Il centrocampista rossonero: “Mi ispiro a Pirlo. Altre offerte dall’Italia? Al mio agente ho detto che avrei giocato solo per il Milan”
Il Milan l’ha voluto fortemente, lui ha voluto fortemente il Milan. Per il lieto fine, però, Ardon Jashari aspetta il giudizio del campo. Il sogno di giocare a San Siro con la maglia rossonera si è avverato, ora c’è quello di vincere trofei con il Diavolo. “Perché io sono un vincente e questo club lo merita”.
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Jashari ha dovuto penare per due mesi tra i saliscendi di una trattativa complicata, quella tra Milan e Bruges. “E’ stata dura, ma avevo dato la mia parola a Igli Tare che avrei fatto di tutto per venire e lui ha fatto lo stesso, promettendomi che si sarebbe battuto per portarmi a Milano. Lo ringrazio, così come ringrazio Ibrahimovic, che mi ha spiegato cosa è questo club. Adesso sono qui e voglio dimostrare chi sono. A casa mia sono cresciuto con due club: il Milan e il Barcellona, per questo sono così orgoglioso”. Ardon ha detto no a diverse pretendenti per il Milan. Anche Juve e Inter? “Ho letto le parole di Piero Ausilio (ds nerazzurro, ndr.) su di me e lo ringrazio, ma anche se altre squadre italiane avessero parlato con il mio agente, io avrei subito chiarito che per me c’è solamente il Milan”.
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Giacca e cravatta, sorriso smagliante e sicurezza in ogni sillaba, Jashari pare molto convinto della sua forza. “Il ct Yakin ha detto che ho grande determinazione? Ho imparato da Xhaka. Noi siamo svizzeri-albanesi, abbiamo nel sangue la voglia di vincere, il fuoco dentro, quella grinta che può fare la differenza per fare risultato”. E quando gli si chiede se non teme l’effetto De Ketelaere, arrivato a peso d’oro sempre da Bruges, senza poi mantenere le attese, non ha paura di rispondere. “L’unica cosa che accomuna me e De Ketelaere è il Bruges. Ma siamo giocatori con ruolo, caratteristiche e personalità diverse. Lui ha la sua carriera, io la mia. La pressione? La sento, ma perché sono al Milan. Lavorerò duramente per diventare un calciatore importante”.
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Chi è l’idolo di Ardon “il milanista”? “Andrea Pirlo. Anche io come lui avevo iniziato da numero dieci, per poi diventare un centrocampista. Io mi vedo come un regista difensivo e lui mi ha ispirato tantissimo, per la personalità e la leadership”. Sul ruolo, però, l’ultima parola sarà di Max Allegri. “Deciderà lui. Come ho trovato il mister? Dopo il primo giorno ho avuto l’impressione che ami stare a stretto contatto con i calciatori, d’altronde lo è stato pure lui. Ma in generale c’è un’armonia incredibile in tutto lo spogliatoio, mi ha stupito. Io sono arrivato da appena una settimana, ho giocato la prima partita dopo due mesi e devo sicuramente crescere. Perché, al di là di tutto, alla fine si tratta di vincere. Voglio vincere trofei qui, è il mio obiettivo”. Con Luka Modric vicino forse sarà più facile. “Incredibile giocare con lui, un Pallone d’oro. Sono molto emozionato dall’opportunità e sono sicuro mi aiuterà a migliorare”.
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