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Italia-Croazia risultato 1-1 a Euro 2024: 1-1 Zaccagni al 98’30” manda l’Italia agli ottavi, ora la Svizzera

June 25, 2024 | by allcalcio.it

Italia-Croazia risultato 1-1 a Euro 2024: 1-1 Zaccagni al 98’30”


Brividi azzurri di felicità

(Alessandro Bocci, inviato a Lipsia)  All’ultimo respiro di una notte nera e maledetta, la piccola Italia riemerge dall’inferno in cui era precipitata per i suoi limiti e le sue colpe: un’azione impetuosa di Calafiori, la scommessa di Spalletti e il tiro a giro di Zaccagni, entrato alla fine, regalano agli azzurri il pari che vale il viaggio a Berlino, come i campioni del 2006, solo che allora era la finale e adesso l’ottavo con la Svizzera, sabato prossimo.

 L’1-1 salva i discepoli di Luciano, che all’8’ di un recupero infinito erano a un passo dalla sconfitta, la seconda consecutiva, come mai nella storia degli Europei. Lo scatto d’orgoglio ci rimette in piedi e ci consente di continuare l’affannoso viaggio, ma il c.t. dovrà meditare molto su questo pareggio. La sua Nazionale resta piccola e involuta. Ha l’anima, d’accordo. Ma non basta. Funziona poco o niente. I vecchi leoni della Croazia si arrendono quando ormai sono convinti di avercela fatta e le lacrime di Modric stridono con la felicità dei nostri, abbracciati in un mucchio selvaggio, compresa la panchina. Siamo salvi per miracolo, il calcio è così.
 
Da premiare solo la reazione, una volta che gli azzurri finiscono sotto. Prima si vede poco o niente: non il gioco, non la passione, neppure l’attenzione. Tenuti in piedi da Donnarumma, come contro la Spagna. La difesa è fragile, il centrocampo lento, l’attacco inconsistente. Retegui non graffia, Scamacca quando entra sbaglia un gol fatto. Ci pensa Zaccagni, finito ai margini: il suo primo gol azzurro è una magia, un lampo nel deserto. La speranza è che questo pareggio, arraffato con i denti e con le unghie, serva a dare la scossa. Perché se l’Italia si ritrova, l’Europeo può ancora regalarle molte soddisfazioni.

Spalletti cambia tre uomini rispetto alla Spagna, ma soprattutto abbandona il 4-1-4-1, provato sino all’ultimo allenamento nel fortino di Iserlohn e passa al 3-5-2, versione conservativa del 3-4-2-1 sperimentato a Empoli contro la Bosnia e anche prima nella tournée negli Stati Uniti. L’obiettivo è avere più compattezza e più rifornimenti per il centravanti. Scamacca, che non aveva brillato, a Gelsenkirchen era stato abbandonato al suo destino. Sorprende che il c.t. modifichi gli orientamenti della vigilia, segno di un tormento interiore o del tentativo, sino all’ultimo, di voler sorprendere la Croazia. Un po’ di sana pretattica. La formazione l’ha tenuta nascosta anche ai giocatori sino dentro lo spogliatoio dello stadio. Così ci prova inserendo Darmian a destra con Bastoni e Calafiori, Di Lorenzo e il recuperato Dimarco corrono (o almeno dovrebbero farlo) sulle fasce, abbassandosi parecchio sino a far diventare la difesa a cinque. Pellegrini, al contrario, dovrebbe alzarsi ma lo fa troppo poco e Raspadori, chiamato a aiutare Retegui, è troppo leggero. L’inizio è terrificante. L’Italia, rattrappita e impaurita, arretra e sbuffa. La Croazia ci prova subito con la saetta di Sucic, deviata dal solito prodigioso Donnarumma. Sembra l’inizio di una serata da incubo, ma il rischio sveglia gli azzurri che piano piano alzano il baricentro, provano a riequilibrare il possesso, cercano di sfruttare gli esterni e di attaccare la profondità. Retegui si muove molto, ci prova di testa e viene anticipato di piede, ma l’occasione, la migliore del primo tempo, nasce sull’asse interista: cross di Barella e inzuccata di Bastoni. Livakovic sventa con un balzo reattivo.
La ripresa, sino alla rete di Zaccagni, è amara come il fiele. Il miracolo di Donnarumma, un gigante sul rigore di Modric (fallo di mano di Frattesi pescato dalla Var), viene cancellato dalla rete dello stesso immortale 10 croato nel giro di un minuto, complice la nostra disattenta difesa. Gigio, tanto per cambiare, compie un mezzo miracolo sulla zampata di Budimir, appena entrato, ma re Luka è solo e bene appostato. L’Italia, senza più niente da difendere, si lancia in avanti. Spalletti, che all’intervallo aveva sostituito lo spento Pellegrini con Frattesi, ci prova prima con Chiesa, poi con Scamacca, infine con Fagioli e Zaccagni. L’ultimo cambio è quello decisivo.



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