Oltre 40mila firme chiedono l’addio del patron biancoceleste dopo 22 anni. La protesta della Curva Nord si estende fuori dallo stadio e coinvolge anche la politica.
La contestazione contro Claudio Lotito compie un salto di qualità e approda fin dentro i palazzi della politica. Una petizione con oltre 40mila firme chiede al presidente della Lazio di lasciare dopo quasi ventidue anni di gestione. Tra i firmatari compaiono nomi illustri del mondo istituzionale e mediatico. Intanto, la Curva Nord alza il livello dello scontro e coinvolge anche i giocatori. Il clima resta teso nonostante i risultati positivi sul campo dell’ultimo periodo.
La petizione sbarca in Parlamento
La vicenda rimbalza perfino nella chat dei soci del Lazio Club Montecitorio. “C’è una chat molto scherzosa tra di noi sull’argomento“, rivela il deputato FdI Riccardo Zucconi, riferendosi al presidente biancoceleste. Nel gruppo figurano, tra gli altri, Paolo Barelli, Giorgio Mulè e il ministro Francesco Lollobrigida. Tutti amici storici di Lotito, ma ora in evidente imbarazzo per una mobilitazione che ha assunto dimensioni nazionali. La petizione è così diventata un caso politico oltre che sportivo.
Le firme eccellenti e lo sciopero del tifo
Tra le adesioni spiccano quelle di Fabrizio Alfano, dell’ex direttore di Rai1 Mauro Mazza, dell’attuale direttore Day Time Angelo Mellone e del vignettista Federico Palmaroli. Con loro anche Andrea Stroppa e l’ex M5S Alessandro Di Battista. Molti aderiranno allo sciopero in occasione di Lazio-Atalanta, disertando l’Olimpico per ritrovarsi a Ponte Milvio. “Il rapporto è logorato, non si può tornare indietro“, è la linea dei contestatori. Anche davanti alla semifinale di Coppa Italia, la frattura appare insanabile. Nel frattempo, aumentano le voci su una possibile cessione della società.
La Curva Nord attacca anche i giocatori
La protesta del tifo organizzato si fa sempre più dura. Ai microfoni di Radio Laziale, un esponente della Curva Nord ha parlato di gesto d’amore ma ha lanciato anche un avvertimento alla squadra: se i giocatori non prenderanno posizione, “meglio che non vengano sotto la curva a baciare la maglia“. Parole che suonano come una pressione diretta sul gruppo biancoceleste, proprio nel momento migliore della squadra di Sarri. Nel mirino anche il progetto per lo stadio Flaminio, giudicato una distrazione rispetto ai problemi attuali. La società replica rivendicando i fatti e rilanciando con il piano “Lazio 2032”, mentre la spaccatura con una parte consistente del popolo laziale resta profonda.

