L’argentino confessa di aver dovuto prendere farmaci prima di ogni gara dopo due operazioni a 25 anni che avrebbero dovuto fargli smettere di giocare
Erik Lamela dice addio al calcio giocato. Dopo una sola stagione in Grecia, nell’Aek Atene, e a soli 33 anni, l’ex fantasista della Roma ha concluso la sua carriera da calciatore. L’argentino si era trasferito ad Atene la scorsa estate, dopo essersi svincolato dal Siviglia: con il club greco ha collezionato 31 presenze, sei gol e tre assist. Il suo tecnico era Matias Almeyda, con il quale aveva giocato insieme al River Plate.
L’ex centrocampista della Lazio, che il prossimo anno allenerà il Siviglia gli ha offerto un posto nel suo staff tecnico. Lamela tornerà al Siviglia e inizierà la sua avventura da vice del tecnico argentino.
L’interesse del Napoli
Aveva appena 20 anni quando si parlava di lui come di un nuovo fenomeno: se ne innamorò anche il Napoli, salvo poi desistere dall’acquisto (“Lamela non è matura”, disse De Laurentiis che provò a prenderlo anche successivamente) ma la sua carriera è stata caratterizzata da troppi alti e bassi. Nel suo messaggio d’addio sui social il giocatore rivela per la prima volta una serie di problemi che ne hanno frenato l’ascesa, come il fatto che a 25 anni era stato vicino a lasciare il calcio dopo un intervento chirurgico a entrambe le anche e che assumeva pillole prima di ogni partita.
Il post struggente di Lamela
Lamela ha spiegato di aver dovuto sottoporsi a “innumerevoli iniezioni” e trattamenti per prolungare la sua carriera: “Ciao a tutti. Voglio comunicarvi che ho preso la decisione di porre fine alla mia carriera professionistica. È una decisione a cui ho pensato a lungo e, beh, finalmente è arrivato il momento. Per chi non lo sapesse, ho avuto problemi all’anca. Sono iniziati 11 anni fa e nel 2017 sono stato operato a entrambe le anche, la sinistra è stata la più colpita. È stato un anno difficile, ero molto spaventato… Pensavo che potesse essere la fine della mia avventura nel calcio, e avevo 25 anni. Dopo che gli interventi sono andati bene, mi hanno dato altri quattro anni di carriera.
Le pillole prima di ogni gara
Mi avevano detto che le cose sarebbero peggiorate col tempo, ed è quello che sto vivendo ora. Con molti sacrifici, ore passate con i fisioterapisti, esercizi di potenziamento in palestra, infinite iniezioni e trattamenti, sono riuscito a giocare più del doppio del tempo. Certo, è stato uno sforzo che solo chi mi è stato vicino conosce veramente. Niente è stato facile. Avere dolore, giocare e allenarsi con disagio è diventata una parte normale della mia vita quotidiana. Prendo pillole prima di ogni partita da cinque anni per poter competere in condizioni migliori, iniziando con la dose più bassa e recentemente prendendo la dose massima due giorni prima della partita per essere pronto.
Oggi ho deciso di porre fine a tutto questo; Oggi finisce tutto questo sforzo. Quest’anno è stato molto difficile per me andare a tutte le partite, allenarmi in bici e in palestra. Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare pubblicamente Matías Almeyda per avermelo permesso, e i miei compagni di squadra per averlo accettato. Quest’anno le cose sono cambiate. Non hanno accettato il mio modo di allenarmi, e lo capisco perfettamente, ed è per questo che ho stretto un accordo con il club per concludere in bellezza. In questo modo, tutto questo è finito. Ho la tranquillità di essere arrivato fino in fondo e di non aver risparmiato nulla.
Il ringraziamento di Lamela
Grazie al calcio, ho imparato cosa significa salire su un aereo. Ho conosciuto paesi, culture, religioni diverse… Ho visto luoghi e vissuto momenti che non avrei mai immaginato. Voglio ringraziare tutti i club in cui ho giocato per aver creduto in me e avermi aperto le porte dei loro paesi. Al River Plate, che è stato quello che mi ha formato, dandomi tutto, dal cibo alla scuola. Non dimentico nulla; ricordo chi mi ha aiutato.
Questo viaggio sta per finire. Mi sono divertito molte volte e altre volte meno, ma il calcio mi ha senza dubbio insegnato a essere una persona più forte e a non mollare mai. Una parte di me è triste perché non giocherò più a livello professionistico. Scendere in campo, alzare la testa e vedere la gente, festeggiare un gol, lottare per un pallone… è una scarica di adrenalina che difficilmente ritroverò mai più nel mio corpo. Lasciare alle spalle ciò che mi appassiona e ciò che ho fatto per quasi tutta la vita.
Un’altra parte di me si sente sollevata. Oggi mi sto liberando dal pesante fardello di dover essere lì a ogni partita, indipendentemente dalle mie condizioni. Dovendo concentrarmi nonostante il dolore e sapendo che uno stadio gremito è pronto a sfidarmi su ogni pallone. Ci sono abituato, ma d’ora in poi mi prenderò cura della mia salute.
Grazie, calcio, per tutto quello che mi hai dato e, naturalmente, grazie a tutte le persone che mi hanno sostenuto in tutto questo tempo, e soprattutto a coloro che si sono divertiti a vedermi giocare! Grazie, River Plate, Roma, Tottenham Hotspur, Siviglia e AEK, avrete sempre un posto nel mio cuore.