il tatuaggio, la musica, il ballo e i gol

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Alla scoperta dell’ala brasiliana classe 2002: dalla terza serie alla Champions con lo Sporting, gol decisivi e paragone con Leao. Curiosità e aneddoti

Dalla Bahia all’ombra del Vesuvio. Un tempo c’erano Cané, Careca, Alemao, Luis Vinicio. Oggi i brasiliani al Napoli sono Juan Jesus, David Neres, Giovane Nascimento ed Alisson Santos, l’ultimo arrivato. Un filo sottile che continua ad unire il Brasile a Napoli: talento, fantasia e quella leggerezza ribelle che trasforma il calcio in arte. In questo intreccio si inserisce l’esterno classe 2002, protagonista contro la Roma con la rete del 2-2, arrivato a gennaio al Napoli in prestito oneroso (3 milioni) con diritto di riscatto dallo Sporting. Ma chi è Alisson Santos? Andiamo alla scoperta del giocatore che ieri con la Roma ha incantato tutti.

Le radici: famiglia, sacrifici e identità

Alisson porta con sé un bagaglio fatto di sacrifici, viaggi e culture diverse: dalle spiagge della Bahia, alle esperienze in Africa al seguito del padre Ady, fino alla consacrazione europea con lo Sporting e ora il Napoli.

Cresciuto calcisticamente nel Esporte Clube Vitória, Alisson ha vissuto un percorso tutt’altro che lineare. Il padre, ex calciatore con trascorsi tra Brasile e Tunisia, gli ha trasmesso la passione per il pallone; la madre Aldia, invece, rappresenta il pilastro silenzioso della sua formazione personale.

Il tatuaggio “Tudo Passa” sul collo non è un vezzo, ma una dichiarazione di resilienza per l’infanzia difficile che ha affrontato. Brasiliano con passaporto tunisino, resta in orbita sia per la nazionale nordafricana sia, sogno più ambizioso, per il Brasile.

La gavetta: dalla terza serie alla ribalta europea

Prima della grande occasione, Alisson ha conosciuto la provincia e la fatica. Dopo il Vitória, è passato in prestito al Clube Náutico Capibaribe e al Figueirense Futebol Clube in terza divisione brasiliana. La svolta arriva in Portogallo, con l’União de Leiria: 6 gol in 16 presenze attirano l’attenzione dello Sporting, che lo acquista per poco più di 2 milioni di euro blindandolo con una clausola rescissoria da 80 milioni.

L’esplosione in Champions League

La definitiva consacrazione arriva in Champions League. Pur spesso impiegato a gara in corso, Alisson lascia il segno: gol pesanti contro Olympique de Marseille e Kairat Almaty, fino alla rete al 94’ contro l’Athletic Club al San Mamés, decisiva per l’accesso diretto agli ottavi.

In totale, tre reti determinanti e due assist nella competizione che lo proiettano tra i profili più interessanti della nuova generazione brasiliana.

Il “Surfista”: caratteristiche tecniche e paragoni

In Portogallo lo soprannominano il “Surfista” per la capacità di scivolare tra le linee difensive con naturalezza. Ala moderna, rapidissima nello stretto, ama partire largo ma può accentrarsi o agire alle spalle della punta. Il paragone con Rafael Leão nasce dalla falcata elegante e dall’esplosività, ma Alisson aggiunge una spiccata attitudine a incidere nei momenti chiave. È un giocatore che cambia ritmo alla partita, ideale per spaccare le difese quando gli spazi si aprono.

L’impatto a Napoli con Conte

Il Napoli di Antonio Conte ha scelto il brasiliano per rinforzare il reparto offensivo, complici i tanti infortuni del club e il lungo stop di David Neres, che in parte ricorda come caratteristiche. E proprio l’infortunio di Neres ha spinto i partenopei a cercare un suo ‘clone’ sul mercato. Alisson ha subito lasciato il segno in Italia: rigore trasformato nei quarti di Coppa Italia contro il Como e gol del pareggio, entrando dalla panchina contro la Roma. Segnali immediati di personalità e freddezza con tanto di dribbling e velocità incontenibile nelle falcate lungo la fascia.

Tra musica e ballo

Ieri, durante Napoli-Roma, c’era tutta la famiglia del brasiliano allo stadio, dalla mamma al fratellino commosso per la struttura, l’hospitality ma soprattutto per il boato all’80 per la rete del pareggio. Ma Alisson ama ripetere che, senza il calcio, avrebbe fatto il musicista. In campo interpreta il gioco un po’ come una jam session: improvvisazione, ritmo, estro. Napoli, città di suoni e passione, sembra il palcoscenico ideale per la sua crescita.

Il prestito rappresenta solo il primo capitolo. Se continuerà a incidere con questa continuità, il “Surfista” potrà trasformare il Maradona nella sua nuova onda perfetta.

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