Juventus, mercato flop: i conti e le spese sbagliate. Un’analisi di Iaria sulla Gazzetta

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Tra cambi di governance e strategie, dopo l’ultimo scudetto il club bianconero ha commesso errori in serie nella costruzione della rosa

Marco Iaria

Giornalista

È stato un continuo montaggio e rimontaggio. Forsennato, disordinato, costoso, improduttivo. Dal 2020 la Juventus non vince lo scudetto. Dal 2020 la Juventus non riesce a dare un senso compiuto alla gestione della rosa. Dopo i nove campionati conquistati in serie – l’ultimo con i 31 gol di Ronaldo e Sarri in panchina – i bianconeri hanno chiuso una volta terzi (2023-24), tre volte quarti (2020-21, 2021-22 e 2024-25), una volta settimi (2022-23) e, quest’anno, sono attualmente quinti in A e già eliminati dalle coppe. In Champions non sono mai andati oltre gli ottavi, consolandosi con due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Tutto questo per la bellezza di 875 milioni di euro: il costo degli acquisti a titolo definitivo nelle ultime sei stagioni, comprese commissioni, bonus maturati ed eventuali oneri legati ai prestiti propedeutici ai riscatti. 

metodo

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Abbiamo preso in considerazione solo i giocatori effettivamente transitati in prima squadra: escluso, per esempio, Mandragora, riacquistato nell’ottobre 2020 per essere dirottato altrove. Parliamo esclusivamente di transazioni di mercato, pur sapendo che un calciatore incide a bilancio sia attraverso gli ammortamenti (le rate contabili degli acquisti) sia tramite gli stipendi, voce non inclusa in questa indagine. Anche senza gli ingaggi – peraltro in calo nelle ultime stagioni – le cifre restano enormi e danno la misura dello sperpero alla Continassa. Molti tifosi bianconeri invocano l’arrivo di un “cavaliere bianco”, pensando alla scalata del Como dei miliardari indonesiani Hartono, che potrebbe addirittura soffiare alla Juve la qualificazione alla Champions, vitale per il piano aziendale. Ma i soldi non sono mai stati un problema. Gli azionisti, Exor in primis, hanno sostenuto quattro ricapitalizzazioni dal 2019 per un totale di 998 milioni. Il problema è come quei soldi sono stati spesi. Il periodo successivo all’ultimo scudetto attraversa differenti fasi della governance: la parabola discendente dell’era Andrea Agnelli, fino all’uscita del plenipotenziario Paratici nel maggio 2021 e alle dimissioni del presidente nel novembre 2022; le parentesi degli amministratori delegati Arrivabene e Scanavino, con i direttori sportivi Cherubini e Giuntoli; infine l’ultima svolta con Comolli, arrivato a Torino la scorsa estate e ora affiancato dal ds Ottolini. Nomi e strategie diversi, stessa, deludente resa sul campo. 

gli errori

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Scorrendo la lista degli acquisti, colpisce soprattutto la ripetitività degli errori negli investimenti più onerosi. Già nel 2020-21, con gli 80 milioni messi a bilancio per Arthur (parzialmente compensati nello scambio con Pjanic) e i 54 milioni, tra prestito e riscatto, per Chiesa. L’anno successivo è stata la volta di Vlahovic, il colpo più costoso con 85 milioni (oltre a uno stipendio arrivato a 12 milioni netti), mentre Locatelli, che sabato ha sbagliato il rigore col Sassuolo, ne è costati 35. Fallimentare il mercato 2024-25: i rendimenti di Koopmeiners (53 milioni), Douglas Luiz (49), Nico Gonzalez (37), Kelly (22) sono stati nettamente inferiori agli impegni, proprio nella stagione in cui la Juve si privava per 15 milioni di Huijsen, poi venduto dal Bournemouth al Real per 60 milioni. E arriviamo a quest’anno: i bianconeri hanno riscattato Conceiçao per un totale di 40 milioni e dovranno fare lo stesso con Openda (46 milioni), destinato a partire. David è stato preso da svincolato, ma con 12 milioni di oneri accessori. Non pervenuti Zhegrova (15 milioni) e Joao Mario (12), girato al Bologna. Alla fine, l’unico grande colpo che ha rispettato le attese è Bremer (51 milioni). Il mercato deficitario della Juve emerge ancor di più se confrontato con quello delle altre big. Prendendo in esame tutte le operazioni dal 2020-21 al 2025-26, il saldo tra acquisti e cessioni è negativo per 400 milioni per i bianconeri, contro i -340 del Milan, i -200 del Napoli e i -140 dell’Inter. E mentre la Juve è rimasta a secco, le altre tre si sono spartite cinque scudetti e sono oggi in lotta per il sesto.



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