Nainggolan: “Spalletti? Ho dormito con lui a Trigoria. Mai alla Juve per gli arbitri”

ALL calcio
7 Min Read

Il belga si confessa a un podcast in patria e racconta numerosi aneddoti legati alla sua avventura italiana: dal rapporto con l’attuale allenatore bianconero a quello con i totem De Rossi e Totti

Francesco Balzani

Collaboratore

Dalle notti passate con Spalletti a quel no alla Juve per “motivi arbitrali”. Radja Nainggolan non tira mai indietro la gamba. In campo come davanti a i microfoni. Il centrocampista belga, attualmente in forza al Patro Eisden, ha rilasciato una lunga intervista al podcast di Sportium.fun. Tanti gli aneddoti svelati dal Ninja. Tra questi anche uno che riguarda Luciano Spalletti. “Il mister mi ha chiuso a Trigoria di notte. Non mi ricordo esattamente il motivo, forse una partita importante o una punizione. Mi disse: “Adesso tu questa settimana dormi qui perché non voglio che esci”. Lui dormiva nella camera accanto e ogni sera, fino alle dieci e mezza, veniva a controllare che fossi in camera perché aveva paura che scappassi. Poi però ho giocato male, era meglio lasciarmi libero. Dicevano che se non bevevo e non fumavo potevo giocare al Real, ma senza il mio stile vita non avrei avuto la mia felicità e non avrei reso come ho reso”.

spalletti il  top

—  

Un rapporto, quello con l’attuale tecnico bianconero, che Nainggolan ricorda con estremo piacere. “Avevamo una sintonia bellissima – ha aggiunto il belga -. È stato l’allenatore più forte che ho avuto in carriera. La sua visione di calcio era scritta sulla mia pelle. Come persona è molto particolare, ma quando ti vuole bene, ti vuole bene. Quando senti la sua fiducia, capisci che persona è, però non è uno che accetta facilmente tutti quanti. Costruisce certi tipi di rapporti con un paio di giocatori e quando fai parte di questi senti cosa ti può dare. Io con lui ho avuto questo rapporto”. A completare il podio dei migliori allenatori avuti in carriera ci sono Stefano Pioli e Mario Somma. Ma gli anni più belli Radja li ha vissuti a Roma.

monchi

—  

Una città che non avrebbe voluto lasciare. Il motivo dell’addio ha un nome e cognome. “Come uomo sono uno che deve stare bene con sé stesso tutti i giorni – si fa serio il centrocampista -. Non ho mai avuto problemi a dire quello che penso. Potevo rimanere ma poi è arrivato il direttore Monchi, che voleva fare la sua squadra, perché il genio di Siviglia pensava di poter costruire in Italia una squadra come voleva lui. Voleva vendere tutti i giocatori di Sabatini. Quando l’ho saputo gli ho detto che avrei deciso io dove andare. Sarei potuto rimanere ma gli ho detto che non sarei riuscito a salutarlo tutti i giorni, voleva fare il finto amico. Sento ancora tanto affetto dai tifosi della Roma. L’Inter era una squadra dove ho sempre voluto giocare. Quando mi hanno chiesto se fossi contento di essere all’Inter ho risposto che ero più triste di essere andato via dalla Roma”.

juve e arbitri

—  

Di sicuro Nainggolan non sarebbe mai andato alla Juve. E il motivo lo spiega chiaramente e senza peli sulla lingua: “A me piaceva Football Manager e io non prendevo mai la squadra più forte. Quando una società come la Roma vince lo scudetto sarà festa per vent’anni, mentre alla Juve lo devi vincere ogni anno. È diverso come sentimento. E poi c’è il discorso arbitri”. E qui Nainggolan tỉra la bordata: “L’ho provato sulla mia pelle. Quando hanno inaugurato la Juventus Stadium, col Cagliari ci ho giocato e ricordo una partita che pareggiammo 1-1 con un rigore inesistente a favore della Juve. Poi arrivo alla Roma: prima partita allo Juventus Stadium, perdiamo 3-2 con due rigori fuori area, e c’è stata la stessa storia con la Roma. Lo hanno visto tutti, è la verità solo che non tutti riescono a dirlo. Ed è da lì che mi nasce questa sensazione”. A proposito di arbitri, Nainggolan dice la sua pure sul Var: “Penso che il calcio deve essere come una volta. Se si fanno gli errori con il Var allora è giusto toglierlo e far sbagliare gli arbitri normalmente. Il vero calcio è un altro, non è questo. Il calcio è uno sport di contatto. Non c’è più furbizia. Il Var ha cambiato e sta limitando il calcio”.

pogba e de rossi

—  

Il suo di calcio era di alto livello e Radja non fa di certo il modesto: “Ai miei tempi in Serie A forte come me c’erano forse solo Vidal e De Rossi. Pogba? Ero più forte di lui, ha fatto solo tre anni buoni in carriera. Io non mi sono mai infortunato gravemente. In questo momento sto ancora giocando ma sto pensando di prendere il patentino. A vedere quello che c’è in giro credo di poter fare l’allenatore”. Infine sul suo rapporto con gli ex compagni: “Parlo con tanti del Piacenza. Parlo con Daniele Conti, lo sento spesso lo vedo spesso. De Rossi è stato importante, Totti è stato importante. Francesco non lo vedevi mai fuori dal campo ma avevamo un bellissimo rapporto”.



Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *