L’allenatore del Napoli approfitta della sosta nazionale per trascorrere quattro giorni con la famiglia e poi preparare il big match di Pasquetta contro il Milan. E stavolta gli umori della piazza sono ben diversi rispetto alla “fuga” post Bologna…
Antonio Conte si prende una meritata vacanza. Approfittando della pausa nazionale, forte del filotto di quattro vittorie consecutive, tranquillo del terzo posto in classifica (con affaccio primo), l’allenatore del Napoli stacca la spina per qualche giorno. Ieri mattina è salito sul primo volo destinazione Torino per raggiungere la famiglia e godersi una settimana di relax prima del rush finale. Mancano otto partite alla fine del campionato e Conte intende vincerle tutte, non solo per dar fastidio alle milanesi, ma per sperare di ridurre il gap con l’Inter e, chissà, combattere punto a punto fino all’ultima giornata. L’allenatore del Napoli non si nasconde più, “Nessuno può impedirci di guardare avanti. Mettiamo pressione a chi ci precede”, ha ammesso dopo la vittoria di Cagliari, riaprendo di fatto la corsa scudetto.
la rincorsa
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Il distacco c’è. Il Napoli è a -7 dall’Inter e a -1 dal Milan, ma se Conte parla di scudetto vale la pena fidarsi e gli appassionati di calcio di serie A sanno che non è corretto sottovalutarlo: i tifosi delle milanesi si preoccupano, i napoletani ci credono. Conte a Napoli è diventato un guru, un semidio, un dogma, i supporters azzurri si fidano ciecamente di lui. Prima di recarsi a Torino, questa volta ha fatto le cose per bene: ha lasciato le consegne al suo secondo Stellini, ha trascorso il weekend in città al seguito della Primavera, ha fatto il giro dei suoi ristoranti preferiti e, soprattutto, ha già predisposto ogni cosa per il ritorno. La prossima partita del Napoli sarà la sera di Pasquetta, contro il Milan di Massimiliano Allegri, seconda contro terza. Allo stadio Diego Armando Maradona andrà in scena lo snodo cruciale della stagione e Conte vuole arrivarci carico. Una settimana a Torino con la moglie e la figlia sarà un toccasana per l’allenatore del Napoli che la lotta scudetto intende giocarla anche sui nervi.
questione di nervi
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Quei nervi che sembravano essere saltati nella scorsa pausa. Era metà novembre, il Napoli aveva appena perso per un grave infortunio Kevin De Bruyne, era reduce da una serie di pareggi in campionato e da un cammino Champions, già all’epoca discutibile, segnato dalla pesante sconfitta di Eindhoven per 6-2. Oltre che dalle parole di insofferenza di Conte: “Sarà un anno complesso”, “Nove giocatori nuovi sono troppi, serve tempo”, “Non tutte le ciambelle escono col buco”. C’era malcontento e le parole dell’allenatore non facevano che gettare benzina sul fuoco, in un ambiente di per sé in confusione. La sconfitta di Bologna fu un vero e proprio terremoto. “Qualcosa bisogna fare, perché non ho voglia di accompagnare un morto. Io sono il primo eventualmente a prendermi le mie responsabilità”, disse a margine della partita. Dichiarazioni forti, significative, che suonarono come una vera e propria pausa di riflessione. Da Bologna rientrò direttamente a Torino, dove restò per una settimana: lunghissima e piena di interrogativi. Tanto che dovette scendere in campo il presidente Aurelio De Laurentiis per distendere gli animi attraverso un lungo post su X: “Leggo sul web la favola delle dimissioni di Conte. Io amo molto i social perché sono un modo contemporaneo e veloce di far viaggiare i pensieri. Ma voi sapete che non sempre i pensieri sono giusti o condivisibili. Ai tifosi che hanno letto qualche stupidaggine dico: sono orgoglioso di avere al mio fianco e al fianco del Napoli e dei calciatori, un uomo vero come Antonio Conte”.
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le voci
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Iniziò a farsi largo anche la possibilità che Conte potesse abbandonare la squadra in piena stagione. Seguirono giorni di religioso silenzio, mentre sui social per la prima volta impazzava il #conteout: “Vai via e vedi come ritroviamo energia positiva”, “Responsabilità assoluta di Conte, non fa rotazioni per dare respiro ai giocatori in affanno”, “Conte è l’anticalcio”, “Resta a Torino, il tuo scopo è tornare alla Juve”. Conte rientrò in Campania giusto in tempo per preparare la sfida con l’Atalanta, appena affidata a Raffaele Palladino. Il Napoli vinse 3-1, aprendo ad un filotto di quattro vittorie consecutive. Proprio come quelle che ha racimolato ora, prima di prendersi qualche giorno di relax. Nel frattempo Conte ha vinto la Supercoppa, ha combattuto l’emergenza infortuni facendo di necessità virtù, ma soprattutto ha scelto di lavorare tanto e parlare poco e niente. L’allenatore del Napoli ha risposto alle critiche col campo, con i risultati, in quella che ha definito la stagione più significativa in carriera, a livello umano e professionale. La nuova pausa ha un sapore diametralmente opposto rispetto a quella di novembre. Conte, adesso, può contare sul supporto incondizionato dei tifosi, che gli hanno perdonato anche la mancanza del gioco che, a Napoli, è sempre stato un must: “Conte a vita”, si sente per strada e si legge sui social. Non c’è tifoso del Napoli che non sia disposto a difendere l’allenatore che in un anno e mezzo ha regalato alla città Scudetto e Supercoppa. I napoletani, questa volta, benedicono la vacanza di Conte: “Mister goditi il riposo e torna carico per lo scudetto”, “Già manchi mister”, “Dai mister, un ultimo sforzo, proviamo il miracolo e sarai il miglior allenatore della nostra storia”, “Chi l’avrebbe mai detto che avremmo amato uno juventino”, “Te lo meriti, giusto staccare un po’ la spina”, “Ritorna carico e stracciamo il campionato”. I napoletani hanno abbracciato il “pacchetto Conte”, con i silenzi, le pause, le parole forti e tutto ciò che comporta. E anche se la vacanza dovesse durare qualche ora in più, Conte potrebbe non avvisare: Napoli sarebbe pronta a difenderlo, “Fino alla fine”.
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