con gli amici e da lì non si è più fermato fino ai 32. “Più crescevo e guadagnavo, più bevevo. A Roma ho fatto il record in un giorno: 70 birre, 15 caipirinha e due pacchetti di sigarette”. Oggi lo racconta con il sorriso di chi non ha più conti in sospeso col passato. L’alcol è stato la sua valvola di sfogo, il demone con cui combattere, tanto da portarlo a farsi 25 tatuaggi da ubriaco “perché avevo paura degli aghi e non volevo sentire dolore”. Nel 2007 sbarca a Roma dopo una chiamata su Skype con Totti: “I Galacticos siamo noi, vieni qui”. Convinto. Cicinho arrivava dal Real con un ginocchio malmesso e un tasso alcolemico più alto del dovuto. A Casal Palocco la sua villa diventa presto teatro di festini fino alle quattro di mattina: “Alle otto mi alzavo e andavo ad allenarmi”. Anni dopo scoprirà anche una forma di depressione, curata grazie all’aiuto della moglie. Oggi Cicinho vive a San Paolo, fa l’opinionista tv, non beve da 14 anni e da dieci mesi ha intrapreso anche un percorso come pastore evangelico. 

Partiamo da qui. Come si è avvicinato alla religione? 

“Grazie a mia moglie Marry. A Roma mi portò per la prima volta in chiesa. Oggi faccio i culti, parlo della storia di Gesù e l’anno prossimo celebrerò anche il matrimonio di due amici brasiliani in Italia. Credo molto in Dio: ti aiuta a purificarti dal male”. 

E lei si sente purificato? 

“Sì. Io con l’alcol mi sono autodistrutto. Tutto è iniziato a 13 anni, a una festa tra amici. Ho assaggiato la birra e me ne sono innamorato come fosse una donna. Più crescevo, più bevevo. Tornavo a casa alle cinque del mattino senza che i miei genitori scoprissero nulla. E il giorno dopo stavo bene, riuscivo perfino ad allenarmi”. 

Quand’è che ha perso il controllo? 

“Quando andai al Botafogo, nel 2001. Lì bevevo venti birre e dieci caipirinha al giorno. A 17 anni iniziai anche a fumare sigarette. Ma io il calcio lo vivevo così: volevo arrivare in alto, guadagnare tanti soldi e divertirmi. Quando sono arrivato al San Paolo e poi in nazionale pensavo di aver già ottenuto tutto”. 

Con Spalletti giocavo tanto e mi trovavo bene. Mi ruppi il ginocchio e cominciai a esagerare. Mia moglie Marry e la fede mi hanno salvato”

“Peggio ancora. Nel 2005 mi presero per essere il nuovo Michel Salgado e io pensai: ‘Perfetto, ora posso fare festa per sempre’. Compravo auto, vestiti, organizzavo serate a casa. Non uscivo quasi mai perché a Madrid c’erano paparazzi ovunque. Così bevevo direttamente nella mia villa con gli amici”. 

Nessuno si accorse di questa sua dipendenza? 

“Stavo sempre a casa. Andavo a letto alle quattro del mattino e alle otto ero all’allenamento ubriaco. Prima di uscire bevevo tre o quattro caffè e mangiavo un pacchetto di cicche per coprire l’odore dell’alcol. E in campo andavo pure forte. Nemmeno Capello sospettava qualcosa”. 

Cicinho of Brazil holds up his new shirt after signing for Spanish soccer club  Real Madrid during his presentation at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid Thursday Dec. 29, 2005. Cicinho, who signed a contract for five years, will join Brazilians Ronaldo, Roberto Carlos, Julio Baptista and Robinho in Madrid's star-studded squad. (AP Photo/Paul White)

A Madrid si appassiona anche ai tatuaggi… 

“Ho sempre voluto farmeli, ma avevo paura degli aghi. Così ho iniziato a tatuarmi da ubriaco per non sentire dolore. Ne ho fatti 15 a Madrid e altri 10 a Roma. In totale ne ho 33. Solo otto da sobrio”. 

Che ricordi ha dello spogliatoio del Real? 

“Capello un giorno pizzicò la pancia di Ronaldo il Fenomeno davanti a tutti. Era il periodo in cui Ronny era molto grasso”. 

Come nasce invece il trasferimento alla Roma nel 2007? 

“Grazie a Doni. Fece una videochiamata Skype con Totti che mi disse: “Guarda che i Galacticos siamo noi”. Mi convinse subito. E poi Roma aveva già avuto tanti brasiliani importanti come Cafu, Aldair e Zago”. 

Nella Capitale si è dato una regolata? 

“All’inizio sì. Con Spalletti mi trovavo benissimo e giocavo tanto. Poi nel 2009 mi ruppi di nuovo il ginocchio e ricominciai a esagerare. Lì ho capito che soffrivo di depressione, anche se all’epoca non volevo ammetterlo”. 

A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista”

Fino a dove si è spinto? 

“Oltre ogni limite. A Roma ho fatto il record: 70 birre e 15 caipirinhe in un solo giorno. Più due pacchetti di sigarette. Odiavo dormire, volevo solo fare festa a casa mia con amici”. 

Però qualcuno cercò di darle una mano. 

“Bruno Conti soprattutto. Mi parlava sempre con affetto: ‘Cicinho, meno feste e più allenamento’. Anche Pradè mi stava addosso. A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista”. 

Un segreto da rivelare negli anni di Roma? 

“Una volta Rosella Sensi entrò furiosa nello spogliatoio dopo una sconfitta e disse che non avevamo carattere. Heinze voleva che Totti reagisse, ma Francesco gli disse: ‘Aò, stai sereno, lo stipendio arriva lo stesso’. Heinze rispose: ‘Tu non puoi fare il capitano’. Da quel momento l’argentino non vide più il campo”. 

Passava anche tanto tempo in spiaggia. 

“Tra Ostia e Infernetto avevo un amico con un ristorante sulla spiaggia. Vicino al locale c’era un campo da calcio a 7 e finivamo spesso a giocare fino alle tre di notte. Anche contro i tifosi della Roma, diventati amici. Qualcuno poi fece la spia e la notizia arrivò in società. Si arrabbiarono con me, ma ormai ero a fine contratto”. 

Come ne è uscito dalla sua dipendenza? 

“Sempre grazie a mia moglie. Quando sono tornato in Brasile nel 2012 ho fatto terapia grazie al suo aiuto. Ho riscoperto il senso della vita e ora sono felice”.



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