“Fabregas mi ha scaricato. Ho perso l’occasione di vincere il Mondiale, ma ho ancora un sogno”

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Morata riparte dal Leganés dopo l’addio al Como: obiettivo promozione in Liga. Poi sulla Spagna: “Perso il miglior momento della storia”

Un ritorno a casa, una nuova sfida e un sogno ancora intatto. Morata si è presentato con la maglia del Leganes, poche ore dopo l’ufficializzazione del prestito annuale dal Como, e lo ha fatto davanti a un ambiente già infiammato dall’entusiasmo. A Butarque, la punta non arriva soltanto con un curriculum costruito tra Real Madrid, Juventus, Chelsea, Atlético e nazionale spagnola. Arriva soprattutto con la voglia di sentirsi nuovamente protagonista. L’obiettivo è chiaro: aiutare il club a tornare in Liga dopo due anni e, magari, chiudere la stagione da capocannoniere della Segunda División. “Voglio riscoprire me stesso come giocatore”, ha spiegato in conferenza stampa, raccontando anche il retroscena della separazione dal Como e il rapporto con Fabregas.

“Fabregas mi ha detto che non sarei stato importante”

La scelta del Leganes è maturata dopo una telefonata con Fabregas, allenatore e amico di Morata al Como. Un confronto che ha cambiato il destino dell’attaccante: “Mi ha detto che non sarei stato importante per il progetto”. Da quel momento, insieme al suo agente Juanma López, Morata ha iniziato a valutare le alternative. Le proposte non mancavano, comprese quelle di club europei impegnati in Champions League. La decisione, però, è ricaduta sul Leganés. Una scelta dettata anche da una necessità personale: tornare a sentirsi importante e ritrovare la felicità sul campo. “Ho avuto molte etichette durante la mia carriera, ma l’opportunità che il Leganés mi sta dando di essere di nuovo felice su un campo da calcio è fantastica”, ha raccontato lo spagnolo, sottolineando quanto abbia pesato l’accoglienza ricevuta dal club.

Il legame con Madrid, inoltre, rende tutto ancora più significativo. L’attaccante ha ricordato con emozione una delle sue prime esperienze a Butarque: era sugli spalti con il padre per assistere a Leganés-Atlético e venne impiegato come raccattapalle. “Non avevo mai pensato di giocare qui”, ha ammesso, visibilmente commosso.

“La Segunda è difficile, voglio riportare il Leganés in Liga”

Morata sa bene che la Segunda División non concede sconti. L’ha già vissuta ai tempi del Real Madrid Castilla e conosce le difficoltà di un campionato nel quale ogni partita può pesare sulla corsa alla promozione: “Devi dare il massimo settimana dopo settimana e devi dare valore a ogni partita”, ha spiegato. La pressione, del resto, non lo spaventa: “Il Leganés deve essere tra i candidati alla promozione in Prima Divisione. Sento la pressione fin da quando ero piccolo. Spesso aiuta”. Il centravanti non vuole però caricarsi sulle spalle da solo le ambizioni della squadra. Il suo ruolo sarà quello di mettere esperienza, personalità ed entusiasmo al servizio dello spogliatoio: “Sono qui per qualsiasi cosa abbiate bisogno che io faccia, nei momenti difficili come in quelli belli”.

E c’è già un obiettivo personale particolarmente ambizioso: “Mi piacerebbe essere il capocannoniere della Segunda División e che il prossimo anno andassimo al Camp Nou o al Bernabéu”. Una frase che fotografa perfettamente le ambizioni di Morata, che ha da poco risolto anche questioni private e personali: tornare in alto passando dalla strada più difficile. Anche la scelta del numero 21 ha un significato particolare, seppur familiare. Erano disponibili il 18 e il 21, ma sono stati i figli a scegliere per lui: “A loro piaceva il numero 21. Quando lo indossavo al Real Madrid, ho fatto abbastanza bene. Speriamo che vada altrettanto bene”.

Il Mondiale mancato e il sogno della Nazionale

Nel capitolo più delicato della conferenza, Morata ha parlato anche della Spagna. L’attaccante ha 87 presenze e 37 gol con la nazionale, ma non nasconde il rimpianto per essere stato escluso dal momento più importante della storia recente della Roja: “Mi è capitato di essere fuori durante il momento più bello della sua storia”, ha spiegato, riferendosi alla vittoria del Mondiale. Un’assenza che pesa ancora, soprattutto per la consapevolezza di aver perso l’opportunità di conquistare il trofeo più prestigioso.

Morata, tuttavia, non vuole trasformare il ritorno in nazionale in un’ossessione: “Non è un obiettivo, è solo parte della vita”. Il suo pensiero è rivolto soprattutto alla Spagna e alla possibilità di continuare a seguire da vicino il gruppo: “Penso a loro che continuino a vincere e a invitarmi alle fasi finali, che è un’esperienza incredibile”. Adesso, però, il presente si chiama Leganés. Morata vuole tornare a sorridere, segnare, trascinare e soprattutto sentirsi nuovamente se stesso. “Non posso promettere gol, ma posso promettere che darò tutto me stesso per raggiungere i nostri obiettivi”, ha detto. Il sogno, dunque, è doppio: riportare il Leganés in Liga e chiudere la stagione da protagonista. Per un attaccante che ha già conosciuto i palcoscenici più importanti d’Europa, la nuova sfida parte da Butarque. E Morata sembra avere ancora parecchio da raccontare.

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