l’artista delle imprese impossibili che tutti chiamano per guarire l’ammalato

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Dopo l’esonero di Biancolino i lupi si affidano al tecnico specializzato nel subentrare a stagione in corso, la storia di un coach anticonformista

“Io sono molto limitato a livello televisivo e fino a qualche anno fa non guardavo neppure le trasmissioni sportive. Sono un po’ provinciale, un po’ “orso”: ma a me piace come sono fatto e non mi disturba affatto vivere così”. Lui è Davide Ballardini, che in una vecchia intervista si descriveva così. A lui ha deciso di affidarsi l’Avellino dopo l’esonero di Biancolino. Quattordicesimo in classifica in B con 28 punti frutto di 7 vittorie, 7 pari e 11 sconfitte (ultima, quella fatale a Biancolino, contro il Pescara) il club irpino ha deciso di puntare tutto sull’uomo dalle imprese impossibili, come racconta la sua carriera.

Tifava Juve e ha una moglie svedese

Ballardini, che è sposato con una donna svedese, da bambino tifava Juventus e si vedeva a fine carriera asulle colline romagnole dove suo nonno Primo produceva vino, Sangiovese e Merlot. Quello stesso nonno che fece poi fatica a capire che mestiere facesse il nipote: “Quando, mettendo io su famiglia, mi chiedeva come facessi a mantenerla. “Nonno, io alleno” gli dicevo. E lui mi rispondeva: “ma come fai a mantenere i tuoi figli?”. “Nonno, mi pagano”. “Vabè: finché dura vuol dire che sei un artista”. Per me infatti allenare è un’arte”.

I record di Ballardini

Occhiali scuri anche d’inverno, il nero come colore preferito: non ama troppo parlare, lascia che siano i fatti a parlare per lui. Ombroso sì, vincente anche, nel suo piccolo. Difficile che qualche club si affidi a lui a inizio stagione, tantissime le volte in cui lo hanno chiamato a stagione in corso per guarire una squadra moribonda. E’ il medico di famiglia che accorre per salvare il salvabile. E li salva, eccome se li salva. Nel 2008 sostituisce Nedo Sonetti alla guida del Cagliari ultimo in classifica e con 32 punti nel girone di ritorno centra una salvezza clamorosa. Nella stagione seguente, rimpiazza Colantuono al Palermo: 8° posto e record dei rosanero in serie A con 17 vittorie e 57 punti. E nel 2015/16, in una stagione in cui vive una staffetta in panchina con Beppe Iachini, Fabio Viviani e Walter Novellino, Ballardini salva i rosanero con 11 punti nelle ultime 5 giornate di campionato.

Un paio di capolavori Ballardini li firma al Genoa (squadra allenata 3 volte per 122 panchine complessive). Nella stagione 2017/18, quando sostituisce Ivan Juric e vive la sua terza esperienza in rossoblù, mette insieme 31 punti in 26 giornate, chiudendo a quota 41 (a +12 sulla terzultima) e ottenendo la salvezza con 4 turni d’anticipo. Nel dicembre 2020 il Genoa di Rolando Maran è penultimo con 7 punti: Ballardini subentra al collega e conquista 17 punti in 7 giornate, concludendo il campionato a quota 42 con 35 punti in 25 giornate e la salvezza con 3 turni d’anticipo.

In mezzo a una carriera vissuta per lo più lottando per restare in serie A, Ballardini si è tolto anche lo sfizio di soffiare un trofeo a José Mourinho, l’allenatore vincente per eccellenza, battuto nuovamente ieri all’Olimpico: accade in Supercoppa Italiana nell’agosto 2009, quando la sua Lazio (unica mezza big allenata in carriera) batte l’Inter per 2-1. Tante gioie ma anche tanti esoneri, per ultimo col Sassuolo, ultima esperienza in panchina.

Il metodo Ballardini

Ma quali sono i suoi segreti? In un’intervista rivelò: “Appena arrivo in una squadra dal generale passo ai reparti, procedo con l’incastrarli e poi arrivo agli individui. Il mio lavoro è partire dalla fine per poi arrivare indietro, cercando di migliorare il reparto offensivo insieme al centrocampo e alla difesa. E ancora incastro la difesa al centrocampo: e poi difesa e centrocampo con l’attacco. Ma sempre partendo dal generale”.

“Poi c’è il mio calcio coi suoi principi: che quando difendi difendi, ma quando puoi attaccare devi attaccare. Per farlo ci vuole chiarezza nelle due fasi di gioco. Insomma, io arrivo e valuto le caratteristiche dei giocatori e credo che quella disposizione possa andare bene alle caratteristiche dei giocatori che alleno: parto dal generico e faccio vedere loro i miei principi di gioco, sempre generali. E poi da lì parte il mio lavoro con la correzione dei reparti, della squadra, dei singoli. Dedico una buona percentuale dell’allenamento settimanale all’allenamento individuale”.

Avellino, ecco Ballardini: l'artista delle imprese impossibili che tutti chiamano per guarire l'ammalato Ansa

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