le due ragioni dello scontro con Aia e Lega Calcio

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La Federcalcio intende procedere con la riforma a stagione in corso, ma l’associazione dei direttori di gara non vuole perdere soldi e potere, mentre i club chiedono controllo su cda e designatore

Il mondo degli arbitri di serie A va cambiato, la Figc punta a farlo a stagione in corso: già fissato il termine per l’approvazione della riforma per il professionismo dei direttori di gara. Una rivoluzione che però non piace all’Aia e non convince del tutto la Lega Calcio: all’orizzonte si profila un nuovo scontro.

Arbitri professionisti: la riforma della Figc

La riforma degli arbitri è pronta, la Figc è convinta della sua validità ed è pronta ad approvarla anche a stagione in corso: la rivoluzione potrebbe avvenire già nel mese di aprile. L’idea è quella emersa qualche settimana fa, alla base prevede una società partecipata al 100% dalla Federcalcio in cui inserire arbitri senza la presenza di una graduatoria, da assumere con regolare contratto, cointributi e Tfr.

A dirigerla sarà un cda composto da tre non tesserati, scelti dalla Figc, che esprimerà poi un direttore amministrativo e un designatore. Una struttura che, secondo Repubblica, costerà 18 milioni di euro l’anno, finanziati in parte dalla Figc (con fondi destinati oggi all’Aia) e in parte con contributi di Lega Calcio Serie A e serie B. Tutto pronto, insomma: ma proprio Aia e Lega Calcio non sembrano convinte a pieno dalla riforma, per due motivi diversi.

L’Aia perde potere e soldi

Com’è ovvio immaginare, l’Aia non vede di buon occhio l’eventualità di perdere il controllo sui migliori esponenti della squadra arbitrale, che entrerebbero appunto nella nuova società creata dalla Figc. E, ovviamente, a non essere gradita dell’associazione dei direttori di gara è anche la conseguente perdita di risorse economiche che deriverebbe dal nuovo assetto dato agli arbitri dall’ingresso nel professionismo.

La Lega Calcio e il controllo sul designatore

Quanto alla Lega Calcio, ai club non piace l’idea di dover finanziare una società sulla quale non avranno poi nessun controllo. La Lega mira a scegliere almeno un rappresentante del cda o addirittura il designatore. Una richiesta, quest’ultima, ritenuta però irricevibile dalla Figc: far eleggere il designatore dai club significherebbe eliminare la sua autonomia e trasformarlo nel bersaglio di possibili minacce da parte delle società a ogni svista arbitrale, se non addirittura di pressioni per evitare la designazione di arbitri poco graditi.

Al momento, dunque, l’unica cosa certa è che la Federcalcio vuole tenere la Lega lontana dai meccanismi di nomina dei dirigenti della nuova società degli arbitri professionisti: solo così, si pensa all’interno della Figc, sarà possibile ridurre le polemiche e cancellare del tutto i sospetti.

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