Calciomercato Napoli: il no di Victor Osimhen all’Al Hilal, vuole Premier o Psg

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Victor vuole restare in Europa: Premier o Psg. Senza soluzione rapida, dovrà andare in ritiro dal 15 luglio

Antonio Giordano

Collaboratore

Pensavate fosse amore e invece (inaspettatamente) era un calesse, per un viaggio surreale nelle più sciccose strade del mondo. Da Napoli a Istanbul è stato un attimo – ma di lucida follia – un volo leggero su una rotta magica: e però ora ch’è finita, con gli ori che fanno pendant col caschetto biondo, ciò che resta di quest’anno è il solito, insopportabile, retrogusto marcio, perché ogni limite ha una pazienza. Il re (praticamente un ex) Victor Osimhen ormai è nudo e però con quelle sue smargiassate che hanno rotto gli equilibri e pure quella fusione fatata, il Napoli e De Laurentiis dovranno continuare a conviverci in un limbo in cui il compromesso diventerà arte. Ci sono 75 milioni di buoni motivi per mettersi una maschera e recitare con un filino d’ipocrisia sulle guance: i contratti a volte diventano lacciuoli e per non bruciarsi il capitale calcistico – avendo largamente demolito quello umano – tra Adl e Osimhen si continuerà a far buon visto e cattivo gioco. Per adesso, e va così dall’estate del 2023, (il post scudetto di Spalletti) non è ancora il caso di far volare gli stracci, di servirsi un menu freddissimo e attendere che passi questa insopportabile nottata, dopo il no a ripetizione all’Al Hilal e quella fumata nera in cui c’è finita una fortuna per chiunque, anche per VO9 ci mancherebbe. 

Fatti e misfatti

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Victor Osimhen arriva a Napoli nell’estate del 2020, quella del Covid, annunciato a Capri, dentro un affare in cui compaiono e spariscono anche giovanotti per modulare lo scambio: in sintesi, e in soldoni, al Lilla vanno 49 milioni cash, al nigeriano un quinquennale da 4,5 milioni con un bel po’ di bonus e in Procura, poi, ci finirà l’incartamento per capire cosa c’entrino Liguori, Manzi e Palmieri. Le favole esistono fino a quando non compare il lupo cattivo, che non si sa mai da quale parte stia, però il Napoli, nel 2023, dopo aver vagheggiato un ‘duecentino’ per concederlo al Psg, cerca di trovare un’intesa utile per sfuggire al cappio dello svincolo a parametro zero: è un braccio di ferro che va in onda nel ‘bello’ (bello?) di una diretta praticamente quotidiana, con colpi di scena che si concludono poco prima di Natale 2023, quando si allestisce una specie di pacco dono, rinnovo fino al 2026, 11 milioni lordi a stagione e opzione (costosa, chiaramente) in favore del Napoli che fronteggi eventuali difficoltà di cessione in quella finestra così ampia eppure strettissima con ulteriore aggiornamento sino al 2027. Ops, dimenticavamo: 75 milioni per andarsene, ma solo all’estero. Osimhen diventa, per scelta, un separato in casa, fa quel che sa (17 gol), contribuisce al ‘fallimento’ di quel Napoli, s’accorge che Adl ha detto di no ai 200 del Psg per averlo con Kvara, vuole la Premier e quando intuisce che può star fermo, il 4 settembre 2024 accetta il Galatasaray in comodato d’uso gratuito: prestito da restarci secchi. Ma il bomber sa danzare sulle acque del Bosforo, ne fa 37 in 41 partite, vince, ritrova gli arabi dell’Al Hilal, se ne infischia dei 35 milioni per tre anni, fa saltare il banco di Adl e i 75 garantiti. 

Prigionieri

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E comunque, qui si fanno prigionieri a questo punto: lo è il Napoli, consapevole che bisognerà liberarsi di questo ingombrante e ammaliante centravanti, perché un ‘bagno’ di 75 milioni non è consentito neppure al più spregiudicato tycoon; ma lo è VO9 al quale qualcuno del suo sterminato entourage avrà ricordato che il 15 luglio, in assenza di operazioni definitive dovrà presentarsi a Dimaro-Folgarida da Antonio Conte, a meno che non invii un certificato medico. A Riad non disperano e tenteranno ancora. E il Napoli, che apparentemente incurante fa da sé, abbraccia De Bruyne, sceglie vari percorsi alternativi, ha una indipendenza che non vacilla e che però va comunque tutelata, perché cà nisciuno è fesso. Osi piace alle squadre che piacciono: il Chelsea, eh sì, dove lo vorrebbe Obi Mikel (settembre 2024: “per poco non si è chiuso; se dovessimo riprendere la trattativa, so esattamente da dove dobbiamo ripartire…”); o l’Arsenal o il Manchester United, quindi la Premier che l’ha conquistato; o magari il Psg, che ha una sua aura. Dal calesse in qualche modo si scende, senza che resti un filo d’amore.



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