“C’è un contratto in essere, ho preso
una decisione a inizio anno e vado avanti con quella decisione.
Se non ci sono cose che possono far cambiare opinione alle due
parti si può andare avanti. Io sono come i tifosi, mi piacerebbe
sognare e in questo momento non è possibile. Non ho l’ossessione
della vittoria, ma del sogno sì. Mi piacerebbe avere una squadra
che mi possa far sognare, una squadra che mi lascia la
sensazione di poter fare qualcosa di importante. Io la mia
carriera l’ho fatta, adesso mi devo divertire”. Così Maurizio
Sarri, tecnico della Lazio, nella conferenza stampa che anticipa
la sfida alla Juventus, ha risposto alle domande sul clima teso
attorno alla squadra, tra cessioni e acquisti e proteste dei
tifosi.
“La situazione è pesante, giocare in un Olimpico con 4.000
persone è dura – ha aggiunto il tecnico – La speranza è che si
ricomponga questa cosa perché abbiamo bisogno dei nostri tifosi.
In più c’è il blocco delle trasferte, una pena collettiva che è
inconcepibile. Il 90% dei nostri tifosi non ha fatto nulla ma
non può venire a vedere la Lazio, penso sia incostituzionale
oltre che una sconfitta delle istituzioni perché significa non
saper tenere l’ordine pubblico se non con punizioni fantasiose”.
Infine, sul rapporto con la società, Sarri ammette di vivere la
situazione “con discreta serenità, le arrabbiature arrivano per
fatti reali. Nell’ambito lavorativo ci sono delle discussioni ma
quello credo sia inevitabile, ogni società ha due compartimenti,
uno finanziario e uno sportivo, e farli contenti entrambi è
quasi impossibile”.
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