
I lagunari hanno trovato in mediana un elemento dal futuro assicurato. Fosforo, dinamismo e tecnica da vendere
La sfrontatezza di un ragazzo, senza paura, conscio dei propri mezzi. Due gol d’autore per spedirlo nella lista dei nomi cult del campionato cadetto.
Signore e signori, ecco a voi Matteo Dagasso. Esploso totalmente all’improvviso, ma sui taccuini di tanti addetti ai lavori presente già da diverso tempo. Tra le file del Pescara è nato e cresciuto calcisticamente, riempiendo il serbatoio con litri di gavetta in Serie C. Oggi sembra già un centrocampista fatto e finito, ma di strada da percorrere ne ha di sicuro ancora molta questo gioiello della mediana oggi al Venezia.
Dal mare alla Laguna
Nella sessione invernale di calciomercato il club lagunare ha virato con scienza e coscienza su questo ragazzo abruzzese degno successore dei celebri conterranei Verratti e Pompetti, spendendo 2 milioni. Del secondo, attualmente al Catanzaro, abbiamo riferito nel dettaglio in un precedente articolo. Qualche similitudine possiamo trovarla con Dagasso, ma ognuno ha il suo bagaglio tecnico inimitabile da analizzare entrando nel profondo dello studio. Nella zona nevralgica del rettangolo verde gli allievi del Delfino ormai fanno scuola e, di conseguenza, vengono immediatamente corteggiati da mezza Italia. Naturale risultato di un lavoro minuzioso di programmazione societaria e di reclutamento fin dal principio della scuola calcio. A Pescara fanno le cose sul serio da questo punto di vista.
L’apprendistato in Serie C
Le scalate ad alto rango dei prospetti già elencati confermano le opere compiute dal Presidente Sebastiani e da tutto il suo staff. Dagasso, quindi, ha vestito per la prima volta i colori biancoazzurri quando era ancora un bambino con un sogno nel cassetto: diventare calciatore professionista. La trafila nel vivaio abruzzese è priva di intoppi per il brillante nato nel capoluogo marittimo il primo aprile 2004. Per la stagione 2023-2024 i vertici tecnici e societari del Delfino considerano Matteo adatto e pronto per il salto tra i grandi. La Serie C è una tappa intermedia ottima per lui che si cala nel contesto al meglio. Gioca con discreta continuità e comincia ad assaporare le varie sfaccettature di quel magico e al tempo stesso impegnativo pallone che rotola. In quell’annata tra campionato e Coppa Italia timbra il cartellino 34 volte siglando pure un gol. Incamera preziosi minuti di utilizzo anche nella stagione seguente con 44 gettoni, aggiungendo al conteggio i turni playoff con annesso salto in cadetteria, e ben 4 reti all’attivo.
La chiamata di Stroppa
L’amato Pescara torna dunque in Serie B per il 2025-2026. Dagasso è una pedina titolare inamovibile, nonostante le evidenti difficoltà del team abruzzese in termini risultati, prima per Vivarini e poi per Gorgone. La squadra boccheggia, ma lui continua a sfoderare prestazioni al di sopra della sufficienza destando interesse tra i direttori sportivi. Alla corte del Delfino delizia il pubblico dell’Adriatico-Cornacchia in 21 occasioni firmando un gol. Le sirene di mercato sul suo conto, però, non sono più un mistero. A gennaio il faro della mediana biancoazzurra strizza l’occhio al Venezia accettando le lusinghe di mister Giovanni Stroppa. Il trainer ex Monza non esita ad inserirlo subito nel ventaglio dei titolari. Il centrocampo dei lagunari è un habitat di lusso tra Busio, Duncan, Kike Perez, Doumbia, Bohinen. In questo dream team Matteo è entrato in punta di piedi ma con intenzioni molto ambiziose di diventare protagonista. Le prodezze estratte dal cilindro nel match contro l’Avellino hanno fatto stropicciare gli occhi al pubblico del Penzo. Due reti in serbo, di cui una davvero da cineteca con un mancino a giro sotto l’incrocio, e una quantità industriale di scelte azzeccate durante l’intero arco della sfida.
Statistiche da top player
Dati alla mano l’asticella della qualità tocca vette impressionanti. Dagasso, infatti, ha toccato il pallone 102 volte al cospetto degli irpini di mister Ballardini, eseguendo in totale 92 passaggi di cui 39 nell’ultimo spicchio del campo (l’84% di passaggi riusciti in sostanza). A 21 anni Matteo è solo all’inizio di una carriera che promette “Sole a catinelle”, parafrasando un film di Checco Zalone. Nel 3-5-2 canonico dei lagunari Dagasso si è mosso da intermedio nel trio di centrocampo insieme a Busio e Doumbia.
Il prototipo del centrocampista perfetto
Matteo sa impostare il gioco nel corto e nel lungo, sa contrastare il diretto avversario in fase di non possesso, sa inserirsi dalle retrovie un po’ come il Marchisio di una volta, sa tirare dalla media distanza con forza e precisione. Un menù completo e gustoso. Mettiamoci in testa che il calcio italiano non è agonizzante. Occorre semplicemente credere nelle doti di ragazzi che meritano maggiore fiducia e sostegno. A buon intenditore, poche parole.

