Insanabile la rottura tra il tecnico basco e il Real Madrid. Florentino Perez ha scelto Arbeloa, Mbappè leader indiscusso
Non è stato un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di una frattura che si allargava giorno dopo giorno. Xabi Alonso, dal 12 gennaio 2026, non è più l’allenatore del Real Madrid, e il suo addio certifica una crisi interna che va ben oltre i risultati. Al Bernabéu, infatti, non si è consumata solo una separazione tecnica, ma una vera e propria resa dei conti nello spogliatoio. L’ex condottiero del Bayer Leverkusen con il quale ha permesso di vincere ai tedeschi il primo titolo in campionato, paga un rapporto mai davvero decollato con il gruppo, una gestione che non ha convinto tutti e, soprattutto, una leadership finita progressivamente in secondo piano rispetto a quella dei giocatori più rappresentativi.
Mbappè, il vero centro di gravità del Real
Su tutti, emerge una figura chiave: Kylian Mbappé. Il francese è oggi il leader indiscusso del Real Madrid, dentro e fuori dal campo. I gol, le prestazioni e il peso mediatico lo hanno reso il riferimento assoluto della squadra, al punto che molte dinamiche interne hanno finito per ruotare attorno a lui. Secondo le ultime indiscrezioni, però, non si parla di scontri diretti con Xabi Alonso, ma di una centralità totale che ha progressivamente ridimensionato l’autorità dell’allenatore. Mbappé è il giocatore ascoltato, seguito, riconosciuto come capo tecnico ed emotivo del gruppo.
Le sue reazioni, i suoi silenzi, le sue scelte hanno avuto un peso specifico enorme. Negli ultimi giorni, la sensazione diffusa nell’ambiente è stata chiara: il Real Madrid è la squadra dell’ex Monaco, e chiunque sieda in panchina deve fare i conti con questa realtà. Una leadership forte, carismatica, ma anche divisiva, che ha contribuito ad accentuare le crepe già esistenti.
La Supercoppa come punto di non ritorno
Il vero spartiacque arriva con la Supercoppa. La sconfitta, pesante nel modo e nelle reazioni nel classico con il Barcellona, avrebbe fatto emergere una spaccatura ormai evidente e secondo alcune ricostruzioni, parte della squadra non avrebbe seguito fino in fondo le indicazioni di Xabi Alonso, preferendo soluzioni individuali. Da lì, il gelo: allenamenti sempre più silenziosi, rapporti formali e una sensazione diffusa: la fiducia era finita.
Chi lo ha salutato e chi ha scelto il silenzio
Un dettaglio, più di altri, racconta la spaccatura interna: i saluti – o le mancate prese di posizione – dopo l’addio di Xabi Alonso. A esporsi, secondo quanto filtra dal club, sono stati soprattutto i giocatori più legati all’idea di gruppo e al progetto tecnico come ad esempio Jude Bellingham, Dani Carvajal e Fran García. Messaggi sobri, rispettosi, che hanno sottolineato il lavoro svolto e il rapporto umano con l’allenatore.
Segnali di stima, ma anche di una visione più “istituzionale” del club. Diversa, invece, la posizione di altri big. Nessun messaggio pubblico, nessun gesto ufficiale per: Kylian Mbappé, Vinícius Jr, Rodrygo, Camavinga e Tchouaméni. Un silenzio che non è passato inosservato e che, negli ambienti madridisti, è stato letto come la fotografia di uno spogliatoio diviso, con una parte del gruppo ormai distante dal tecnico uscente.
Bellingham, mediatore silenzioso
In mezzo alle tensioni, Jude Bellingham ha rappresentato una figura diversa. L’inglese non ha mai messo in discussione l’autorità di Xabi Alonso e ha provato, fino all’ultimo, a fare da collante tra allenatore e squadra. Leader tecnico ed emotivo, ma mai accentratore, Bellingham è apparso come l’uomo dell’equilibrio, lontano dalle logiche di potere. Il suo futuro resta centrale nel progetto, indipendentemente da chi siederà in panchina.
Una scelta obbligata
Alla fine, il club ha preso atto dell’evidenza: la frattura era irreparabile. L’addio di Xabi Alonso è diventato l’unico modo per evitare un’implosione definitiva e provare a ricompattare l’ambiente. Il Real Madrid ripartirà quindi da Arbeloa, ma soprattutto ripartirà dalle sue stelle. E il caso Xabi Alonso lascia un messaggio chiaro: al Bernabeu, il potere dei giocatori – con Mbappé in testa – può essere più forte di qualsiasi progetto tecnico.


