Inter, Bergomi rivela perché Marotta fa fatica a comprare all’estero

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Dal modulo dell’era Inzaghi alle novità di Chivu, fino agli investimenti della società nerazzurra: sempre più difficile convincere calciatori di altri campionati

L’Inter e le sue strategie. Nei giorni che seguono la sconfitta nel derby con il Milan, la semifinale d’andata di Coppa Italia con il Como e la cocente eliminazione dalla Champions League, per tifosi e addetti ai lavori sembra essere già tempo di bilanci. Consuntivi che non riguardano soltanto la stagione in corso, la prima con Cristian Chivu in panchina dopo l’era Simone Inzaghi, ma anche la gestione delle ultime sessioni di mercato e la capacità di andare a pescare all’estero calciatori all’altezza di un top club europeo. Punti di vista, opinioni, considerazioni, che chiamano in ballo anche grandi ex come Beppe Bergomi, talent di Sky Sport che ha provato ad interpretare l’operato del presidente Marotta.

L’Inter, il mercato di Marotta e il problema modulo

Complici le mancate partecipazioni alle ultime due edizioni dei Mondiali, il calcio italiano continua ad interrogarsi sulle possibili soluzioni da adottare per cambiare metodologie di lavoro e progredire, rilanciando definitivamente il movimento nostrano. Domande che faticano a trovare risposte e che spesso si crogiolano in magre consolazioni che hanno i contorni di un’oasi nel deserto. Dalla vittoria di Euro 2020, targata Roberto Mancini, alle due finali di Champions raggiunte dall’Inter di Simone Inzaghi, senza dimenticare quelle perse dalla Fiorentina in Conference e le due conquistate dalla Roma di Mourinho, tra Conference (vinta) ed Europa League.

Poi, c’è il futuro. Legato a doppio filo ad un presente che non sembra concedere prospettive. Lo sa bene proprio il club presieduto da Beppe Marotta, reduce da un’annata demolita dal rush finale, in termini di risultati sportivi, e in parte prigioniero di un modo di giocare non condiviso dall’intero panorama europeo. Dai dettami di Inzaghi alle novità di Chivu, sempre nel segno del 3-5-2 ultra-offensivo, ma con caratteristiche ben precise.

E per uno come Bergomi, che l’ambiente Inter lo conosce come le proprie tasche, tutto ciò inizia a diventare un problema, soprattutto all’esterno del terreno di gioco: “L’Inter è andata in finale due volte con Inzaghi perché brava e squadra, ma non perché era la più forte. L’Inter in Italia col 3-5-2 è un riferimento, in Europa però non ci gioca nessuno – ha sottolineato lo “Zio” negli studi di Sky Sport -. Infatti, so che anche quando gli osservatori dell’Inter cercano giocatori in Europa, fanno fatica perché nessuno fuori dall’Italia gioca con quel sistema di gioco. Si tratta proprio di una mentalità nostra, bisogna esprimere un calcio diverso e bisogna farlo dal basso, non solo in Serie A”, ha ribadito Bergomi, con un sottile riferimento a giocatori come Luis Henrique, ancora in difficoltà nel ruolo di quinto a tutta fascia.

Quale modulo usare per fare bene in Europa

E allora il tema modulo ritorna, come fosse un mantra. Non è la prima cosa da cambiare, ma incide, proprio come le idee di un allenatore. Un riferimento da interpretare con le caratteristiche di calciatori ormai in grado di far tutto nel calcio moderno. Anche di andare oltre i numeri e i semplici dogmi.

Necessario un calcio più offensivo, propositivo e, talvolta, più rischioso, secondo Beppe Bergomi: “Le altre squadre in Europa giocano col 4-3-3 e col 4-3-2-1, come minimo davanti hanno tre o quattro giocatori da uno contro uno. Guardate il PSG ieri con il Chelsea: parte con Barcola, Dembelé e Doué, poi mette Kvara, non mette neanche una punta centrale, ma Mayulu. La stessa cosa il Chelsea. È proprio una mentalità italiana, anche in Serie B e in Serie C. Secondo me dobbiamo partire dal basso per cercare di cambiare ed esprimere un calcio diverso. Valverde è un giocatore che esprime un calcio europeo. E noi non lo facciamo“.

L’Inter e la scelta del portiere

A proposito di mercato, l’Inter si prepara a sostituire lo svizzero Sommer e a ritrovare la “scuola italiana”. Il candidato numero uno per i pali nerazzurri è Guglielmo Vicario e questo, ormai, non è più un mistero. Due portieri molto diversi, ma accomunati da uno status che adesso consente di fare scelte forti, anche nei momenti più difficili. Quelle scelte che hanno condannato, al contrario, uno come Tudor, che ha vissuto una serata da incubo al Metropolitano di Madrid.

Il ruolo del portiere è delicato. Io prima di cambiare Vicario anche se mi fa due gare non buone, ci penso mille volte – ha detto Bergomi, tra il mercato dell’Inter e l’esclusione voluta da Igor Tudor in Atletico Madrid-Tottenham -. E penso subito a Sommer, mi viene in mente lui: mi sbaglia un paio di volte, ma gioca lui, è un portiere internazionale, ha esperienza e gestisce. Fatico a condividere la scelta di Tudor”.

Inter, Bergomi rivela perché Marotta fa fatica a comprare all’estero Ansa

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