“In Nazionale ho cercato di trasferire il mio modo di essere e forse ho sbagliato. E i giocatori a volte non sono andati bene. Invece forse c’era bisogno di più leggerezza per tenere a bada le pressioni enormi”. Al Festival dello sport di Trento l’ex ct azzurro Luciano Spalletti ha riassunto la sua carriera davanti al pubblico arrivato da ogni angolo d’Italia per seguire il suo intervento.
L’ex allenatore di Empoli, Udinese, Roma, Inter e Napoli – tra le altre – ha ricordato le partite degli Azzurri con Svizzera e Norvegia: “Ho ancora il martellamento nella testa di quelle sconfitte, ma non voglio togliere nulla del dolore che mi generano. Lo devo vivere e assorbire tutto”. Per il tecnico di Certaldo la “Nazionale era il Paradiso”, ed uscirne è stata “è una brutta botta da assorbire, ma sono certo che succederà qualcosa di ancora più bello”.
Si torna a parlare anche del caso Acerbi, col difensore Inter che dice no all’azzurro alla vigilia del ritiro: “Non e’ andata come ha detto lui – ha ribadito l’ex ct – Il giorno prima della convocazione l’ho chiamato e per dirgli che il campo dimostrava che aveva ragione lui, che era ancora uno dei più forti. Gli ho detto che era un leader, l’avevo preferito a Mancini. Mi ha risposto: ‘Se lei dice così va bene’. Poi, a pochi giorni dalla partita mi ha mandato un messaggio dicendo ‘non vengo più’. L’ho chiamato, ha ritirato fuori l’episodio di Juan Jesus… Se lui si è creato un’assoluzione per non avere responsabilità di quello che è successo sono contento per lui, ma la cosa è andata diversamente”
. Semmai, i rimpianti sono per altri motivi. “Come allenatore ho sempre cercato di creare un senso di gruppo. Perché quando si riesce a essere amici ci si sveglia un giorno scoprendo di essere arrivati a un livello superiore nel gioco”, ha spiegato Spalletti. “Per me è sempre stato fondamentale avere un buonissimo rapporto con i miei calciatori. Mi sono sentito un po’ un papà e li ho sempre difesi a spada tratta. Poi però bisogna stare attenti su tante cose ed essere degli equilibratori. In Nazionale ho commesso l’errore di trasferire troppo questo mio amore per il calcio. Ho cercato di trasferire questo modo di vivere la mia professione: forse ho sbagliato. Ai calciatori ora serve di più essere leggeri, perché hanno tante pressioni. Io ho tentato di far capire loro che il calcio è una cosa seria”. Sulla Nazionale di Gennaro Gattuso il parere è decisamente positivo: “A questa Italia non manca nulla e andrà sicuramente ai Mondiali. Gattuso ha le qualità e le soluzioni innovative per fare la differenza. Tutto può succedere e niente è scontato, ma credo che questa Nazionale abbia le possibilità di diventare forte”.
Un occhio speciale a Pio Esposito: “Mi ricorda Vieri”. Infine una carrellata su diverse questioni, come il rapporto con Francesco Totti (“ora il rapporto si è ricostruito, abbiamo fatto uno spot pubblicitario e una cosa insieme che si vedrà verso fine mese. Spero che succeda anche con Mauro Icardi”), il Napoli e le difficoltà nel confrontarsi con De Laurentiis (“Per me era diventato difficile perché il presidente aveva preso il sopravvento”), gli anni in Russia allo Zenit San Pietroburgo e il piacere della solitudine nella natura. In chiusura, la formazione della propria squadra ideale, costruita sui tanti fuoriclasse allenati nella sua carriera.
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