
L’ex numero 10 della Sampdoria ha parlato, in esclusiva ai nostri microfoni, del momento dei blucerchiati e del cambio in panchina, con possibilità di uno storico rientro di Roberto Mancini
Una ripartenza obbligata, dovuta alle innumerevoli difficoltà dell’ultimo periodo che sembrano riportare alla luce spetti mai sopiti di un recente nefasto passato: la Sampdoria si trova ad affrontare il suo sesto cambio in panchina in due anni, con Lombardo subentrato alla coppia Gregucci-Foti, e un finale di stagione alquanto scoppiettante.
Negli ultimi giorni, tuttavia, sono rimbalzati una serie di possibili nomi per sostituire i due allenatori esonerati.
Tra questi non sono mancati nostalgici richiami ad un passato glorioso, su tutti Beppe Iachini, protagonista della promozione della stagione 2011/2012 e un ben più blasonato Roberto Mancini, la cui figura rimanda alla più bella stagione della storia blucerchiata.
Nonostante tutto, durante la prima comparsa di Popeye, ricordando lo storico appellativo attribuito ad Attilio Lombardo nel corso della sua carriera da calciatore, ha raccolto un punto preziosissimo contro la capolista Venezia, che potrebbe consolidare il proprio ruolo, allontanando possibili ulteriori capovolgimenti di fronte, e dare morale dopo una serie di prestazioni negative.
A parlarci della sua Sampdoria è stato uno dei grandi protagonisti del passato della squadra genovese, nonché uno degli idoli storici della tifoseria: Francesco Flachi, storico numero 10 degli anni 2000 e terzo miglior marcatore della storia del club. L’ex attaccante toscano ha dato la propria opinione, in esclusiva ai nostri microfoni, sul cambio in panchina, con le diverse opportunità correlate, e sull’incandescente finale di campionato dei blucerchiati.
Flachi: “Il ritorno di Mancini sarebbe bellissimo, ma in campo ci scendono i giocatori”
Che parere dà all’approccio della prima Sampdoria di Attilio Lombardo vista contro il Venezia?
“Molto onestamente non ho visto nulla di diverso. Sicuramente è stata una partita difficile, in un momento non facile, contro una grande squadra, sia per quantità che per qualità, nonché prima in classifica. Andava giocata una gara sporca e così è stato. Penso che questo punto possa dare morale per affrontare le prossime due partite, dove, almeno sulla carta, la Sampdoria può far bene”.
Attilio Lombardo è l’uomo giusto per arrivare ad una salvezza tranquilla?
“Lo scorso anno, nonostante tutto, c’è riuscito. Perché non provarci anche quest’anno? Poi bisogna aggiungere che, per quanto l’allenatore sia importante, in campo ci scendono i giocatori. Alla fine sono loro i veri protagonisti”.
Nei giorni scorsi c’è stato un gran vociferare attorno ad un possibile ritorno in blucerchiato di Roberto Mancini, qual è il suo punto di vista sulla questione, cosa pensa che ci sia di vero e come lo vedrebbe, in questo momento, su una panchina come quella della Sampdoria?
“Non saprei dare una risposta a questo. Mancini lo vedrei sempre bene sulla panchina della Sampdoria, in qualsiasi momento. Per me sarebbe una cosa bellissima e penso che lo sarebbe per tutta Genova e i tifosi blucerchiati. Tuttavia, bisogna anche dire che Mancini è un allenatore molto importante dietro il quale deve esserci un progetto altrettanto grande. Parliamo di un ex commissario tecnico della Nazionale, con il quale ha vinto l’Europeo, nonché vincitore di tanti scudetti in diverse parti del mondo”.
Flachi: “Pafundi ha qualità, ma deve capire che il calcio è un gioco di squadra”
Tra i calciatori arrivati a gennaio c’è stato qualcuno che le è piaciuto di più?
“Spero che da qui alla fine possano fare tutti di più. Al momento, se devo fare un nome, il più determinante è stato Begić. Mi auguro che Esposito e Brunori possano prendere in mano la squadra e fare la differenza, grazie alla loro esperienza e qualità, e portare la Sampdoria alla salvezza”.
C’è un’incognita nella Sampdoria che è Pafundi, sicuramente molto meno continuo e poco utilizzato.
“Se gioca poco è perché dietro c’è sicuramente qualche motivazione. Il ragazzo ha delle qualità, ma deve capire che il calcio è fatto di undici giocatori in squadra e non da soli. Ogni volta che è subentrato, soprattutto come atteggiamento, non ha avuto un impatto positivo. Quando capirà che il singolo è meno importante del collettivo allora le sue qualità verranno fuori”.
Cosa si aspetta dalle prossime uscite della Sampdoria?
“Sta tutto ai giocatori. Sono loro a dover determinare il futuro. Me lo auguro, perché passare un altro anno così è difficile, sia per la società che per i tifosi. Spero che queste partite allontanino la Sampdoria da questa spiacevole situazione di classifica”.
