Lecce-Inter, la formazione di Chivu: Esposito centravanti

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I nerazzurri senza Lautaro, Calhanoglu e Barella. Ma Esposito ha già deciso la sfida dell’andata entrando nel secondo tempo, ha fatto gol in Norvegia e non sembra stanco…

Roberto Maida

Giornalista

Mancano i leader storici, tocca ai nuovi trascinatori. L’Inter perde in un colpo solo Lautaro, Calhanoglu e Barella, costringendo Chivu ad architettare un progetto differente rispetto a quanto immaginato prima di pattinare a Bodo. Era già successo all’Inter di cominciare una partita senza quei tre, che da anni rappresentano la luce della squadra e il collante dello spogliatoio: in tempi recenti a Dortmund, quando i due centrocampisti erano infortunati e il capitano entrò nel finale. Il precedente è incoraggiante, visto che proprio contro il Borussia è arrivata la vittoria più bella della campagna di Champions. Ma certo l’emergenza preoccupa a Lecce, dove Di Francesco conta di allungare la striscia positiva (due successi in fila) per inseguire l’obiettivo salvezza. Poteva essere una tappa di trasferimento, quella che nel Giro d’Italia viene destinata ai velocisti, invece il sabato in Salento può diventare un saliscendi agitato, a causa delle assenze e persino a causa delle presenze: ci sono calciatori usciti cotti dalla ghiaccia norvegese che non potranno esprimersi al massimo.

pilastro

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Di questo elenco non fa parte Pio Esposito, che probabilmente sarebbe andato in panchina in circostanze diverse ma adesso serve tremendamente per prestanza fisica e abilità realizzative. Chivu lo ha visto bene anche ieri in allenamento ed è orientato a confermarlo accanto a Thuram, che invece a Bodo ha giocato poco più di mezz’ora. La decisione definitiva verrà presa stamattina ma l’aria è quella. Nella ripresa poi Esposito lascerebbe il posto a Bonny per non perdere verve in vista del ritorno di Champions. Del resto Pio, sospinto dalla freschezza dei suoi vent’anni, non sembra per il momento accusare problemi nel recupero, anche a distanza molto ravvicinata. Ha segnato alla Juve un gol molto importante, ne ha segnato un altro a Bodo che può diventare decisivo in prospettiva qualificazione, ora punta al tris che potrebbe spedire l’Inter per una notte a +10 sul Milan. Senza vertigini dal panorama a strapiombo, ma con vista sullo scudetto.

il precedente

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Del resto è stato proprio Esposito a decidere la partita d’andata, a San Siro, quando il Lecce si era ordinatamente raggomitolato a protezione dello 0-0. Storia di un mese fa, in questo calendario sghembo che ormai è consuetudine italiana. Chivu, che lo conosce da quando faceva Pio Pio, gli ha chiesto l’aiuto decisivo dopo 56 minuti ed è stato ricompensato con la zampata in mischia che ha rotto per sempre l’equilibrio della partita. La speranza naturalmente è che Pio si ripeta allo stadio Via Del Mare migliorando i suoi numeri: finora è a quota 4 in Serie A e a 7 in stagione. Il ragazzone arriva allo sprint finale nelle migliori condizioni possibili per sostenere l’Inter e, perché no, la Nazionale di Rino Gattuso, che ha bisogno di gol per superare la duna del playoff mondiale di fine marzo. Ma si attendono altri segnali di crescita. 

gli altri

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Insieme a lui, a Lecce troveranno spazio gli altri pretoriani di Chivu: nessuno come Federico Dimarco e Piotr Zielinski ha alzato il livello rispetto all’Inter dello scorso anno. E questo dipende anche dal feeling perfetto stabilito tra i giocatori e il nuovo staff tecnico. Dimarco è rimasto a riposo strategico a Bodo e si prepara a disegnare tiri e assist che possono modificare i destini, Zielinski ha smaltito un affaticamento e riprenderà il suo posto da regista. La Champions è rimasta nei muscoli ma per qualche ora va infilata in un cassetto ermetico della mente, per non inficiare la reazione della squadra in campionato. In fondo l’Inter sotto questo punto di vista ha dimostrato quasi sempre di essere affidabile: a parte la sbandata estiva a San Siro contro l’Udinese, ha sempre battuto le squadre dal sesto posto in giù in classifica. È soprattutto nei territori periferici che Chivu ha sparso il fertilizzante da scudetto: nessun allenatore nella storia dell’Inter aveva vinto 20 delle prime 25 partite di Serie A. La semina è stata così efficace da tenere lontano dall’orto ogni affamato predatore. Adesso è il momento di raccogliere i frutti.



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