Serie B, Moncini due volte ‘no’ dal dischetto. Ecco quando fu l’ultimo precedente

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Il doppio rigore fallito da Moncini riporta alla memoria un caso analogo di due anni fa. E riaffiorano gli aforismi di Baggio e la proposta radicale dell’IFAB

Ha dell’incredibile quanto successo allo stadio San Nicola di Bari, durante la sfida tra i biancorossi pugliesi e il Pescara in programma nel giorno dell’Immacolata. Succede tutto tra il 62’ e il 65’: Castrovilli viene atterrato da Letizia e, dopo un primo controllo al VAR, l’arbitro assegna il calcio di rigore. Gabriele Moncini si presenta sul dischetto di rigore, fallendo per due volte dagli undici metri facendosi ipnotizzare dal portiere avversario Sebastiano Desplanches. Qualche minuto dopo, l’attaccante è stato sostituito e si è accomodato in panchina, dove avrà sicuramente riflettuto sull’incredibile – e raro – avvenimento.

Da Pasadena alla proposta dell’IFAB

“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”, dichiarò Roberto Baggio dopo l’iconico momento di Pasadena che consegnò la quarta stella mondiale al Brasile. Un aforisma entrato di diritto nella storia del calcio condiviso da molti fuoriclasse, tanto che pure Diego Armando Maradona espresse concetti simili sull’importanza del coraggio nell’assumersi la responsabilità per un calciatore di presentarsi dagli undici metri.

A febbraio di quest’anno (2025, ndr) inoltre, l’IFAB (organo internazionale indipendente che si occupa di stabilire o modificare le regole del gioco del calcio) è poi intervenuto con una proposta radicale proprio sui calci di rigore che ha trovato una simil approvazione anche dall’ex arbitro Pierluigi Collina attuale Responsabile Arbitrale FIFA. Ossia? Una soluzione one shot, identica a quanto avviene nei calci di rigore dopo i tempi supplementari. In pratica, si sta pensando di eliminare – durante i tempi regolamentari – la possibilità per i calciatori di segnare sull’eventuale ribattuta dell’estremo difensore. Niente calcio d’angolo se la palla viene deviata fuori, e rinvio dal fondo in caso non venisse siglata la marcatura. Il motivo della proposta risiederebbe nella valorizzazione del gesto tecnico della parata e nella riduzione del gap tra chi tira e chi para, in cui i portieri risultano svantaggiati.

Così si esprimeva l’ex arbitro di Viareggio in un’intervista rilasciata qualche tempo fa a Repubblica: “Credo che esista un gap eccessivo tra le possibilità che ha l’attaccante e quelle del portiere. Già si segnano in media il 75% dei calci di rigore, e spesso il rigore è un’occasione maggiore di quella che è stata tolta con il fallo. In più si dà anche la possibilità di giocare la respinta del portiere? Secondo me i portieri dovrebbero lamentarsi”.

Una rivoluzione sostanziale che si sta aggiungendo a quelle già entrate in vigore in questi anni, volte a semplificare alcuni meccanismi di gioco e aumentare l’appeal del prodotto in ottica mediatica a 360 gradi.

Il regolamento

La dinamica del rigore in Bari-Pescara è entrata di diritto negli annali della moviola per la sua rarità: la ripetizione del penalty che ha costretto Gabriele Moncini a battere due volte dagli undici metri contro un Sebastian Desplanches in stato di grazia. L’episodio ha avuto come protagonisti in campo l’arbitro Matteo Marcenaro e al VAR Antonio Giua. La parata del portiere sul primo tentativo è stata vanificata proprio dall’intervento del VAR che, in on-field review, ha rilevato un “encroachment” (invasione) di un difensore del Pescara prima che il pallone fosse calciato. Ai sensi della Regola 14 IFAB, infatti, in caso di invasione di un difensore e mancata segnatura (come nella parata di Desplanches), il tiro dagli undici metri deve essere ripetuto. È stato questo esatto cavillo regolamentare, applicato grazie al protocollo VAR, a trasformare la prodezza di Desplanches in una violazione normativa e a regalare ai biancorossi una seconda, ghiotta, opportunità.

L’ultimo precedente

Ma a quando risale il precedente più vicino? Insomma, quando era già capitato che si dovesse ripetere il tiro dagli undici metri per irregolarità avvenuta (come, appunto, l’entrata in area di Letizia prima della conclusione di Moncini)?

La memoria torna a un Ascoli-Cittadella che si disputò nel dicembre del 2023 allo stadio “Del Duca”. In quel frangente, gli uomini di Gorini fallirono un doppio rigore tirato da Pittarello. Succede tutto al 22’ del primo tempo: sugli sviluppi di un corner, il VAR richiamò l’attenzione del direttore Minelli per un tocco di mano di Di Tacchio. Il fischietto lombardo decretò quindi il calcio di rigore e dal dischetto si presentò Filippo Pittarello. Viviano parò il primo tentativo con un provvidenziale intervento di piede, staccando però entrambi i piedi dalla linea di porta al momento della battuta. Irregolarità di gioco secondo regolamento, e dunque altro calcio di rigore. Si ripresentò sempre Pittarello, che questa volta spiazzò il portiere avversario: aprì il destro, ma alzò troppo la mira e la palla sbatté contro la traversa. Il match finì 0 a 0, con i marchigiani che retrocessero poi a fine stagione. Se è quindi vero che i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di calciarli, la fortuna spesso è una Dea bendata dagli esiti imprevedibili.

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