La Procura della Figc chiede 13 mesi di inibizione per Zappi – Calcio

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La procura della Federcalcio, durante l’udienza davanti al tribunale nazionale federale, ha chiesto 13 mesi di inibizione per Antonio Zappi, presidente AIA, accusato di presunte pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Sei mesi, invece, la richiesta per Emanuele Marchesi, componente de comitato nazionale. Nella prima ora e mezzo la difesa di Zappi, rappresentata dagli avvocati Santoro, Sterratino e Sperduti, ha presentato numerose richieste istruttorie, ma il TFN ha deciso di rigettare le istanze dopo essersi chiuso in camera di consiglio per decidere.

“In attesa della decisione ribadisco di aver sempre agito nell’esclusivo interesse dell’Associazione, perseguendo in modo rigoroso e coerente il mandato di rinnovamento tecnico e organizzativo che gli associati mi hanno conferito nel dicembre scorso”. Lo dice il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, dopo l’udienza al tribunale federale. “Ho operato sempre nel rispetto delle regole e nell’ambito dell’inviolabile autonomia tecnica ed organizzativa propria dell’Aia – ha aggiunto -. Inviolabile perché posta a tutela e garanzia della terzietà e dell’indipendenza degli arbitri, dentro e fuori dal campo. Voglio precisare che non si sta giudicando solo la mia persona, ma l’azione stessa del presidente dell’Aia democraticamente eletto dagli associati, che esercita un mandato tecnico e organizzativo indipendente definito dai Principi Informatori, dallo Statuto dell’Associazione e dalle norme federali”. Zappi poi ha precisato: “Gli atti compiuti nell’esercizio di tale mandato rientrano a pieno titolo nell’autonomia tecnica e organizzativa riconosciuta in via esclusiva ed insindacabile all’Associazione Italiana Arbitri.
    Un’eventuale sospensione o sanzione adottata per l’esercizio di queste prerogative non riguarderà solo la mia persona, ma riverbererà anche sull’autonomia e sull’indipendenza futura dell’Aia nel suo complesso. Questo è un processo che mina i diritti e l’autonomia dell’Associazione, contrapponendoli ad interessi di singoli associati. È quindi mio dovere difendere fino alla fine la mia Associazione, gli associati che mi hanno democraticamente eletto e, più in generale, l’integrità e l’indipendenza degli arbitri all’interno del sistema calcio”.

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