Veron intervista: “Calhanoglu, l’Inter, i gol da fuori area”

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“La bruja” ci parla del gol del turco alla Roma: “Calha ha fatto una cosa che quando giocavo io faceva ogni mediano o mezzala. Servono coraggio e tecnica, devi sapere dove metterla proprio come ha fatto lui”

Andrea Schianchi

Giornalista

Il gol di Hakan Calhanoglu contro la Roma è un insieme di precisione e di potenza, la perfetta sintesi che fa girare la testa a un portiere e fa esplodere di gioia e di meraviglia i propri tifosi. Si può discutere a lungo se Svilar abbia commesso un errore oppure no, ma resta la perla turca a impreziosire la vittoria dell’Inter che è più di un gioiello. “Calhanoglu ha fatto oggi quello che ai miei tempi era abbastanza frequente – spiega Juan Sebastian Veron, centrocampista che di tiri da fuori area se ne intende parecchio –. Una volta, soprattutto chi giocava da mezzala o da mediano ci provava sempre, quando arrivava ai venticinque metri. Adesso, invece, si preferisce andare dentro con il pallone, mah… A me tirare le botte da fuori piaceva moltissimo. E non mi venivano male…”. 

Che cosa ha ammirato nel gesto di Calhanoglu

“Innanzitutto, il fatto che non avesse nessun avversario a contrastarlo. Ha avuto il tempo di prendere la mira e di calciare. Poi lui è stato bravo a imprimere potenza e a non perdere la coordinazione, errore che si commette spesso. Mi è piaciuto, in particolare, il fatto che lui abbia indirizzato il pallone proprio lì. Tante volte si vedono tiri a casaccio in rete non si sa come. Qui, invece, no. Ha cercato quella zona della porta e l’ha trovata. Bravo”. 

Come mai si calcia di meno da fuori area? 

“Perché ci vuole coraggio: il coraggio di sbagliare, intendo dire, e di non sentire le critiche della gente. E poi perché serve una notevole tecnica. Il pallone va colpito in un certo modo e la gamba bisogna lasciarla andare via, ma senza mai perderne il controllo”. 

“Primo esercizio: si deve calciare di collo o di collo esterno. Non certo d’interno piede, altrimenti non si riesce a imprimere forza. Secondo esercizio: è necessario decidere se il pallone deve viaggiare rasoterra o in aria. Terzo esercizio: la mira va presa osservando la posizione del portiere, e non bisogna calciare alla cieca come spesso vedo fare. Per riuscire bene in questo fondamentale del calcio è necessario tanto allenamento: tiri, tiri, tiri, e ancora tiri in settimana. Soltanto così si fanno progressi”. 

Calhanoglu è uno specialista, non è la prima volta che gli riesce un gol così. 

“Ha nel suo bagaglio questa qualità. E non ha soltanto questa: è un ottimo regista, detta i tempi alla squadra, sa quando è il caso rallentare o di velocizzare l’azione. Ha un ottimo lancio che apre le difese avversarie e trova il compagno smarcato. Per l’Inter è una grande risorsa”.

Torniamo indietro con la memoria: il suo gol più bello con un tiro da lontano? 

“Gennaio 1997, ero alla Sampdoria. Angolo di Mihajlovic e io calcio al volo appena dentro l’area. Pallone sotto l’incrocio dei pali. E poi una rete a San Siro contro l’Inter, quando ero al Parma. Mi pare fosse una partita di Coppa Italia. Lancio di Asprilla a tagliare il campo e io, al volo, incrocio sul palo lontano. Forza, precisione e coordinazione. Quella volta, arrabbiati perché dicevano che c’era un fallo precedente, quelli dell’Inter protestarono e tre furono espulsi. Non mi era mai capitato: io faccio gol e tre avversari vengono cacciati… E alla fine di quella stagione vincemmo Coppa Italia e Coppa Uefa”.



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