Pandev su Psg-Inter: “Lautaro come Zanetti”

ALL calcio
6 Min Read

L’ex nerazzurro è sicuro: “Ho le stesse vibrazioni di 15 anni fa. Domani la squadra di Inzaghi batterà il Psg. Perché? Bayern, Barça e ThuLa: ci sono segnali inequivocabili”

Marco Fallisi

Giornalista

Scusi Pandev, domani c’è la finale di Champions, da quanti giorni non si dorme in casa Inter secondo lei?

“Dunque, mi faccia fare due conti… Direi più o meno da mercoledì scorso”.

“No, il contrario. Il tempo proprio non ti passa perché vorresti scendere in campo subito. Giorni, ore, tutto procede troppo lentamente rispetto alla voglia di giocare e di vincere la coppa. Per la mia Inter andò così, sono sicuro che le stesse cose oggi le vivono Lautaro e compagni”. 

La sua Inter, l’Inter di Goran Pandev, è storia: la doppietta di Milito al Bayern nella finale del Bernabeu, la Champions riportata sulla bacheca nerazzurra 45 anni dopo l’ultima volta, il Triplete. , Il 22 maggio 2010 Pandev, il figlio dell’Inter che in quella stagione trionfale ha chiuso un cerchio iniziato con lo scudetto Primavera del 2002, c’era: 79 minuti a correre su e giù per la fascia come chiedeva Mourinho, poi l’attesa dalla panchina fino al fischio finale e quella coppa così bella alzata al cielo. 

“Incredibile. Iniziai la stagione fuori rosa alla Lazio, e a maggio ero campione d’Europa con l’Inter, il club che mi ha portato in Italia e a cui devo tutto. Quando arrivai a gennaio capii subito che saremmo potuti arrivare in cima all’Europa: sapevamo di essere fortissimi. Sensazioni che sono cresciute fino alla finale. Mourinho ci portò a Madrid un paio di giorni prima, vennero anche le nostre famiglie, il clima era sereno, si respirava un’aria speciale. Il Bayern era una signora squadra ma io sentivo che avremmo vinto, non mi era mai successo prima e non mi è più successo dopo. Anzi, mi correggo: anche se non gioco più e non vivo lo spogliatoio dell’Inter di oggi, avverto le stesse vibrazioni positive. Domani batteranno il Psg, ne sono convintissimo”.

“Perché questa Inter ha esperienza, qualità, gioco, forza fisica, una difesa di ferro, un grande allenatore. Perché ha eliminato il Barcellona in quel modo… in semifinale, come nel 2010, sono segnali. E poi perché Lautaro ha quegli occhi lì…”.

“Gli stessi occhi di Zanetti 15 anni fa. Javier era il nostro capitano, era all’Inter da una vita, aveva vissuto gioie e delusioni e tutto questo te lo passava addosso: emanava un’elettricità particolare, proprio come Lautaro adesso. E da ex attaccante dico che lui e Thuram sono al “punto di cottura” ideale, faranno una grande finale”.

Era Zanetti il più teso alla vigilia?

“Sì, ma ripeto, era una tensione positiva. Poi c’era chi la viveva in maniera decisamente più rilassata come Eto’o, che una finale di Champions l’aveva già giocata. Ecco, il fatto che molti dei giocatori di Inzaghi fossero in campo a Istanbul due anni fa aiuterà: sanno che ambiente e quali emozioni li aspettano”.

E in partita che cosa li aspetta?

“Una squadra strapiena di qualità, che gioca un bellissimo calcio come vuole Luis Enrique. Il Psg ha uomini abilissimi nell’uno contro uno, penso ad Hakimi. Anche se il pericolo vero è Dembélé: sta facendo una stagione mostruosa. Ma l’Inter dietro ha il diritto di non temere nessuno. Ha fermato Haaland, Kane, Olise, ha retto contro Lamine Yamal”.

In una partita epica che ha ricordato la vostra semifinale con il Barça di Messi. Fu la svolta?

“La prima vera svolta arrivò a Stamford Bridge, 1-0 al Chelsea . Lì capimmo che saremmo potuti arrivare in fondo. Col Barcellona realizzammo che avremmo vinto la Champions. Un po’ come Simone e i suoi adesso: col Bayern lo snodo chiave, ma la spinta per battere il Psg la dà il 4-3 al Barça”.

Che aria tira tra i compagni del Triplete per domani?

“Abbiamo un gruppo su Whatsapp, negli ultimi giorni ci scriviamo spesso. Anche Lucio, che è tornato a casa (il 16 maggio è stato ricoverato per ustioni dopo un incidente domestico, ndr) e tiferà dal Brasile. Io e quasi tutti gli altri saremo all’Allianz Arena”.

Il suo amico Inzaghi è finito nel mirino dell’Al-Hilal, pronto a offrirgli un contratto da mille e una notte, e ha estimatori in mezza Europa. Come finirà?

“Le offerte arrivano perché con l’Inter sta facendo grandissime cose, sarebbe strano il contrario. Ma conosco bene Simone, e penso che rimarrà in nerazzurro. Perché ha ancora tanto da fare e da vincere, a cominciare dal Mondiale per club che si giocherà a giugno. Ha ragione il presidente Marotta, il suo ciclo all’Inter non è ancora finito”.



Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *