Kakhaber Kaladze intervista: “Senza Berlusconi non è più il mio Milan”

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L’ex difensore georgiano, oggi sindaco di Tbilisi: “I rossoneri hanno il dovere di ritornare in Champions. Oggi mi piacciono Pulisic e Maignan”

Marco Guidi

Giornalista

Lo scorrere del tempo gli ha lasciato giusto qualche filo d’argento tra i capelli. Il fisico, invece, è rimasto quello tosto di una volta. Il 4 febbraio 2001 Kakhaber Kaladze esordiva col Milan. “Ricordo benissimo quella partita: vincemmo 1-0 contro la Reggina con un gol di Leonardo e io fui molto soddisfatto della mia prova”. Venticinque anni dopo, incontriamo l’allora difensore georgiano in un hotel del centro di Milano, scelto da Kakha come base per un tuffo nel passato. “Ma qui vengo spesso, è la mia seconda casa. Questa città mi ha dato tantissimo. Arrivai molto giovane e quando sono andato via ero un uomo”. In mezzo, dieci stagioni di vittorie memorabili in maglia rossonera, prima di passare al Genoa e poi darsi alla politica. Oggi Kaladze è sindaco di Tbilisi, ma una sbirciatina al suo vecchio amore la dà sempre volentieri.

 Kakha, è ancora il suo Milan? 

“Ovviamente no, perché non c’è più Silvio Berlusconi. E più in generale è cambiato tutto il calcio italiano. Quando arrivai io, la Serie A era il miglior campionato d’Europa e c’erano top mondiali non solo al Milan, all’Inter o alla Juve, ma anche al Parma, alla Fiorentina, alla Lazio o alla Roma. Oggi c’è molta meno qualità a livello tecnico”.

Beh, lei ha vinto l’ultima Champions nel 2007 con una doppietta di Inzaghi, non certo un prodigio di tecnica individuale… 

“Pippo era incredibile. In allenamento lo prendevamo in giro perché non riusciva a fare dieci palleggi. Però ragazzi, aveva qualcosa d’innato che lo rendeva un attaccante formidabile”.

Il più forte che ha dovuto marcare? 

“Non so, così su due piedi mi viene da dire Ibrahimovic: Zlatan aveva una forza fisica straordinaria e in un derby perso 2-1 mi fece davvero soffrire”. 

Le fa effetto vedere oggi il Milan fuori dalla Champions? 

“E come potrebbe non farmelo? L’ultima giornata del girone è stata uno spettacolo, ma a un certo punto me lo sono proprio detto: “Manca qualcosa”. E quel qualcosa era il Milan. Ha ragione Max Allegri quando dice che ritornare in Champions è un dovere”.

Lo sa che dal 31 maggio non è più l’unico giocatore georgiano ad aver vinto la Champions? 

“Lo so, lo so. Sono stato molto felice per Kvaratskhelia, che conosco personalmente, anche perché suo padre giocava con me in Georgia. È un ragazzo per bene, fin troppo timido, e un giocatore speciale. E poi, per ora, resto l’unico ad aver alzato due volte la Champions (ride, ndr)”.

Sono ancora l’unico georgiano ad aver vinto due volte la Champions

Kakhaber Kaladze

 Torniamo al Milan. Allegri ha riportato il Diavolo nelle zone di vertice, dopo l’ottavo posto della scorsa stagione: è l’inizio della risalita? 

“Molti dimenticano che quando sbarcai a Milano, le cose non andavano benissimo. Il club non vinceva da un paio di anni e la classifica era tutt’altro che buona. Fu decisivo più tardi l’arrivo di Ancelotti in panchina. Pure il Milan di oggi viene da stagioni senza vittorie, ma Allegri sta facendo un gran lavoro: ha riportato la giusta mentalità e i rossoneri sono tornati a giocare da squadra, primo passo necessario per vincere”. 

Osservazione critica: Ancelotti trovò un gruppo di campioni. Il Milan oggi ha grandi giocatori? 

“Come ho detto, la qualità è scesa in generale quindi è difficile fare paragoni. Il segreto del nostro successo non stava, comunque, solo nel livello dei calciatori: il mio Milan era una famiglia, andavamo spesso a cena fuori ed eravamo molto uniti. Questo aspetto ha fatto la differenza”. 

Chi le piace della squadra di oggi? 

“Pulisic ha fiuto del gol, poi facile dire Modric, a dispetto dell’età, che è più vicina alla mia che a quella di molti suoi avversari (ride, ndr). E non dimentico Maignan, uno dei portieri più forti al mondo”. 

“So che in Italia viene molto criticato, ma è fortissimo sia fisicamente che tecnicamente. Lo ritengo un pezzo fondamentale per un Milan che vuole tornare a vincere, senza se e senza ma”.

 C’è un nuovo Kaladze in questo Milan?

“Scelgo Pavlovic, perché è mancino e gioca con il fisico come me. È ancora giovane e deve maturare in alcuni aspetti, ma è sulla buona strada”. 

A proposito di grandi difensori, che effetto le fece 25 anni fa trovare nello spogliatoio Paolo Maldini?

“Dico solo che avevo il suo poster in camera da ragazzino. Quando Shevchenko, che era con me alla Dinamo Kiev, firmò per il Milan, cominciai a tempestarlo di domande su Paolo. Ma sai, finché sei all’esterno non ti rendi conto davvero. Quando arrivai a Milano e lo conobbi, capii il perché era così grande: era una persona umile, eccezionale, prima ancora che un calciatore fenomenale. Mi ha insegnato tanto”.

Visto che è entrato in politica, qualcosa avrà imparato pure da Berlusconi… 

“Certamente. Le racconto un aneddoto: nel 2008 c’era la guerra in Georgia, una situazione tremenda. Io andai da Berlusconi, sapendo la buona relazione che aveva con Putin, chiedendogli se poteva fare qualcosa. Lui lo chiamò davanti a me e poco tempo dopo fu firmata la pace. Silvio per me non è stato solo un grande presidente, imprenditore e politico. Prima di tutto per me è stato un grande uomo”.

È vero che col suo amico Shevchenko avete discusso per la guerra in Ucraina?

“Ne abbiamo parlato più volte. Noi in Georgia abbiamo vissuto qualcosa di simile: la guerra è qualcosa di terribile. Ma la domanda di fondo per me è una: dove ci sta portando tutto questo? Non riesco a trovare una risposta”.



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