Perché il Como non potrebbe giocare le gare di Champions ed Europa League allo stadio Sinigaglia

ALL calcio
5 Min Read

Il sogno corre veloce, quasi quanto l’entusiasmo che si respira sulle sponde del lago manzoniano. Il ritorno in alto del Como ha riacceso una piazza che non smette di guardare avanti. E allora la domanda diventa inevitabile: se davvero arrivasse la qualificazione a una coppa europea, il Stadio Giuseppe Sinigaglia sarebbe pronto ad accogliere le notti UEFA?

La risposta, oggi, è più complessa di quanto si possa immaginare. Perché se il fascino dell’impianto non si discute, incastonato tra città e lago, con una delle cornici più suggestive d’Italia, i regolamenti della Uefa, però, parlano un linguaggio fatto di numeri, standard tecnici e requisiti rigidi.

Capienza ok, ma non basta

Lo ha spiegato molto bene il portale calciocomo.it. Partiamo dal primo parametro: la capienza minima richiesta per ospitare gare europee è di 8.000 posti. Da questo punto di vista il Sinigaglia rientra nella soglia richiesta, ma sarebbe un errore fermarsi qui. Perché l’omologazione UEFA non si limita ai numeri: conta la qualità strutturale dell’impianto, la distribuzione dei servizi, l’organizzazione degli spazi e la sicurezza complessiva. E proprio su questi aspetti emergono le criticità.

Strutture e fondazioni: il nodo degli spalti

Uno dei punti più delicati riguarda alcune strutture attualmente presenti nello stadio, in particolare elementi di tipo tubolare che sorreggono porzioni degli spalti e le rigide normative europee impongono che le tribune poggino su fondazioni permanenti e certificate, escludendo allo stesso tempo soluzioni considerate temporanee o non definitive.

Insomma la traduzione è semplice semplice: per ottenere il via libera dal massimo organo europeo servirebbero interventi strutturali profondi, non semplici ritocchi, un’operazione che comporterebbe investimenti importanti e tempi non brevi.

VIP, parcheggi e accessibilità

Le competizioni UEFA richiedono inoltre un numero minimo di posti dedicati alle autorità e agli ospiti d’onore, oltre a un congruo numero di parcheggi riservati a delegazioni, sponsor e media.

Anche sotto questo profilo il Sinigaglia dovrebbe essere adeguato: non solo, le norme impongono percentuali precise per i servizi igienici, con attenzione particolare alla distribuzione tra pubblico maschile e femminile, e aree adeguate per spettatori con disabilità. Gli standard, infatti, rispetto al campionato di Serie A, più stringenti e rigidi.

Media e diritti TV: un’altra partita

C’è poi l’aspetto legato alla copertura televisiva. Le gare europee, infatti, comportano esigenze molto più complesse rispetto alla Serie A: piattaforme per un numero elevato di telecamere, spazi per commentatori, zone interviste, sala stampa adeguata e un’area esterna dedicata ai mezzi delle emittenti. Anche in questo caso, il Sinigaglia dovrebbe compiere un salto di qualità per allinearsi ai parametri internazionali.

Il progetto e il futuro

Non è un mistero che negli ultimi anni si sia parlato di un restyling complessivo dell’impianto, con l’idea di aumentare la capienza e modernizzare le strutture, un progetto che andrebbe oltre la semplice omologazione europea, trasformando lo stadio in una casa definitiva per le ambizioni del Como.

Il paradosso è evidente: pochi stadi in Italia possono vantare la suggestione del Sinigaglia, eppure il calcio moderno richiede standard sempre più elevati di sicurezza, comfort, accessibilità, logistica: l’Europa non fa sconti.

Il Como continua a crescere sul campo. Se il percorso sportivo dovesse spingersi oltre i confini nazionali, toccherà anche all’impianto fare il salto. Perché le notti europee non si improvvisano: si costruiscono, mattone dopo mattone. A quel punto servirà un Sinigaglia messo a nuovo affinché città e club possano trasformarlo nel palcoscenico che il sogno europeo merita.

TAGGED:
Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *