Non cercate la normalità nel mondo di mister José Mourinho. Passano gli anni (da pochi giorni ne ha compiuti 63), i capelli si sono fatti bianchi, ma lo “Special One” resta l’unico allenatore che, visto all’opera in uno dei suoi momenti di lucida follia, può valere da solo il prezzo del biglietto.
Hanno avuto la fortuna di viverne uno i 60mila che affollavano lo Estádio da Luz di Lisbona. Una di quelle occasioni che fanno dire “io c’ero”. Trama del thriller: minuto 98 della sfida Champions al Real Madrid. Il Benfica vince 3-2, ma non basta. La differenza reti lo condanna all’eliminazione. Ne servirebbe un’altra per accedere agli spareggi. Avrebbe anche l’effetto di escludere gli spagnoli dalle otto promosse direttamente agli ottavi.
Ed ecco l’illuminazione: dalla panchina Mourinho si sbraccia. Ce l’ha con il suo portiere, Anatoliy Trubin. Lo incita a correre nell’area del Real. Il gigante ucraino (é alto due metri) obbedisce. Non sa che sta per diventare l’eroe della serata. E quando, di testa, batte il collega Courtois viene giù lo stadio, mentre i compagni lo sommergono.
Poi, a freddo, la dedica al suo Paese martoriato: “Per l’Ucraina. Per chi sa lottare fino alla fine”, scrive sui social il nazionale, 24 anni. Ed emerge il ricordo della sua prima volta in Champions, con la maglia dello Shakhtar di Donetsk, sua città natale nella regione del Donbass, ormai distrutta dai combattimenti.
Un successo per 3-2 proprio in casa del Real, nell’ottobre 2020. “(Più di) cinque anni fa: il mio debutto in Champions League. Contro il Real Madrid. Il calcio ha il senso del tempo”.
A fare le spese dell’exploit di Trubin é anche il Marsiglia di Roberto De Zerbi che, complice il 3-0 incassato a Bruges, saluta la Champions. Ma il gesto tecnico del portiere goleador, degno del miglior centravanti, non sarebbe stato possibile senza l’intuizione di Mourinho.
Il portoghese, messa rapidamente da parte la gioia – il primo che incrocia é un raccattapalle e lo stritola in un abbraccio – non ha esitato a presentare il conto ai ‘nemici’: “Questa è stata una serata storica, ma ora chiedo rispetto, per il club e per i giocatori. L’unica cosa che chiedo a certe persone – ha ironizzato rivolto ai critici – é di non suicidarsi, di non buttarsi dai balconi.
Il Benfica perderà di nuovo e torneranno a ucciderci…”, ha scandito, in una serata dalle forti emozioni: “Pensavo di aver visto tutto nel calcio, ma alla fine non era così”. Il successo sul ‘suo’ Real – allenato dal 2010 al 2013 – ha un sapore speciale.
Sull’altra panchina sedeva Alvaro Arbeloa, che Mourinho ha avuto durante l’avventura con i blancos. “Ricordo di aver vinto o perso all’ultimo minuto, mi è successo diverse volte, ma questa situazione è stata unica. Bisognava correre rischi – ha aggiunto l’ex tecnico di Inter e Roma -, potevamo prendere il 3-3, ma anche segnare e passare il turno. Battere il Real ha sempre un peso importante, ma questa è una vittoria fondamentale dal punto di vista economico e del prestigio. Perché Trubin é andato avanti? Non siamo una squadra molto forte nel gioco aereo, ho mandato a saltare il più alto”. Semplice, no? Ma solo se sei lo Special One
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

