I bianconeri sono a -4 dalla Roma, che nel prossimo turno incontreranno all’Olimpico dopo il ritorno col Galatasaray. E se si confronta la scorsa stagione con questa…
A Luciano Spalletti non piacciono i numeri, soprattutto quelli freddi che incastrano il contemporaneo calcio fluido in rigidi moduli bidimensionali, ma a tre quarti di questo febbraio nero come la pece i numeri cominciano a piacergli ancora meno. Senza pietà, adesso, raccontano come la Juventus 2025-26 si stia pericolosamente avvicinando a una stagione fallimentare, descrivono il suo rendimento altalenante e ne immortalano gli inciampi e le fragilità. Così, di fatto, non si può ignorare la discrepanza tra le ambizioni e la cruda realtà, tra gli obiettivi e l’andamento zoppicante che ne ha già fatto fallire uno – la Coppa Italia –, rischiando di far naufragare anche i due più importanti: il quarto posto in Serie A (lontano quattro punti) e la Champions League. È vero, l’ex commissario tecnico è salito sul treno bianconero in corsa a fine ottobre e diversi passi falsi risalgono ai mesi precedenti, ma da allenatore della Signora lui sa che risponde della fotografia di squadra attuale. Per esempio: un pareggio e quattro sconfitte nelle ultime cinque partite con una media di tre gol subiti per match, eliminazione ai quarti di finale di Coppa Italia, cammino europeo quasi compromesso e quinto posto in campionato con traiettoria discendente.
Dietro a Thiago
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Stringendo ora lo zoom sulla Serie A, il rischio reale è che – a posteriori – questa stagione possa essere ricordata come una delle peggiori della gloriosa storia della Juventus. Il termine di paragone più efficace può banalmente essere con l’annata 2024-25 universalmente considerata insufficiente a livello di risultati, sotto gli standard bianconeri. A questo punto del campionato, però, Thiago Motta aveva tre punti in più di quanti ne hanno accumulati Igor Tudor e Spalletti, aveva segnato lo stesso numero di reti (43 in 26 giornate) e ne aveva incassati cinque in meno (21 contro 25). È vero, aveva pareggiato la metà delle partite – 13 -, ma ne aveva persa solo una, mentre quella di sabato in casa contro il Como è stata la sesta della Signora nella Serie A 2025-26. Il piatto piange, senza dubbio, e se il tecnico italo-brasiliano era stato sollevato dall’incarico per la penuria di risultati, dopo 26 turni di campionato la Juventus attuale viaggia a un ritmo addirittura peggiore.
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Precedenti da brividi
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Il calendario non aiuta, è vero, e alla fine di questo febbraio nero la Signora avrà già archiviato gli incroci stagionali con Napoli, Inter, Lazio, Como e Roma: Spalletti ha ancora tre mesi di stagione a disposizione e può risalire la china, ma le proiezioni attuali disincentivano i moti d’ottimismo. Dopo 26 giornate di campionato la Juventus non registrava così pochi punti dai 41 ottenuti nella stagione 2010-11 – quindi ovviamente prima dei filotti di Antonio Conte e Massimiliano Allegri – e la traduzione è che i tifosi bianconeri sono di fronte al peggiore parziale degli ultimi 15 anni. A fronte di questi numeri, il mondo Juventus si interroga su più livelli sulla strada intrapresa e sui prossimi passi. L’1,82 di media punti di Spalletti suggerisce che al suo ritmo il tecnico di Certaldo avrebbe superato i 69 punti in classifica (Tudor era partito con una media di 1,50 con proiezione a 57), ma ora non è il momento di addolcire la pillola. Alla Continassa adesso l’intenzione è di superare le sabbie mobili delle sconfitte, gli infortuni e le squalifiche e soltanto così – facendo possibilmente risultato contro il Galatasaray dopodomani e a Roma domenica -, Luciano potrà tornare a firmare una tregua con i numeri. Non gli piaceranno mai, forse, ma attraverso i risultati del campo può almeno costringerli a raccontare di una Juventus in crescita, dal futuro luminoso. Quando Spalletti ha firmato era conscio di accettare una sfida complessa: ora è tempo di affrontarla anche nei suoi più taglienti spigoli.
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