Mussolini boom e i grigiorossi sono primi

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Il pronipote del duce trascina la squadra di Nicola al primo posto dopo il successo col Sassuolo, l’ex Lazio allontana le polemiche sul cognome

Chiamatelo solo così, come c’è scritto sulla maglia. Chiamatelo Romano e smettete di perseguitarlo per quell’antica parentela: Romano Floriano Mussolini è figlio dell’ex senatrice e deputata Alessandra Mussolini, bisnipote di Benito e pronipote di Sofia Loren. Da quando ha iniziato a calcare i campi importanti (alla Lazio) quel cognome lo perseguita ma il baby terzino, classe 2003, all’esordio in A con la Cremonese ha dimostrato di essere calciatore vero, trascinando i grigiorossi al successo sul Sassuolo e al primo posto in classifica a punteggio pieno.

La serata magica di Romano

Prima l’assist per il gol annullato a Okereke, poi il rigore procurato decisivo per la vittoria finale della Cremonese. Se le belle cose fatte vedere già l’anno scorso con la Juve Stabia avevano intrigato tanti, ora sembra più evidente che i grigiorossi abbiano fatto un colpo a prenderlo in prestito con diritto di riscatto dalla Lazio.

Le parole del giocatore

Romano Floriano Mussolini a fine gara era entusiasta: “Sono successe tante cose in troppo poco tempo e questa serata non la dimenticherò mai perché l’esordio in A lo sognavo da sempre – ha detto a caldo a Dazn -. Il mister mi ha chiesto di attaccare la profondità e sfruttare gli spazi dietro la linea difensiva del Sassuolo: il mio obiettivo era cercare di determinare e sono contento di esserci riuscito. Sul gol annullato a Okereke avevo il dubbio di aver commesso fallo e infatti purtroppo l’arbitro ha fischiato, ma sono contento che alla fine è andata come doveva andare”.

Il peso di un cognome ingombrante

Il buongiorno, del resto, s’era visto dal mattino: inserito al posto di Zerbin a sette minuti dalla fine della gara contro il Sassuolo, ci ha messo pochissimo per incidere. Di ruolo terzino destro, il padre è l’ex ufficiale della Guardia di Finanza, Mauro Floriani, ma è un’altra la parentela scomoda: «Il mio cognome ha dato più fastidio agli altri che a me – disse all’arrivo a Cremona – Sono felice di essere arrivato qui, ho accettato subito quando c’è stato il via libera. Il mio cognome non mi ha mai causato problemi e, dal mio punto di vista, meno se ne parla meglio è. Sono qui per esprimermi in campo, non per altro».

“Ho fatto la scuola inglese per evitarne una italiana dove avrei attirato più attenzione. In campo nulla, a parte qualche urlo dalle tribune a cui non do peso, così come i commenti sui social. Mia madre l’ha vissuta peggio. Da donna è più difficile. A lei è pesato di più, perché fa politica ed è molto esposta. Lei dice di fregarmene. La gente parlerà sempre, io sono per le sfide: se devo far chiudere la bocca a chi ha pregiudizi sul mio cognome, lo faccio”.

L’anno scorso segnò un gol con la Juve Stabia, ma a fare notizia fu il saluto fascista di alcuni tifosi quando lo speaker dello stadio fece il suo nome. Con tantissime polemiche divampate per quella vicenda: «L’esultanza su quel gol fu normale, poi c’è stata una polemica sterile. Spero che Gattuso possa fare bene con la Nazionale e spero in una futura chiamata, ma adesso penso solo alla Cremonese».

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