Napoli, Juventus, Inter, perché la Champions del calcio italiano è stata un disastro

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Eliminazioni precoci, goleade, ko da formazioni sulla carta inferiori: la Serie A ha rimediato, con le sue big, una serie di lezioni disarmanti nell’Europa che conta.

Mancava solo l’Atalanta all’appello, si è aggiunta pure la Dea. Con l’1-6 incassato dal Bayern nell’andata degli ottavi di finale di Champions League, la squadra bergamasca è entrata a sua volta nel poco invidiabile club delle big di Serie A che hanno rimediato clamorose figuracce in quest’edizione della coppa dalle grandi orecchie. Un club tutt’altro che esclusivo, anzi a dire il vero inflazionato. Alla fine, infatti, chi prima chi dopo ci sono finite tutte le italiane. La prima a entrarci è stata la squadra con lo Scudetto cucito sulle maglie, il Napoli di Antonio Conte. Poi si sono accomodate la Juve di Luciano Spalletti e l’Inter di Cristian Chivu. E in ultimo, la formazione di Raffaele Palladino.

Champions League 2025-26: la Serie A ne esce a pezzi

Una Champions disastrosa per le italiane. Eliminate presto, prese a pallonate da formazioni sulla carta inferiori, incapaci di reggere il confronto con le big. Perché il calcio italiano si sta rivelando così mediocre, al cospetto delle big vere del calcio continentale? Davvero la Serie A è un campionato “poco allenante”, come ha più volte ribadito Fabio Capello (e non solo) perché si gioca a ritmi troppo blandi, col gioco eccessivamente spezzettato da fischi e interruzioni e con interventi arbitrali a ogni minimo contatto? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla differenza di condizione evidente con le squadre di Premier, Bundesliga o Liga. Ma anche con quelle turche, olandesi, norvegesi…

Napoli, Juventus, Inter, Atalanta: tutte prese a pallonate

Già, perché se in qualche modo il tennistico 1-6 che ha mortificato l’Atalanta è arrivato da una corazzata come il Bayern (che però s’è permessa il lusso di fare turnover e di tenere a riposo, ad esempio, un certo Harry Kane), le altre avevano rimediato figuracce anche contro squadre alla portata (forse prima, adesso non più). Il Napoli, trentesimo nella league phase, era stato surclassato 6-2 dal PSV Eindhoven. La Juventus, nell’andata del playoff, aveva rimediato un incredibile 5-2 dal Galatasaray a Istanbul. Per non parlare dell’Inter, battuta all’andata e al ritorno dai “salmonari” del Bodo Glimt.

Perché il calcio italiano non è più competitivo in Europa

Ogni squadra fa storia a sè, ma se tre indizi fanno una prova, quattro regalano una certezza: il calcio italiano, così com’è, non regge più il confronto. Gli exploit dell’Inter, capace di arrivare due volte in finale di Champions nelle ultime stagioni (perse entrambe) hanno mascherato la crisi di un modello che non si sostiene più. Se dalle istituzioni calcistiche si invocano riforme lasciate sempre nel cassetto (riduzione delle squadre di Serie A per ingolfare meno i calendari, “spremere meno” i calciatori e alzare la qualità del torneo), dagli allenatori ci si aspetta novità tattiche e di stile di gioco. Bayern, Bodo, Galatasaray, PSV insegnano: il possesso sterile del pallone non serve più a niente. Conta entrare velocemente in area avversaria e far gol.

Dopo la Champions, la Nazionale? Il rischio di saltare i Mondiali

Certo, si può ribattere che in Europa League e in Conference le italiane se la cavano. Ma è in Champions che si misura l’eccellenza. E in Italia non c’è più. Si sono fatti mille discorsi sui vivai, si sono analizzati i motivi per cui in tv la Serie A “tira” sempre di meno, o perché i diritti del massimo campionato italiano sono venduti a cifre inferiori rispetto a quelli dei competitor. Si è parlato di stadi di proprietà, di investimenti che mancano, di nuovi modelli. Intanto, non si può che prendere atto di una regressione generalizzata e preoccupante. L’Italia dalla Champions è già uscita a marzo e con le ossa rotte. Sperando che l’Italia di Gattuso non faccia altrettanto, restando fuori (per l’ennesima volta) dai Mondiali.

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