L’attaccante è con Girelli fra le 30 scelte da France Football e ha segnato il suo primo gol nel campionato americano: “Sono qui per crescere, ma quanto corrono forte…”
La lunga estate calda di Sofia Cantore è cominciata in Svizzera con una bella avventura azzurra ed è proseguita negli Usa dove la aspettava il suo nuovo club, Washington Spirit. Ma non bastava essere la prima calciatrice italiana a giocare nella Nwsl: Sofia si è guadagnata l’attenzione del New York Times perché è stata iscritta con Cristiana Girelli nella lista delle 30 candidate al Pallone d’Oro (c’era già stata Giugliano, ma due italiane è un fatto nuovo) ed è stata la prima italiana a segnare nel campionato americano: suo l’1-0 nel pareggio con il Racing Louisville, con un tiro da 20 metri.
Sofia, una gioia dietro l’altra. Pensando alla vecchia Europa, è stupita di ritrovarsi fra le candidate al Pallone d’Oro?
“Eh sì, non me lo aspettavo e sono contenta di condividere questo orgoglio con Cristiana. Lo considero un punto di partenza per dare valore a quello che ho fatto. Nella mia carriera ho avuto momenti sì e momenti no. Questo è un momento sì e mi spinge a migliorare ancora”.

Pensa di poter mai vincere il premio?
La schermata di Zoom a migliaia di chilometri rimanda una smorfia divertita.
“Sono una persona che valuta le cose in maniera oggettiva. In quell’elenco ci sono campionesse di livello altissimo”.
Intanto ha scelto l’America per crescere.
“Da tempo immaginavo di fare un’esperienza negli Stati Uniti. A 25 anni ho sempre messo il pallone davanti al resto, ma so anche che in questa fase potrò crescere. E poi qui abita da un anno mio fratello Thomas, che è laureato in biologia computazionale: un motivo in più per cogliere questa opportunità”.

Si sentirà un po’ a casa…
“Non è che ci vedremo molto, lui sta a Bethesda, in Maryland, io in Virginia. Ma insomma è un appoggio in più”.
I genitori come hanno preso l’idea del trasloco?
“Ci hanno sempre spinto a fare nuove esperienze. Non erano ancora venuti, adesso siamo in due e arriveranno presto. Infatti mio fratello si è un po’ offeso”.
“Scherzo. Però i miei sono contenti di poterci rivedere insieme”.
Che cosa ha trovato qui al Washington Spirit?
“Una grande organizzazione, mi hanno messo a disposizione ogni cosa subito, l’appartamento, la macchina. E le compagne di squadra fanno di tutto per farmi ambientare in fretta”.

Differenze negli allenamenti?
“Lavoriamo molto con la palla. E devo abituarmi alla loro intensità: qui vanno davvero fortissimo”.
Qualcosa che l’ha stupita al club?
“Stirano tutto, anche le divise da gioco. Questa non l’avevo mai vista”.
“Benino, se non capisco chiedo di ripetere. Con lo slang non è semplice, ma in qualche mese ce la farò anche con le pronunce più complicate”.
E con il cibo come se la cava?
“Al campo si mangia bene. Si sa che qui ci sono cucine di ogni tipo, però se vuoi puoi restare sul semplice. Non ho ancora toccato un hamburger”.
Trinity Rodman è una star: è simpatica?
“Molto, tranquilla come le altre. Nel gruppo c’è energia positiva. Sono qui da poche settimane, ma capisco che questo è un clima che può spingerti oltre i tuoi limiti. È come se ti dicessero di provare e riprovare e se la giocata non riesce pazienza, puoi rifarla… Il coraggio in campo è apprezzato”.
E il risultato conta meno?
“No, no il risultato conta eccome”.
Dimenticavamo che arriva dalla Juve con una mentalità vincente. Obiettivi delle Washington Spirit?
“Vincere più che si può per essere in buona posizione ai play off”.
La sua routine quotidiana?
“Al campo alle 9.45, la colazione, dopo meeting tecnici, allenamenti. Mi devo ancora assestare, poi troverò qualcosa da fare per sfruttare al meglio i pomeriggi”.
“Sono stata alla Casa Bianca. Piano piano visiterò tutto. Questo Paese mi affascina, mi piace la varietà di culture, sono attratta da New York, col tempo vorrei visitare i grandi parchi”.
In Italia c’è chi ritiene che i trasferimenti delle italiane all’estero impoveriscano il movimento.
“Non sono d’accordo. L’Italia ha fatto tanti passi avanti, grazie anche alle straniere che sono arrivate nei club e al contributo della Figc. Ora io penso ad Arianna Caruso, a Aurora Galli. Per crescere c’è bisogno di nuove esperienze. Farà bene anche alla Nazionale”.
Ha già pensato che in un ipotetico Mondiale potrebbe trovarsi di fronte le sue nuove compagne di squadra?
“In realtà no, non ci avevo ancora pensato. Quello che so è che vincere qualcosa con la Nazionale è il mio sogno più grande”.
Un messaggio per le ex compagne della Juve?
“Mi mancano molto, anche se qui sto bene. Andrò a trovarle quando tornerò in Italia e tiferò sempre per loro”.
Sofia alla scoperta dell’America com’è?
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“Non sono una persona capace di imporsi. Sono qui per portare la Sofi di sempre, quella che sono. E scoprire anche qualcosa di me”.
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