Tre strade diverse per la panchina azzurra: dalla decisione finale di De Laurentiis dipende anche il destino del campione belga, che può ancora imporsi in Italia
Tra Antonio Conte, Maurizio Sarri e il terzo incomodo Enzo Maresca, il futuro della panchina del Napoli si deciderà solo una volta centrata matematicamente la qualificazione in Champions League, quando Aurelio De Laurentiis e Conte si incontreranno per sciogliere le riserve. Dalla permanenza o dall’addio dell’ex ct della Nazionale dipende anche il destino di Kevin De Bruyne, il fuoriclasse arrivato da Manchester che in Italia fatica a incidere, non solo per i quattro mesi di stop dovuti all’infortunio. Le voci sul suo conto si rincorrono e si contraddicono: resta o va via? Mentre il 34enne belga divide l’appassionata ed esigente piazza partenopea, la verità è che c’è un solo allenatore in grado di esaltarne davvero la classe: non la ‘minestra riscaldata’ Sarri, ma Maresca.
Maresca e De Bruyne: Manchester nel segno di Guardiola
Dieci anni al Manchester City, 422 presenze, 108 gol e 177 assist: questi sono i numeri impressionanti di Kevin De Bruyne nella sua seconda esperienza inglese, dopo la parentesi iniziale al Chelsea, avara di soddisfazioni. Ma c’è un momento preciso in cui la sua carriera ha cambiato marcia: la stagione 2016-17, quando Pep Guardiola ha assunto il timone dei citizens. In quell’istante KDB si è trasformato da ottimo calciatore, esploso in Germania con la maglia del Wolfsburg, a top player. Sì, alla corte del tecnico catalano, Kevin è diventato probabilmente il miglior centrocampista del mondo.
Ed è proprio lì, nella Manchester tinta d’azzurro, che si intreccia anche la storia di Enzo Maresca, che ha contribuito a scrivere la pagina più bella della storia del club: lo storico triplete del 2022-23, da vice di Guardiola. Come Mikel Arteta e Vincent Kompany, anche il tecnico di Pontecagnano è andato a lezione di ‘guardiolismo’: ne ha assimilato la mentalità, ha respirato la sua filosofia, ha fatto propri i principi e i concetti di gioco. Poi ha portato tutto questo prima al Leicester, dove ha dominato la Championship, e successivamente al Chelsea, con cui ha conquistato la Conference League e soprattutto il Mondiale per Club. Maresca conosce ogni segreto di De Bruyne e sarebbe in grado di rilanciarne il talento anche in un campionato più chiuso e tattico come la Serie A.
Perché Maresca è l’allenatore ideale per De Bruyne al Napoli
Il sistema di gioco conta fino a un certo punto, soprattutto se in panchina siede un allenatore moderno, capace di adattarsi all’evoluzione del calcio. Maresca lo ha dimostrato: ha utilizzato il 4-3-3, il 4-2-3-1 e, in fase di possesso, anche un 3-2-2-3, giusto per snocciolare qualche numero. Ma al di là dei moduli, è la sua filosofia a sposarsi perfettamente con lo stile di gioco del simbolo della generazione d’oro del Belgio. L’ex vice (e quasi sosia) di Guardiola propone un calcio aggressivo, propositivo e verticale, che esalta il talento, la qualità. A Leicester il suo “De Bruyne” è stato Kiernan Dewsbury-Hall (12 gol e 14 assist in Championship); al Chelsea, invece, ha messo Cole Palmer nelle condizioni di prendersi la scena.
Maresca e De Bruyne di nuovo insieme potrebbero dar vita a un progetto stuzzicante: sarebbe una sorta di Maradona versione Etihad, con un’anima sempre più british. Certo, il belga, tra età e infortuni, non è più il calciatore box-to-box di qualche stagione fa, ma conserva ancora strappo e visione. E in un sistema votato all’attacco ne beneficerebbe anche Hojlund, come si è visto, ad esempio, nella gara di Champions League contro lo Sporting.
Con Sarri (e Conte) De Bruyne sarebbe di troppo a Napoli
Rispetto a Sarri, Conte ha mostrato una versatilità tattica che in passato non gli era mai stata davvero riconosciuta. Nel suo biennio alle falde del Vesuvio ha infatti adottato una molteplicità di moduli, principalmente per far fronte alla cronica emergenza infortuni.
Con De Bruyne, però, le cose non hanno funzionato. Al netto dei problemi fisici, l’esperimento dei “Fab 4” con Anguissa, Lobotka e McTominay non ha dato i risultati sperati. Anzi, ha finito per rendere il Napoli una squadra lenta, compassata, quasi mai capace di dominare gli avversari. Una parte della tifoseria è arrivata anche a puntare il dito contro il belga, considerato l’equivoco tattico che ha fatto saltare il banco.
Se poi dovesse tornare Sarri, per De Bruyne difficilmente ci sarebbe ancora spazio. Il tecnico di Figline Valdarno resta fedele al dogma del 4-3-3, un sistema che KDB conosce bene per aver giocato a lungo da mezzala destra. Ma una linea di centrocampo con McTominay, Lobotka e lo stesso classe 1991 appare poco realistica, èerché priva di equilibrio. Insomma, il futuro di De Bruyne passa dalla scelta dell’allenatore. Con una certezza: Maresca sarebbe il profilo ideale per esaltarne la classe.

