La decisione era nell’aria da tempo ma ora arriva anche l’annuncio: l’Iran non parteciperà ai Mondiali. La Fifa potrebbe anche punire il paese nelle prossime competizioni
Niente Mondiali per l’Iran. La decisione non sorprende di certo vista la situazione internazionale ma il caso era nell’aria da giorni, prima della decisione ufficiale comunicata dal ministro dello sport Ahmad Donjamali. L’offensiva militare di Stati Uniti e Israele sul paese mediorientale non poteva portare a una scelta diversa da questa.
L’annuncio del ministro dello sport
Una notizia che era nell’aria da tempo e che ora vede una conferma ufficiale. Il ministro dello Sport ha infatti annunciato che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio che si terranno tra giugno e luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico. A riportare per primi la notizia è stato il giornale tedesco FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung). L’annuncio del ministro Ahmad Donjamali sarebbe avvenuto nel corso di un intervento in televisione: “Dopo che questo governo corrotto ha ucciso il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di prendere parte ai Mondiali”. Poi ha continuato definendo quelle di Stati Uniti e Israele come “azioni ostili contro l’Iran”: “In queste condizioni non esiste alcuna possibilità di partecipazione”.
No ai Mondiali: nel 1970 l’ultimo precedente
La partecipazione a un Mondiale di calcio rappresenta un momento di grande entusiasmo e di grande partecipazione per ogni paese. E’ quindi molto raro che una nazionale decida di rinunciare alla possibilità di disputare la fase finale di Coppa del Mondo e quando è avvenuto molto spesso ha avuto a che fare con ragioni di tipo politico o economico. Uno dei primi rifiuti fu quello dell’Austria che dovette rinunciare alla competizione del 1938 perché poco prima del torneo avvenne l’Anschluss (l’annessione del paese alla Germania nazista) con la nazionale che venne sciolta e alcuni giocatori costretti a giocare nella nazionale tedesca. Nel 1950 a rinunciare furono addirittura tre nazionali: Scozia, Turchia e India. Le ultime due rinunciarono a causa dei costi che furono ritenuti troppo alti, la nazionale britannica invece decise non partecipare dopo essere arrivata seconda al British Home Championship. L’ultimo caso è quello della Corea del Nord, qualificata per i Mondiali del 1970, anche se in questo caso il ritiro avvenne già nelle fasi di qualificazioni. Il paese asiatico, a qualificazione ormai quasi certa, si rifiutò di giocare con Israele per motivi politici e fu escluso dalla fase finale.
Mondiali 2026, gli scenari anche per l’Italia
La decisione dell’Iran di non partecipare ai Mondiali lascia ora la “palla” tra le mani della Fifa. Il regolamento della federazione mondiale del calcio sembra parlare chiaro riguardo la squadra che dovrebbe prendere il posto della nazionale iraniana, con la scelte che dovrebbe ricadere sull’Iraq, che stava preparando i playoff di qualificazione. La “successione” spetterebbe dunque a una nazionale della stessa confederazione della nazione che ha appena rinunciato. E in un effetto a catena a prendere parte ai playoff ci potrebbero essere gli Emirati Arabi Uniti.
Ma come scritto in precedenza, il regolamento presenta anche delle “vie d’uscita” per permettere alla Fifa di prendere in mano la situazione e di fare delle scelte diverse. Il comma 7 dell’articolo 6 infatti sostiene che nel caso di ritiro o esclusione della nazionale, la Fifa ha anche la facoltà di decidere in piena autonomia l’eventuale sostituto. La decisione dell’Iran però mette a rischio anche le possibilità future delle nazionale mediorientale con la Fifa che potrebbe, in virtù di questo rifiuto (anche se piuttosto forzato), escluderla dalle prossime competizioni internazionali.
Cosa c’entra l’Italia in tutto questo? Al momento la risposta giusta dovrebbe essere “niente”. Ma le regole nel mondo dello sport, soprattutto a livello internazionale, sono state spesso interpretate anche in funzione di quello che meglio serve alla competizione in programma. E di sicuro un’Italia fuori dai Mondiali non fa piacere a nessuno. Le prossime settimane saranno fondamentali per capire come e soprattutto quando si muoverà la Fifa.


