Dalle curiosità ai retroscena, fino alle frecciate alle dirette rivali nei giorni che vedono i nerazzurri leccarsi le ferite per l’eliminazione dalla Champions
A tutto Piero Ausilio. Dalla scelta di operare nel ruolo di direttore sportivo alle trattative che lo hanno reso più orgoglioso, fino ad arrivare all’Inter del presente e agli obiettivi che un club di tale blasone deve prefissarsi all’inizio di stagione sportiva. Il tutto arricchito da qualche sottile “frecciata” a dirette concorrenti come il Milan di Allegri e una sorta di confessione sul famoso summit londinese con Cesc Fabregas.
Frecciata al Milan: “Non credo a quelli cui va bene il quarto posto…”
Nel corso di un’intervista concessa a “Colpi da Maestro” su youtube, il direttore sportivo dell’Inter, Piero Ausilio, ha ripercorso alcune tappe della sua carriera, raccontando scelte e trattative, senza dimenticare il presente e gli obiettivi prefissati ad inizio stagione dalla squadra di Cristian Chivu. Non tutto è andato secondo i piani, almeno in Champions League.
In campionato, invece, le cose procedono per il verso giusto, con lo scudetto che appare già in cassaforte: “Quando inizi una stagione all’Inter, pensi sempre a fare di tutto per vincere. Io non credo a quelli che va bene il quarto posto: se si parla di Inter e squadre così, tu vuoi sempre essere competitivo per vincere – ha sottolineato Ausilio -. Poi se c’è qualcuno più bravo o approfitta di una situazione favorevole… Noi l’anno scorso siamo arrivati secondi, bravo il Napoli: siamo arrivati ad un punto e la differenza c’è stata in tante cose, 23 partite in più. Quando giochi un girone di ritorno in più rispetto al competitor, qualche energia la perdi: non sono alibi, è un dato di fatto“.
E poi, per Ausilio, è arrivato il momento di togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo le critiche arrivate all’indomani della finale con il Psg: “L’Inter se inizia la stagione pensa di poter vincere tutto, poi non sempre si può riuscire in tutto: ma deve essere la mentalità e gli obiettivi che trasferisci alla squadra. Secondi ad un punto vuol dire aver fatto le cose per bene: qualcuno è stato più bravo ma si deve analizzare il perché non si è vinto. E forse dopo la finale si è sparato un po’ troppo: io avrei parlato di orgoglio di questa Inter da italiano e amante del calcio oltre che tifoso dell’Inter”.
Retroscena su Fabregas: “Non c’è mai stata un’Inter vicina a lui”
Cesc Fabregas, invece, è un vecchio pallino di Piero Ausilio. Era un obiettivo da calciatore, lo è stato (in parte) anche da allenatore, nei giorni che hanno visto Simone Inzaghi salutare Appiano Gentile. Tempo di confessioni e retroscena per il ds nerazzurro, tra passato e presente: “Ci provammo quando ancora non aveva un contratto col Barcellona: Casiraghi mi fece una testa così. Si provò ma andò all’Arsenal”.
La scorsa estate, invece, tutto si risolse in un nulla di fatto: “Ho sicuramente stima di lui e farà una carriera brillantissima: non c’è mai stata un’Inter vicina a lui. Si parla tanto e fa parte del gioco e il primo a saperlo è stato Chivu: quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di Inzaghi dovevamo mettere giù delle idee. E la principale era Chivu: poi io lo conoscevo”.
Poi, la scelta di Cristian Chivu, allenatore in rampa di lancio che conosceva perfettamente l’ambiente della Pinetina: “È un ragazzo incredibile e vero e lo sta dimostrando anche da allenatore: noi lo conoscevamo dal settore giovanile. Ma anche Parma, se scegli di andare lì a salvarti: bravo lui a rischiare e quel rischio l’ha portato all’Inter. È sempre stata la prima scelta, lui lo sapeva: poi si fanno dei pensieri anche sugli allenatori, ma siamo andati tutti dritti su di lui e siamo stracontenti”.
Ausilio e l’account fake sui social
Piero Ausilio non ha segreti. Non lo è nemmeno la creazione di un account fake per seguire quello che succede in giro per il mondo, senza esporsi mediaticamente: “Lo fai anche perché devi capire un po’ di cose e studiare cosa succede fuori: non si può far finta che il mondo non sia andato avanti. Ufficialmente non compaio ma mi piace curiosare: è vero che lo feci, qualcuno è stato malizioso perché non mi interessava la vita della moglie ma capire un po’ che dinamiche c’erano”.
La soddisfazione per l’affare Lautaro Martinez
Indimenticabile, per Ausilio, la trattativa che portò Lautaro Martinez all’Inter, non senza qualche difficoltà: “È stata molto particolare, non tutte le trattative vanno così. Presi un aereo, e quando un ds prende un aereo e torna senza il giocatore, sono problemi di immagine. Mi ricordo quel periodo, era difficile: c’era da giocare una partita apparentemente facile a Crotone e decisi, sbagliando, che poteva essere la settimana giusta per cercare l’impossibile”.
Il retroscena: “Lui era abbastanza orientato verso l’Atletico, mancava una firma tra i due club: quando parti così svantaggiato i rischi di non farcela sono tanti. Sfruttando i buoni rapporti con Milito, decisi di rischiare: andò bene. Ci furono situazioni che peggiorarono la trattativa perché quando tutto era stato già chiuso, lui fece tre gol e ricominciammo da capo. Però costò 20 milioni in totale. Ma tornai col contratto firmato e con grande soddisfazione: è il nostro capitano e ha un valore importantissimo per l’Inter e per il calcio”, parola di Ausilio.


