Il tecnico nerazzurro ignora le polemiche e si affida solo al gruppo. Prima partita dell’anno da leader, con un avvertimento chiaro a tutti.
Cristian Chivu si presenta alla prima conferenza dell’anno da leader silenzioso. Niente polemiche, niente mercato, solo campo e responsabilità. L’Inter riparte in vetta, ma con un calendario che non concede tregua. Tra rotazioni, ambizione e un Bologna scomodo, il messaggio che lancia il tecnico romeno è chiarissimo in un periodo che è inevitabilmente condizionato anche dalle tante voci provenienti dall’esterno.
Rotazioni necessarie, ma senza perdere identità
Chivu non fa proclami, ma mette subito al centro il tema delle energie. Giocare ogni tre giorni impone scelte obbligate e una gestione lucida del gruppo. Le rotazioni non sono un rischio, bensì uno strumento per restare competitivi. Serve l’apporto di tutti per continuare a produrre risultati senza cali mentali. L’avversario, poi, è di livello: il Bologna ha già fatto un bello scherzetto ai nerazzurri nella Supercoppa Italiana in Arabia.
Mercato spento, gruppo acceso: la linea dell’allenatore
Quando spunta il nome di Cancelo, Chivu spegne subito il rumore esterno. Il focus resta sui giocatori già in rosa, definiti senza esitazioni “da Inter”. Luis Henrique, Diouf, Darmian e Dumfries diventano simboli di fiducia totale. Una scelta netta: la realtà del campo viene prima di qualsiasi suggestione. Difficile attendersi qualcosa di diverso dal condottiero nerazzurro, specialmente alla vigilia di un test importante che deve rimettere il Milan alle spalle.
Bologna, test di maturità e ambizione dichiarata
Il primo avversario dell’anno non è casuale né banale. Il Bologna ha un’identità chiara, pressa forte e rende complicate anche le cose semplici. Chivu lo sa e chiede un salto di qualità continuo, senza mai accontentarsi. Vetta sì, ma con senso di responsabilità e fame costante di crescita. Il cammino è ancora lungo e certamente non privo di insidie. E di certo non c’è spazio per accogliere le frecciate che arrivano fuori dal campo (leggasi Conte e il Napoli): “Per me non contano – spiega il tecnico romeno – per come vedo io il calcio. Ho vissuto tutto da giocatore e ora da allenatore. Incide poco, bisogna che rimanga uno sport. Non si devono andare a cercare polemiche inutili“.

