Palermo, cosa non funziona? Tutti i nodi al pettine e i numeri della crisi dei rosanero

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Dagli investimenti milionari sul mercato al nodo tattico: perché la corazzata di Pippo Inzaghi non riesce a ingranare la marcia giusta per la promozione diretta

Doveva essere l’anno della consacrazione, la stagione del ritorno trionfale in Serie A. Invece, per il Palermo di Pippo Inzaghi, il campionato di Serie B 2025-2026 si sta trasformando in un intricato rebus difficile da risolvere.

Nonostante una proprietà solida come il City Football Group e ambizioni dichiarate sin dal ritiro estivo, i rosanero si trovano a fare i conti con una crisi di risultati e di identità che interroga tifosi e addetti ai lavori sul buon esito del progetto.

Cosa non sta funzionando nel giocattolo di Filippo Inzaghi?

I numeri di un investimento (finora) infruttuoso

Il primo dato che salta all’occhio è quello economico. Il Palermo durante il calciomercato 2025-2026 non si è nascosto. Tra la sessione estiva e la finestra invernale, la società rosanero ha investito circa 6,8 milioni di euro per rinforzare la rosa, a fronte di entrate derivanti dalle cessioni decisamente esigue, pari a soli 1,68 milioni.

Un saldo negativo che testimonia la volontà della dirigenza di puntare tutto e subito sulla promozione diretta ma che al momento non trova riscontro nella classifica di Serie B.

Il divario tra il valore della rosa e i punti raccolti è il nodo principali.

In un campionato equilibrato come quello cadetto, spendere non è sempre sinonimo di vittoria, ma la sproporzione tra il budget del Palermo e quello di molte concorrenti che lo precedono in classifica inizia a diventare un caso.

L’effetto Inzaghi e il peso delle aspettative

Per guidare questa corazzata è stato scelto un profilo di alto livello, il più alto in assoluto per la Serie B: Filippo “Super Pippo” Inzaghi. L’ex tecnico di Pisa e Benevento, mago delle promozioni dirette in Serie A, è arrivato la scorsa estate in Sicilia con un contratto biennale e un ingaggio importante.

Basti pensare che l’accordo per liberarlo dal Pisa, e il solo costo dello staff tecnico, è paragonabile a quello di un top player della categoria: circa 900.000 euro totali

L’obiettivo fissato chiaro, la promozione diretta senza passare dalle forche caudine dei playoff.

Ma il calcio di “Super Pippo”, basato sull’aggressività, sulle verticalizzazioni e sul carisma in questa Serie B 2025-2026 sembra non funzionare come previsto.

Basti pensare che a otto giornata dal termine della Regular Season, due delle quali si disputano tra il 17 e il 21 marzo, il Palermo è “appena” quarto -6 dalla promozione diretta e a -7 dalla capolista Venezia.

Ma non solo. La squadra, appare a tratti contratta, esausta, e il 3-0 rimediato a Monza, sommato alla sconfitte rimediata a Pescara il 1 marzo, sono esempio lampanti. Una squadra vittima delle sue paure e della pressione di una piazza che, dopo anni di sofferenze e il passaggio sotto l’egida del City Group, non accetta più stagioni di transizione.

Difesa ballerina e sterilità offensiva: i nodi tattici

Analizzando i dati campo, i problemi che emergono sono molteplici. Nonostante gli innesti, la fase difensiva del Palermo ha mostrato di recente lacune preoccupanti, specialmente sulle palle inattive e nelle transizioni negative.

Il Palermo, miglior difesa del torneo fino a fine febbraio, fatica a mantenere la porta inviolata, costringendo spesso l’attacco a dover segnare almeno due reti per portare a casa i tre punti.

Dall’altro lato, la produzione offensiva è altalenante. Il Palermo crea occasioni, ma al netto dei numeri di Pohjanpalo, manca della spietatezza necessaria per chiudere le partite.

E nonostante il proprio bomber sia l’MVP del Campionato del mese di febbraio e attuale capocannoniere del torneo con 20 reti all’attivo. Una cifra che rappresenta quasi la metà del fatturato complessivo dei rosanero. Segno certo che dagli altri compagni di squadra il contributo che arriva è inferiore alle attese

Come inferiore alle attese è il gioco sugli esterni, marchio di fabbrica delle squadre di Inzaghi. Un gioco che risulta spesso prevedibile mentre i centrocampisti faticano a inserirsi con continuità per dare soluzioni alternative alle punte.

La classifica non mente

E come accennato, guardando la classifica di Serie B, il distacco dalle prime posizioni inizia a farsi pesante. E mentre squadre con budget inferiori corrono grazie a un’identità tattica consolidata e a un entusiasmo contagioso, il Palermo sembra zavorrato dalle proprie responsabilità.

La promozione diretta richiede un ritmo da crociera che i rosanero, fino a questo momento, hanno tenuto solo a sprazzi.

La mancanza di continuità è il vero “male oscuro”. Vittorie esaltanti contro grandi del campionato che vengono regolarmente vanificate da passi falsi imprevisti anche contro squadre di bassa classifica come la già citata sconfitta con il Pescara. Un fattore che evidenzia una fragilità psicologica che Inzaghi non è ancora riuscito a estirpare.

Serve la svolta

Ma ora il tempo stringe e il bonus fiducia è quasi esaurito. Nonostante la solidità del City Football Group e il carisma di Filippo Inzaghi, le sole garanzie non bastano più: servono i punti.

Per non trasformare l’annata in un amaro “poteva essere”, il Palermo deve invertire la rotta ora, prima che la promozione diventi un’utopia.

La Serie A è l’unico obiettivo degno della piazza, ma gli investimenti e i grandi nomi non garantiscono l’uscita dalla Serie B se non supportati dai risultati.

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