il ritorno al gol dove tutto ebbe inizio

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Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. L’ex Napoli concretizza una operazione nostalgia in salsa abruzzese

Insigne e il Pescara hanno riavvolto un nastro che, in fondo, non si era mai interrotto. “Saremo io e te, per sempre legati per la vita”, il trionfante Sal da Vinci a Sanremo aiuta chi scrive a raccontare una favola reale ambientata nel cuore dell’Abruzzo.

Il mare a far da sfondo, un popolo calciofilo per eccellenza che riempie uno stadio degno delle grandi notti Champions quando si colora di bianco e azzurro. Il cielo è limpido in questo lunedì di inizio marzo dopo l’impresa dei ragazzi di mister Gorgone al cospetto di una big comprovata della cadetteria come il Palermo di Pippo Inzaghi.

Insigne e il mare

“Tu mi piaci, tu mi piaci, tu mi piaci tanto”, il brano di Sayf (a proposito della 72esima edizione del Festival della canzone italiana) descrive al meglio lo stato d’animo attuale della tifoseria del Delfino verso i propri beniamini. La salvezza per il Pescara resta una montagna molto alta da scalare, ma se il buongiorno si vede dal mattino l’innesto di Lorenzo il “Magnifico” può concretamente rimettere la Chiesa al centro del villaggio abruzzese. Sono bastati pochi istanti a Insigne per accendere la platea dello stadio Adriatico. In rapida successione un sombrero, un tunnel e un gol di fino hanno scatenato la gioia troppe volte negata alla gente biancoazzurra. Quella maglia, d’altronde, è cucita sulla pelle per il fantasista partenopeo. Azzurro come il Napoli, il mare come il capoluogo campano, il calore del popolo come succedeva al Maradona quando l’artista del pallone indossava i gradi di capitano a Fuorigrotta.

Il mentore boemo

Il “C’era una volta” della favola Insigne-Pescara risale all’estate del 2012. Il giovane Lorenzo è una promessa del calcio italiano ancora acerba. Tutti conoscono le doti da giocoliere di quel folletto nato all’ombra del Maschio Angioino il 4 giugno 1991, ma il ragazzo deve ancora maturare quella naturale gavetta necessaria per spiccare il volo verso nobili lidi. Il nome di Insigne balza sui taccuini dei talent scout di mezza Italia fin dagli albori nella scuola calcio dell’Olimpia Sant’Arpino. Il Napoli non perde la chance di accogliere a Castel Volturno questo gioiellino. Lorenzo completa brillantemente la trafila del vivaio partenopeo a suon di gol, assist e dribbling ubriacanti. Nel 2010 giunge il momento dei primi prestiti in Serie C. In principio sarà Cava de’ Tirreni fino alla successiva estate. Da lì l’enfant prodige viaggia alla volta di Foggia. Il direttore sportivo Pavone considera Insigne ideale per la giostra comandata da un certo Zdenek Zeman. L’incontro è folgorante tra i due con il team pugliese che sfiora l’accesso ai playoff per la B con il tandem Insigne-Sau capace di duetti fantasmagorici. Il ritorno alla base azzurra è inevitabile a fine stagione, ma il rapporto con il mister boemo resta strettissimo. A quel punto si fa avanti il Pescara del Presidente Sebastiani. Il patron per la guida tecnica ha chiamato al capezzale del Delfino proprio “Sdengo”. Il trainer di Praga chiede espressamente Lorenzo per rendere la sua truppa una macchina pirotecnica. A centrocampo c’è già il genietto Verratti ad inventare e per la veste di bomber arriva Ciro Immobile. Quell’annata, 2011-2012, sarà una marcia sensazionale per il Pescara con trame esaltanti e prestazioni sontuose senza soluzione di continuità. Sì, la favola è cominciata all’Adriatico e il cerchio ora si è chiuso.

L’Everest da scalare oggi

L’Everest del Pescara di oggi si chiama salvezza. Al 2 marzo 2026 la classifica della Serie B vede gli abruzzesi ultimi a quota 21 con quattro lunghezze di distanza dalla zona playout e otto dall’attuale quota per la permanenza diretta in cadetteria. In 27 turni di campionato disputati i biancoazzurri hanno racimolato solo 4 successi, registrando 9 pareggi e ben 14 sconfitte. Al momento sono 32 le reti messe a segno dagli abruzzesi contro le 52 incassate. Nelle ultime 5 apparizioni il Delfino ha messo in bacheca tre scivoloni e 2 convincenti vittorie. “I have a dream” gridava Martin Luther King. Per finalità decisamente più banali e terrene, comunque rilevanti sotto certi aspetti, il Pescara immagina l’impresa senza timori reverenziali. Si può fare, insomma. Il 2-1 ai danni del titolato Palermo ha aperto scenari impensabili solo qualche settimana fa. Lorenzo Insigne ha esultato al minuto 55 e ha tutta l’intenzione di replicare i sorrisi in gol anche nelle prossime giornate. Incombe un turno infrasettimanale con la truppa di Gorgone impegnata mercoledì sera sul terreno in teoria proibitivo del Frosinone di Alvini allo Stirpe. Il futuro del Delfino, con il “Magnifico” a disegnare calcio, non è più un tunnel nero senza via d’uscita. Il popolo abruzzese può finalmente tornare a cantare a squarciagola “Gente di mare”, con l’auspicio che la nave arrivi in porto con la Serie B ancora a bordo. Magari un giorno rivedremo la coppia Insigne-Verratti dialogare con sapienza tecnica sul manto erboso per regalare al Delfino nuove e solide realtà. I sogni son desideri.

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