Nel derby hanno più da perdere i nerazzurri che dopo l’eliminazione in Champions devono legittimare il primato e c’è una maledizione da sfatare
A Roma è più sentito e dura settimane, a Genova è una sorta di Palio di Siena, a Torino è più light ma sempre intenso ma il derby più nobile è quello di Milano. Domenica sera le luci si accenderanno a San Siro per Milan-Inter, tornato ad essere scontro d’alta classifica che vede come spettatori interessati anche tutti i club in lotta per un posto nelle coppe. Sulla carta il gap è forte: i nerazzurri in classifica hanno 67 punti, 10 in più dei cugini, eppure l’impressione è che abbia da perdere più l’Inter che il Milan dalla sfida. Vediamo perché.
Come arrivano le due squadre al derby
Il Milan ha vinto l’ultima di campionato a Cremona (2-0 ma con due gol nel finale) e nelle ultime 6 partite ha ottenuto 3 vittorie (anche a Pisa e Bologna), 2 pareggi (in casa col Como e all’Olimpico con la Roma) e una sconfitta, a San Siro col Parma (con gol contestato nel finale). L’Inter è reduce dallo scialbo pari senza reti col Como in coppa Italia e nelle ultime 6 partite ha racimolato oltre allo 0-0 del Sinigaglia 3 vittorie (con Genoa, Lecce e Juventus) e due sconfitte (entrambe in Champions col Bodo Glimt).
La maledizione del derby
Per l’Inter ultimamente il derby è diventato una vera maledizione: dopo averne vinti 5 di fila con Inzaghi tra Champions League, Supercoppa Italia e campionato non riescono più a battere il Milan da quasi due anni. L’ultimo successo dell’Inter contro i rossoneri risale all’aprile 2024: da allora, in sei derby giocati tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa, sono arrivati solo due pareggi e ben quattro sconfitte. Nelle ultime due sfide, ovvero la semifinale di ritorno della Coppa Italia nella scorsa stagione e la gara dell’andata vinta per 1-0 dai rossoneri, l’Inter non è neppure riuscita a segnare.
Perché Chivu rischia di più
Tutti danno l’Inter con lo scudetto in tasca da tempo e l’impressione netta è che quest’anno non ci siano rivali all’altezza ma un tricolore macchiato dall’eliminazione in Champions, dalle polemiche per il caso-Bastoni e da due derby persi in stagione avrebbe un sapore amarognolo. E’ vero che Allegri perdendo riaccenderebbe la lotta per il secondo posto ma paradossalmente rischia meno, visto che affronta la prima della classe e considerando che sta facendo quasi miracoli con una rosa inferiore a quella delle altre big, senza un vero centravanti e con tanti giocatori (Estupinan, De Winter, Athekame, Gimenez e Fullkrug solo per citarne alcuni ma anche Pavlovic, Ricci e altri ancora) che non giocherebbero titolari in nessuna delle altre squadre rivali.
Cosa è cambiato nell’Inter
A determinare un cambiamento netto nel cammino, nell’umore e nel giudizio sulla stagione dell’Inter è stata la partita (pur vinta) con la Juventus. Quel 3-2 tra le polemiche nel giorno di San Valentino è stata una svolta, paradossalmente in negativo. Chivu, che fino a quel momento si stava distinguendo non solo in campo con l’ottima gestione della rosa, un turnover intelligente, la rivitalizzazione di alcuni giocatori come Zielinski e il coraggio nel lanciare i giovani come Pio Esposito e Thuram, è scivolato sulla buccia di banana Bastoni, prendendo le difese del suo difensore (“non ha simulato”) e colpevolizzando Kalulu.
In pochi minuti è crollata l’immagine di gran comunicatore, di allenatore saggio che non perde la calma. E da lì è andata sempre peggio: è arrivato il secondo ko in Champions col Bodo. Una mazzata pesantissima. Al tecnico rumeno sarebbe bastato arrivare agli ottavi per fare più o meno come Inzaghi al primo anno in nerazzurro (Supercoppa, coppa Italia, ottavi di Champions e secondo in campionato) ma uscire subito in Champions ha riportato i nerazzurri indietro di quasi 15 anni, senza contare il ko col Bologna nella semifinale di Supercoppa.
Il nervosismo di Chivu
Chivu ha iniziato allora a perdere il timone: va ripetendo dopo ogni partita che la sua Inter non viene giudicata con oggettività e si lamenta che viene criticata ingiustamente. Ha iniziato a lanciare anche lui frecciate ai colleghi e sembra combattere contro i mulini a vento. Un altro derby perso potrebbe essere la mazzata finale.
La tranquillità di Allegri
Di contro c’è la seraficità di Allegri che solo in panchina a volte dà in escandescenze ma resta sempre o quasi impassibile nelle conferenze. Va ripetendo dall’inizio della stagione che l’obiettivo è il quarto posto (raggiungibile anche perdendo il derby), che a marzo si decide tutto, tutela giocatori e ambiente con serenità, sta recuperando il miglior Leao (numeri alla mano non ha mai segnato tanto) e si sta arrangiando con una rosa che presenta diverse lacune. Insomma nel derby chi rischia di più sembra davvero essere Chivu e voi che ne pensate?
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