Il calcio del tecnico nerazzurro segue una filosofia sicuramente meno difensivista rispetto a quella di Max, ma le vittorie dell’Inter mettendo il “musetto davanti” sono tutt’altro che poche
Cristian Chivu si intende più di football che di ippica, ma saprà cosa vuol dire piazzare il “musetto davanti” e prendersi tre punti. Il “corto muso” allegriano – e anche “chivuiano” – si traduce con vincere le partite con un gol di scarto. Contro l’Udinese è andata così, ma anche contro Atalanta, Lecce, Genoa, Verona, Roma, Sassuolo e Kairat Almaty in Champions.
un gol di scarto
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Il cortomusismo di Chivu colpisce e merita un focus. L’allenatore nerazzurro ha dimostrato di saper vincere anche le partite sporche, difficili, magari mettendo dentro un difensore in più per tenere alta la guardia sulle palle alte. A Udine ha inserito De Vrij al posto di Lautaro a tre minuti dalla fine per blindare i tre punti e contenere i friulani, pronti a sgomitare in area per buttarla dentro. Nell’ultimo quarto d’ora, invece, ha buttato dentro Acerbi al posto di Carlos Augusto per lo stesso motivo. L’aveva fatto anche a Parma, prima del 2-0 di Thuram, e anche lì per salvaguardare un risultato quasi in cassaforte. Stesso discorso a Genova, con De Vrij al posto di Zielinski al novantesimo, e a Bergamo, con Diouf dentro per Lautaro. Cinismo.
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imparare sbagliando
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Postilla: Chivu ha vinto otto partite con un gol di scarto, ma la sua Inter è la squadra con più reti segnate in campionato, quella con la media di gol a partita più alta, con più gol attesi a partita, quella con più angoli e più cross. I nerazzurri creano più di tutti, ma sono anche in grado di portare a casa partite ostiche dove si possono perdere due punti nell’ultimo quarto d’ora. L’anno scorso l’Inter ha buttato via partite già chiuse per gol segnati negli ultimi 15’. Vedi la rovesciata di Orsolini a Bologna o il gol di Pedro in Inter-Lazio, decisivo ai fini dello scudetto, ma anche il guizzo di Mukiele contro il Bayer o il gol di Leao nel derby di Supercoppa. Un vizio pagato anche quest’anno, da Adzic a Gimenez. Sbagliando si impara.
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