“Bologna nel cuore, a Reggio anni stupendi. Avellino non si dimentica”. E incorona Vergara

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Bandiera del Bologna e numero 10 dell’Avellino in Serie A, a tu per tu con Franco Colomba, che ha dedicato 60 anni di vita al calcio, tra campo e panchine, vincendo un campionato a Reggio Calabria

Bandiera del Bologna e numero 10 dell’Avellino in Serie A, Franco Colomba ha dedicato 60 anni di vita al calcio, tra campo e panchine, vincendo un campionato a Reggio Calabria. L’esperienza al Napoli, il rapporto con i presidenti e i calciatori più apprezzati: il lungo racconto a Virgilio Sport.

Ventiquattro anni di carriera da calciatore, altri 36 da allenatore. Sessanta dei 71 anni di età trascorsi tra campo e panchine, a veder rotolare un pallone. Franco Colomba è stato uno dei simboli del Bologna degli anni Settanta e Ottanta, poi ha fatto innamorare i tifosi dell’Avellino, condotto per 4 anni di fila alla salvezza in Serie A. Quindi, appese le scarpe al chiodo, ha girato l’Italia, allenando alcuni dei club più importanti, dal Napoli al Cagliari, dalla Reggina al Livorno, passando per Vicenza, Salerno, Verona, Ascoli e Parma, arrivando fino in India, al Pune City.

Colomba e il Bologna, un amore infinito

Nato a Grosseto da genitori calabresi, tutto è iniziato da Bologna nel 1966: “A Bologna non ci sono nato, ma ci sono cresciuto e ci vivo ormai da 65 anni. Avevo 11 anni quando ho mosso i primi passi nel Bologna e per 17 anni, compreso quello da allenatore, ho difeso i colori rossoblù. Di ricordi ne ho tanti, starei qui ore a raccontarli. I più belli? Sicuramente l’esordio in Serie A nel 1974, in quel Bologna capitanato dal grande Bulgarelli. E poi la salvezza conquistata da allenatore, subentrando in corsa, conservando la Serie A con una giornata di anticipo. Ricordi scolpiti nel mio cuore”.

Ora il Bologna vive una dimensione da grande. Ha vinto una Coppa Italia, gioca in Europa, il futuro si prospetta radioso: “E’ un progetto partito da lontano, un viaggio iniziato 10, 11 anni fa con l’arrivo dell’attuale proprietà. Saputo aveva promesso grandi cose e le ha mantenute. L’unica pecca è l’assenza di uno stadio di proprietà, che consentirebbe al Bologna di stazionare definitivamente tra le grandi della Serie A. Ha superato un momento di appannamento dopo una buonissima partenza, ma già nelle ultime settimane ha ripreso a vincere in campionato, senza dimenticare la qualificazione agli ottavi di Europa League. Mi auguro il meglio possibile”.

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Le salvezze in Serie A con l’Avellino

Dopo 17 anni al Bologna e una convocazione in Nazionale nel 1981 (senza debutto in azzurro), Colomba si trasferisce all’Avellino: “Lì ho avuto la possibilità di rimettermi in gioco, dopo essere retrocesso in B col Bologna. Sono stati cinque anni stupendi, giocati a buonissimi livelli al fianco di calciatori del calibro di Ramon Diaz, Barbadillo, Dirceu e tanti altri ancora. Regalammo tutti assieme delle stagioni meravigliose a un popolo che continuo a portare nel mio cuore. Spero che l’Avellino riesca a salvarsi quest’anno, dopo aver lottato tanto per salire in Serie B. Non è mai facile adattarsi alla categoria superiore, ma la società è forte e con quella tifoseria puoi andare lontano”.

La “scomparsa” dei numeri 10, l’incoronazione di Vergara

In carriera, soprattutto ad Avellino, Colomba ha indossato la maglia numero 10, quella affidata ai calciatori dotati di maggiore talento, con più qualità. Una figura quasi sparita nel calcio attuale: “E penso sia davvero un peccato – afferma Colomba -. Chi ha le chiavi giuste per sbloccare le partite è proprio il numero 10, non ci giriamo troppo intorno. Negli ultimi anni, già con l’avvento del 4-4-2 negli anni Novanta, questa figura è stata sacrificata. Oggi se ne vedono pochissimi. C’è Nico Paz, è vero, ma pure Vergara, che a mio avviso ha il dinamismo e il carattere per poter dire la sua. Illumina le partite, può fare una grande carriera. Io ho indossato il numero 10, anche se ero più centrocampista. Mi piaceva di più fare gli assist che segnare, mi dava più gioia mandare in porta un compagno, che fare gol”.

Napoli e Salerno nel viaggio di Colomba

In Campania, Colomba è passato anche per Napoli. Era il 2002, gli azzurri erano tornati in B dopo una sola stagione in massima serie, ma qualcosa andò storto: “A Napoli ci arrivai dopo aver vinto un campionato di B con la Reggina. A fine contratto scelsi di andare al Napoli, ma le cose non andarono benissimo. Il motivo è semplice: per allenare il Napoli devi avere la squadra giusta, altrimenti è meglio evitare. Quell’anno vivemmo alti e bassi, con un girone di ritorno straordinario ci salvammo, ma l’obiettivo era arrivare tra le prime quattro. E’ una piazza che mi è rimasta comunque nel cuore, con un potenziale strepitoso poi sfruttato pienamente da De Laurentiis”.

Tutta un’altra storia il Napoli attuale, costruito per vincere e vincente, affidato ad Antonio Conte. Sul futuro del tecnico salentino, Colomba si sbilancia: “Credo che raggiungendo l’Europa, Conte possa avere un’altra buona opportunità di sfatare questo tabù che lo vede arrancare nelle coppe europee. Poi, è chiaro, dipende anche dalla volontà della società, di voler proseguire questo rapporto anche per la prossima stagione. Ma le possibilità affinché il ciclo-Conte non termini quest’anno ci sono tutte”.

Da Avellino al Napoli, nel mezzo la Salernitana alla cui guida, nel 1996, sfiorò la promozione in Serie A, sfumata solo all’ultima giornata: “Seguo da lontano le sorti della Salernitana. Come piazza e come ambiente, anche se più piccola, ricorda molto Napoli: lì vogliono vincere, sempre e comunque. Figuriamoci in Serie C. Purtroppo è incappata in qualche caduta di troppo, poi il girone C non è facile con Benevento e Catania che la fanno da padrone”.

Foti, Pirlo e Baronio, a Reggio Calabria gli anni più belli

A Reggio Calabria gli anni più belli da allenatore. Quattro stagioni, due di B (con la promozione ottenuta nel 2002) e altrettante in Serie A, con una salvezza all’attivo. Di quegli anni Colomba conserva un grandissimo ricordo: “Alla Reggina ho avuto il presidente migliore, Lillo Foti. Con lui ho vissuto un rapporto bellissimo. Non inganni il suo aspetto: può sembrare burbero, invece ha un gran cuore ed è un ottimo comunicatore. Parlavamo tanto e non si è mai inserito in questioni di campo. Foti è stato il presidente di calcio per antonomasia, con cui ho ancora oggi un ottimo rapporto. Di presidenti peggiori, invece, ne ho avuti due o tre, ma meglio non dire i loro nomi, lascio spazio alla vostra immaginazione”.

In quanto a calciatori, invece, Colomba si sofferma su due in particolare, entrambi avuti alla Reggina: “Ce ne sono stati tanti bravi, ma se devo fare due nomi non posso non citare Baronio e Pirlo. Quando tornai a Reggio Calabria me li ritrovai in squadra, non avrei potuto chiedere di meglio. Baronio era assai bravo, ma Pirlo si vedeva che aveva una marcia in più degli altri. Aveva le stigmate del campione”.

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