Serie C, Il Fvs e le differenze col Var

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Il Football Video Support non è un “Var a chiamata” ma ha lo stesso obiettivo: limitare gli errori pur con meno mezzi. Liverani, Ternana: “Servono collaborazione dei giocatori e più velocità”. Sarà utile qualche direttiva da parte dei vertici arbitrali

Pietro Scognamiglio

No, non si tratta di “Var a chiamata”. Chi impropriamente lo definisce così sbaglia, perché non ne coglie l’essenza. Il Football Video Support (Fvs) è concettualmente diverso per più ragioni. A partire dall’assenza della sala Var, perché in Serie C (e in Serie A femminile, altro terreno di sperimentazione da ottobre) c’è solo una postazione a bordo campo con un “quinto ufficiale” – a sua volta un assistente della Can Pro – che non giudica le immagini ma le fa semplicemente scorrere, per mostrarle all’arbitro quando scattano le revisioni. Cambia poi l’origine della chiamata, visto che non ci sono i Vmo (Video Match Officials, Var e Avar che siamo abituati a vedere a Lissone in A e B) e quindi il flusso della partita non viene automaticamente controllato. Le richieste di intervento partono dalle panchine: ciascun allenatore ha due challenge da utilizzare nel corso della partita e può chiedere la revisione per le stesse fattispecie previste nel protocollo Var (gol/no gol con valutazione anche del fuorigioco, rigori, espulsioni dirette e scambi di persona); se la richiesta porta alla modifica della decisione presa sul campo, la card viene restituita e quindi rimane a disposizione. La richiesta viene effettuata dall’allenatore – o da un giocatore, che comunque la raccomanda all’allenatore unico autorizzato a inoltrarla – alzando un dito e roteandolo, per poi consegnare la card al quarto ufficiale informato sull’oggetto della revisione (tra le quattro fattispecie previste da protocollo). La richiesta può avvenire a gioco fermo o in una fase di gioco, caso quest’ultimo che impone all’arbitro di fermare l’azione quando il pallone sarà “in zona neutrale”. Al di fuori del meccanismo delle card c’è la revisione di tutti i gol: su ogni rete scatta in automatico da parte del quarto ufficiale, che può giudicare da sé (se l’esito non convince, le panchine possono comunque giocarsi la card) o chiamare anche l’arbitro a valutare situazioni interpretative. 

i casi

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Nelle prime due serate di utilizzo la casistica è stata già molto ampia. Primo intervento del Fvs al Curi, in Perugia-Guidonia: su un fallo in area non fischiato la panchina ospite chiede il rigore, l’arbitro va a rivedere ed effettivamente lo concede (card che quindi non viene “sprecata”). In Livorno-Ternana, vari episodi: un contatto in area sul quale la richiesta di Fvs non viene accettata perché il pallone non era in gioco (il calcio d’angolo doveva ancora essere battuto), una richiesta di espulsione diretta che porta all’ammonizione (card non restituita, ma una volta davanti al monitor l’arbitro deve comunque prendere la decisione più giusta e ha scelto di ammonire), poi un ulteriore intervento per chiedere il rosso – questa volta accordato – su una presunta condotta violenta, che in realtà era però sembrata più un comportamento antisportivo (quindi da giallo). Il caso di discussione più evidente a Carpi: la panchina di casa chiede l’Fvs per far togliere un doppio giallo a Lombardi, ammonito la seconda volta – secondo l’arbitro – per avere toccato con un braccio un pallone diretto all’attaccante Okoro della Juventus Next Gen. Revisione e secondo giallo tolto, perché il tocco era effettivamente stato di petto. Ma si può? Secondo il protocollo no (vanno rivisti solo i cartellini rossi diretti), ma pare che il tecnico emiliano Cassani abbia trovato il modo di aggirarlo appellandosi alla revisione per un paradossale rosso diretto al suo stesso giocatore. Situazione insidiosa su cui sarà utile qualche direttiva da Collina, Irrati e Orsato. 

le reazioni

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Società, allenatori, giocatori e operatori dell’informazione erano stati informati al meglio negli incontri di formazione: è una sperimentazione, si fanno i conti con le risorse a disposizione – poche telecamere sulla maggior parte dei campi –, ma va accolta con buon senso e spirito costruttivo visto che comunque riduce la distanza tra la Serie C e le categorie superiori. L’obiettivo è eliminare gli errori macroscopici (ce ne sono stati almeno quattro nello scorso campionato), non intervenire su fuorigioco di pochi centimetri e situazioni dubbie (tipo i “rigorini”) per i quali resterà sempre valido il giudizio del campo. Aimo Diana, allenatore del Brescia, ha parlato di meccanismo “un po’ confusionario” ma destinato comunque a essere raffinato. Più analitico Alessandro Formisano, allenatore del Livorno, che ha “vissuto” molto la novità in partita: “Ogni riforma regolamentare cambia il calcio. È stato così con i retropassaggi, con i secondi al portiere, col Var. Adesso viviamo un’altra rivoluzione: il gioco diventa più breve ma più intenso, spettacolarizzato. L’episodio del rosso non sarebbe stato mai richiamato in passato, ma oggi sì. Capiterà a noi, capiterà agli altri. Servirà adattarsi, senza isterismi, modificando anche i nostri allenamenti. È uno sport che sta cambiando”. Fabio Liverani (Ternana) ha posto l’accento su altri due aspetti: “È importante la collaborazione anche con i giocatori, uno dei miei mi ha suggerito di non giocarmi la card su un episodio che avevo visto diversamente dalla panchina. E poi vanno velocizzati i tempi, ma questo verrà man mano”. In effetti, il recupero in quasi tutte le partite è diventato maxi. Statistica a braccio: nelle prime due serate di utilizzo, sono state in maggioranza le revisioni che non hanno modificato la decisione presa sul campo.



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