Juventus, peggio che con Motta, Allegri e Pirlo ma la colpa è del mercato, rischia anche Comolli

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Dopo 26 giornate i bianconeri toccano il punto più basso degli ultimi 15 anni. Il ritmo è da Europa League e nel mirino finiscono scelte tecniche e dirigenziali.

La stagione della Juventus si sta trasformando in un caso. Dopo 26 giornate di Serie A, i bianconeri hanno raccolto appena 46 punti: un dato che non si registrava da quindici anni. Peggio anche delle annate più complicate dell’ultimo ciclo, comprese quelle guidate da Motta, Allegri e Pirlo. Il problema non è solo tecnico, non tocca più soltanto Tudor e Spalletti: sotto accusa finisce anche il mercato e la gestione dirigenziale.

Mai così male dal 2010/2011

I numeri sono impietosi. Con 46 punti dopo 26 turni, questa è la peggior Juventus dell’ultimo quindicennio. Per trovare un bottino inferiore bisogna tornare alla stagione 2010/2011, quando in panchina sedeva Luigi Delneri e i punti erano 41. Anche nelle stagioni più altalenanti recenti, i bianconeri avevano fatto meglio: 49 con Thiago Motta, 57 con Massimiliano Allegri nel 2023/2024 e 55 con Andrea Pirlo nel 2020/2021. Il confronto certifica un’involuzione evidente.

Ritmo non da Champions

La classifica racconta di una squadra quinta, a un punto dal quarto posto ma con la concorrenza che deve recuperare una partita. La Juventus viaggia a una media di 1,7 punti a gara, proiezione che porterebbe a circa 65 punti finali: troppo pochi per avere la certezza della qualificazione in Champions. Le due sconfitte consecutive e le tre gare senza vittorie hanno frenato la rincorsa. Prima con Igor Tudor e ora con Luciano Spalletti, la continuità non è mai arrivata. Il problema appare strutturale più che episodico.

Mercato sotto accusa, riflettori su Comolli

Se il campo non offre risposte, inevitabilmente l’attenzione si sposta sulle scelte societarie. Il mercato estivo e quello invernale non hanno inciso come previsto, tra investimenti non pienamente ripagati e lacune rimaste evidenti. L’organico appare incompleto in alcuni ruoli chiave e poco equilibrato. In questo scenario finisce nel mirino anche il lavoro del dirigente Damien Comolli, ritenuto tra i principali responsabili della pianificazione tecnica. Senza un’inversione di rotta, il rischio è che il bilancio di fine stagione porti a decisioni drastiche. Le ennesime.

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