Goran Pandev, intervista: “L’Inter, Chivu, Mourinho e la Champions”

ALL calcio
5 Min Read

L’ex nerazzurro racconta il rapporto con Mourinho e Chivu: “Cristian è stato furbo, ha iniziato dalle giovanili. L’Inter oggi è più forte dell’anno scorso: l’Europa sia un vero obiettivo”

Francesco Pietrella

Giornalista

Goran Pandev risponde da Genova col sorriso sornione di chi ha già un’idea di cosa succederà oggi all’ora di pranzo: “Non vedo l’ora di ascoltare cosa dirà Mourinho in sala stampa. Spero non faccia qualche battuta delle sue, magari su Cristian. Sono curioso”. E se la ride, ricordando i bei tempi in cui vinceva la Champions con Chivu lungo la sua fascia e José in panchina, oltretutto al Santiago Bernabeu. 

Che si dice nella chat degli eroi del 22 maggio? 

“Per ora è tranquilla. Per ora…”. 

“No, non volevo disturbarlo. Ma sono strafelice per lui”. 

E José lo sente, invece? 

“Ogni tanto, anche se ora ha cambiato numero”. 

L’Inter, Mourinho e il Bernabeu dopo 16 anni. Pensieri? 

“Io che alzo la coppa e che faccio tardi ai festeggiamenti… per colpa dell’antidoping. Il controllo durò una vita: la squadra mi aspettò sull’aereo, in mezzo alla pista…”. 

La finale di Champions in un flash? 

“L’abbraccio tra José e Materazzi con tanto di lacrime. Ogni tanto, quando lo rivedo, ripenso quanto siamo stati fortunati”. 

José mi chiamò quando ero fuori rosa alla Lazio. Mi fece esordire titolare dopo tre giorni, non giocavo da sei mesi

Il primo approccio con Mou? 

“Mi chiamò quand’ero fuori rosa alla Lazio. “Vieni a vincere con noi?”, domandò. E dopo tre giorni mi schierò titolare contro il Chievo. Non giocavo da sei mesi. Aveva il tocco magico”. 

Riuscirà a far fare il terzino anche a Mbappé? 

“Certo, tipo Eto’o. Samuel si sarebbe buttato nel fuoco per lui”. 

Ricorda il discorso prima della finale? 

“In realtà José non è mai stato uno di molte parole. Le riunioni duravano due-tre minuti, ci dava una pacca sulla spalla e urlava frasi in portoghese, tipo “andiamo a vincere questa mer…”“. 

Quando avete capito di poter vincere la Champions? 

“Facile dire a Barcellona. Io dico dopo il successo contro il Chelsea agli ottavi. Poi vabbè, cosa posso dire della sfida del Camp Nou? In 10 per 80’ dopo un’espulsione inventata, con José che va da Guardiola e Ibra e gli sussurra chissà cosa, fino agli idranti. Magia”. 

Com’era Chivu da calciatore? 

“Uno che odiava perdere persino a carte. Non pensavo potesse allenare, ma è stato furbo. Ha iniziato dalle giovanili, s’è fatto le ossa”. 

In cosa Mourinho resta lo “Special One”? 

“Ti dice quello che pensa, non si nasconde dietro un dito. Lo fece anche con Chivu, una volta”. 

Lei al Real ha segnato tre gol in due partite: facile, no? 

“Magari! Ne infilai due all’Olimpico con la Lazio, in quel 2-2 del 2007 dove scambiai la maglia con Van Nistelrooy, e poi un altro proprio al Bernabeu, nella sfida di ritorno. Lì la maglia l’ho tenuta però, non pensavo che avrei più giocato lì…”. 

Il segreto di quell’Inter era l’unione e…la carbonara

Il segreto di quell’Inter? 

“La carbonara. Venivo da una realtà di “pariolini”, dove si mangiava bene, ma ad Appiano vidi Thiago Motta mangiare quella pasta prima delle partite. Scherzi a parte, al netto di tutto direi l’unione. Stavamo bene, eravamo amici. Chivu era attentissimo all’alimentazione: petto di pollo e pasta in bianco”. 

Chi sarà l’uomo decisivo? 

“Lautaro. Se gira lui, girano anche tutti gli altri”. 

L’Inter può vincere la Champions? 

“Rispetto all’anno scorso è più forte, ci deve provare”.



Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *