la storia di Bargagna e Silvestri

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Tra intuizioni e filosofia: così il duo ha scovato l’attaccante ucraino che sta incantando la Serie B. Ma nella lista ci sono anche Asllani e Fazzini

Il talento di un giocatore è una cosa, essere in grado di fiutarlo un’altra. Si potrebbe riassumere così la storia di Bohdan Popov, la punta ucraina che sta attirando su di sé le attenzioni di club e appassionati. La sua storia si conosce già: classe 2007, quando la Russia a febbraio 2022 invade l’Ucraina è costretto a lasciare la sua Nizhyn e la Gornik Zabrze in cui è tesserato. Poi l’arrivo in Italia e l’esordio in Serie BKT.
Le prime pagine dei giornali incensano il baby fenomeno che tanto piccolo non è, almeno fisicamente, dato i suoi 193 centimetri di pura forza e potenza. Ma come è arrivato Popov a Empoli? E, soprattutto, chi l’ha scoperto per primo? I protagonisti di questa storia sono Federico Bargagna e Matteo Silvestri, rispettivamente il Responsabile del Settore Giovanile empolese e il Responsabile dell’Area Tecnica.

Federico Bargagna: da Asllani a Fazzini, da Baldanzi a Marianucci

Ex giocatore azzurro, Bargagna ha militato tra le fila del settore giovanile empolese nell’epoca in cui esplodevano i vari Montella, Galante, Birindelli e Caccia. Trent’anni dopo è tornato al Castellani come dirigente, dopo una lunga gavetta come Direttore Sportivo tra varie squadre toscane. Il primo incarico di livello risale al 2010 in Eccellenza con la Pistoiese, dove in pochi anni la squadra ottiene la promozione in serie D (stagione 2010\2011) e serie C (annata 2013\2014). Dopo due stagioni al Pisa, nel 2020 arriva la chiamata dell’Empoli nel ruolo di responsabile del settore giovanile. La proprietà Corsi crede infatti in Bargagna, affidandogli la gestione completa di un progetto giovani cominciato tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
E di talenti lanciati nel “calcio che conta” se ne annoverano veramente tanti; è sufficiente citare i vari Asllani, Viti, Fazzini, Baldanzi o Marianucci per rendersi conto della caratura professionale di Bargagna.

“Quando il prodotto del settore giovanile arriva in prima squadra è una vittoria per tutti, dai vari 1responsabili che sono passati di qua negli anni agli allenatori che li hanno allenati, passando per i preparatori che hanno lavorato con loro e per tutte quelle persone che lavorano nell’ombra. Si tratta del completamento di un percorso che in questi trenta e passa anni ha fatto la storia dell’Empoli”, aveva dichiarato lo scorso anno Bargagna ai media locali. Parole che riflettono la mentalità vincente di una società che negli anni è stata in grado di competere ad alti livelli grazie a investimenti fruttuosi sul proprio capitale umano.

La metodologia di Matteo Silvestri

Se ogni Batman ha il suo Robin, allora Bargagna può contare sul lavoro del suo collaboratore Matteo Silvestri. Più che un collaboratore è proprio un’ombra, braccio destro di Bargagna che affianca in gran parte delle decisioni tecniche riguardanti le giovanili dell’Empoli. L’anno scorso ha sfiorato uno scudetto storico con la compagine Under 16, perdendo 3 a 1 contro i coetanei juventini allenati da Claudio Garuso. A Monteboro, il centro sportivo posto sulle colline a sud del centro cittadino, Silvestri dirige minuziosamente uno dei settori giovanili più importanti in Italia. Ma la sua visione e la sua filosofia lavorativa abbracciano aspetti che sovente fuoriescono dal rettangolo verde e sui quali lui stesso insiste particolarmente. Ovvero? “Chi gioca qui deve proseguire gli studi, per tutto l’anno chiediamo le pagelle: chi non ha un comportamento in linea con i nostri valori difficilmente riesce a fare bene in campo” ha detto recentemente Silvestri. Uno statement che riassume una metodologia lavorativa basata sulla cura di ogni singolo dettaglio, forse molto più importanti rispetto ai fondamentali tecnici.

Insomma, il duo Bargagna-Silvestri impreziosisce da anni il nostro calcio. E a Empoli se ne sono accorti molto bene: Bohdan Popov è solo l’ultimo tassello pregiato di un mosaico in continua trasformazione.

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