Le dichiarazioni del centrocampista olandese sulla passata stagione in blucerchiato: il motivo della scelta, Pirlo, i problemi societari e con i tifosi
Dopo un anno turbolento trascorso alla Sampdoria, il centrocampista olandese Melle Meulensteen, oggi al Go Ahead Eagles, ha deciso di rompere il silenzio e raccontare la sua esperienza in blucerchiato. Lo ha fatto in una lunga intervista a Voetbal International, riportata da Corner Sampdoriano e altri siti tematici, nella quale ha descritto uno dei periodi più difficili della sua carriera.
Meulensteen, la Sampdoria e il rapporto con i tifosi
Meulensteen è arrivato alla Sampdoria in un momento difficile. Quella che doveva essere una sfida sportiva si è trasformata presto in un’esperienza dai contorni surreali. “Tutti quei cambi di allenatore non hanno aiutato a trovare stabilità. I compagni mi dicevano: ‘Una roba così non ti capiterà mai più”, ha raccontato. Le difficoltà sul campo sono state solo una parte del problema. Dopo una pesante sconfitta per 0‑3 contro il Frosinone, la squadra fu trattenuta per ore negli spogliatoi. “Siamo rimasti bloccati tre ore. Poi hanno lanciato pietre al pullman. Ho pensato: ‘Adesso è davvero troppo’“.
Pressioni e minacce: “Ci hanno fatto togliere le maglie”
Ma è stato soprattutto il clima esterno a segnare l’esperienza dell’olandese. L’ambiente blucerchiato, noto per il suo calore, ha vissuto momenti di forte tensione, anche estrema. “Una notte hanno fatto esplodere dei petardi sotto casa mia. Sul muro c’era scritto: ‘Guardatevi le spalle’” – ha svelato Meulensteen. A tal proposito il centrocampista è ritornato anche sulla momentanea retrocessione avvenuta sul campo della Juve Stabia a Castellammare dopo uno 0-0: “È successo in trasferta, per fortuna. Se fosse accaduto a Genova, la situazione sarebbe degenerata. Il club ci ha obbligati a restare, ci dissero: ‘Potete lasciare la città solo quando lo decidiamo noi’“. Il punto più basso è stato raggiunto durante un allenamento aperto, organizzato per un confronto diretto con gli ultras: “Ci hanno insultati, ci hanno fatto togliere le maglie perché per loro non eravamo degni. A quel punto abbiamo deciso di interrompere l’allenamento. Era troppo”.
La salvezza e l’incontro con Mancini
“Alla fine ci siamo salvati. È stato fantastico” – ha detto Meulensteen. In mezzo a tanto caos, qualche volto noto ha fatto capolino. Anche Roberto Mancini, ex leggenda blucerchiata, ha provato a dare una scossa a Bogliasco, in un momento in cui sembrava potesse addirittura diventare il nuovo allenatore: “È venuto a vedere qualche allenamento, ma non aveva un ruolo attivo” – ha specificato il giocatore olandese. Nonostante tutto, il gruppo è riuscito a reagire. La salvezza è arrivata sul finale di stagione nella sfida playoff contro la Salernitana (dopo la retrocessione diretta del Brescia), evitando il disastro sportivo: “Potrei scriverci un libro” – ha concluso Meulensteen.
Alla Sampdoria per Pirlo
Poi il giocatore ha parlato anche di altri temi, come il motivo che lo ha portato a scegliere la Sampdoria: “Volevo provare l’esperienza di Pirlo come allenatore. Non vedevo l’ora. Anche l’Italia sembrava un ottimo paese in cui giocare a calcio. Tutti avrebbero dovuto partire da zero, perché c’erano così tanti nuovi giocatori. Beh, le cose sono andate un po’ diversamente. Ho lavorato con lui solo per circa sette settimane in totale. Mi sembrava più logico dare all’allenatore il tempo di sviluppare qualcosa, ma il direttore tecnico la pensava diversamente. Speravo di imparare molto da Pirlo, perché gioco anche a centrocampo, ma la mia partita d’esordio in Serie B è stata l’ultima sua come allenatore“.