Milan Futuro: il rilancio del progetto

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Dopo la retrocessione dell’anno scorso, la gestione della seconda squadra rossonera è ripartita con idee chiare e l’obiettivo primario di creare valore con la crescita dei ragazzi. L’esterno sinistro di Allegri è l’esempio più virtuoso

Il momento più strano dell’anno? Probabilmente le due sfide col Chievo, in un incrocio dal sapore a metà fra il nostalgico e il visionario. Da un lato del campo il Milan Futuro, che nei piani del mondo rossonero non avrebbe ovviamente mai dovuto esibirsi su un palcoscenico di Serie D, ma che insegue e cura un progetto fortemente in progress a prescindere dalla collocazione sportiva. Dall’altro la “favola” per antonomasia del pallone italiano, ripartita dai dilettanti dopo mille traversie. Destini diversi, comunque. Milan Futuro prosegue a viaggiare per la sua strada, dove la categoria rileva fino a un certo punto. La retrocessione della scorsa annata, che a un occhio distratto poteva sembrare l’epitaffio sull’intero progetto, a Milanello (ma anche a Casa Milan) è stata elaborata in tempi rapidi e, a distanza di qualche mese, quelle parole di Moncada che all’epoca parevano rivedibili (“giocare in B, in C o in D non è così importante per noi, per noi è importante creare talento, non la categoria”) adesso acquistano un senso compiuto. Perché, anche una categoria più sotto e nonostante una classifica non proprio scintillante, la missione prosegue e agli occhi del club la parola Futuro non va associata soltanto alla seconda squadra, ma estesa a un progetto di crescita e sviluppo del talento che coinvolge anche la Primavera. La linea guida ideale resta quella di crearsi in casa i giocatori da svezzare e consegnare poi alla prima squadra. Ma il pedigree rossonero rilasciato sulla base della trafila giovanile autoctona non è obbligatorio, come dimostra il mercato di gennaio. Dal Chelsea è arrivato Idrissi, dal Bayern ecco Dalpiaz: primo approdo Oddo, Allegri come punto d’arrivo.

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