“Ricorda un po’ Haaland”. E il web si scatena

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L’ex attaccante nerazzurro intervistato dalla Gazzetta dello Sport tesse le lodi del centravanti ma accusa il calcio italiano: “Date troppo poco tempo ai ragazzi”. Il paragone con il norvegese e l’analisi della squadra di Chivu

Se c’è un attaccante che si intende di gol segnati in nerazzurro, questi è sicuramente Jurgen Klinsmann. Quaranta gol in 123 presenze, numeri che nel calcio a cavallo tra gli anni 80′ e 90′ avevano un significato ben diverso.

Klinsmann, ariete nerazzurro

Il tedesco, che con l’Inter vinse la Supercoppa Italiana 1990 e soprattutto la Coppa UEFA 1990-91, formando con Lothar Matthäus e Andreas Brehme lo storico trio tedesco nerazzurro, ha parlato alla Gazzetta dello Sport della crescita di Pio Esposito e della squadra di Chivu. «Io non ricordo di aver mai segnato di tacco, quello che ha fatto Pio è stato molto bello – ha detto a proposito del gol realizzato contro il Monza – Ma a parte il gol, ha un potenziale enorme».

Klinsmann sul calcio italiano

Secondo Klinsmann, per un attaccante la crescita passa inevitabilmente dai gol e dalla continuità. «Da attaccante dico che si cresce buttandola dentro, si matura con il tempo e con i numeri. I giovani devono giocare e avere anche la possibilità di sbagliare, perché è anche attraverso gli errori che si diventa grandi». Un concetto che l’ex centravanti tedesco lega anche alla cultura calcistica italiana, a suo giudizio ancora troppo prudente nei confronti dei giovani: «In Italia date troppo poco tempo ai ragazzi. Meno male che Pio è un’eccezione: la gente vede che quando lo metti in campo fa bene».

Il paragone con Haaland

Il paragone con Erling Haaland viene quasi naturale. «A 17-18 anni era già titolare. Esposito un po’ lo ricorda», ha sottolineato Klinsmann, evidenziando alcune caratteristiche tecniche del giovane nerazzurro. «È bravo con entrambi i piedi, sa occupare bene l’area e collegarsi con i compagni. Smista il pallone a destra e a sinistra, partecipa al gioco e poi segna. Pio è un numero nove tipico».

Klinsmann, attaccante di razza

E proprio il gol, secondo Klinsmann, resta la misura principale per giudicare un centravanti. «Gli attaccanti vengono sempre misurati con i numeri, con i gol. Per un numero nove conta soprattutto segnare. Quando finisci la carriera ti chiedono quanti gol hai fatto. Noi centravanti viviamo per il gol per tutta la vita». Una mentalità che l’ex Inter conserva ancora oggi: «Quando gioco con gli over 55, undici contro undici, voglio fare gol e basta». Per Esposito, però, la strada è ancora lunga e il margine di miglioramento notevole. Con l’esperienza aumenteranno anche la lettura delle situazioni e la qualità delle giocate: «Quando maturi migliori il senso tattico e la capacità di leggere la partita. Diventi anche più raffinato nel tocco. Pio ha ancora spazio per svilupparsi e sarà bello vederlo crescere negli anni».

Pio Esposito insidia Thuram

Il momento particolarmente positivo di Esposito coincide con l’assenza di Marcus Thuram, fermato da un infortunio. Una situazione che apre inevitabilmente il dibattito sulla possibile gerarchia offensiva dell’Inter. Klinsmann, però, invita a considerare l’intera stagione e soprattutto gli impegni europei: «Per la Champions servono tutti. Lautaro è un punto fisso, è il leader e il capitano. Spero che Marcus e Pio trovino entrambi spazio per farsi vedere e trovare ritmo». Allo stesso tempo, l’ex attaccante tedesco riconosce che, se Esposito dovesse continuare su questi livelli, sarà difficile lasciarlo fuori: «Se l’Inter vuole fare strada in Europa servono entrambi. Ma sarà dura per Marcus trovare spazio adesso, perché se Pio continua così non puoi tenerlo troppo in panchina. Lui è il futuro dell’Inter e dell’Italia».

Klinsmann analizza l’Inter di Chivu

Klinsmann si è soffermato anche sulle possibilità tattiche offerte dall’attuale rosa nerazzurra. A suo giudizio, l’Inter avrebbe gli uomini per non essere vincolata esclusivamente al 3-5-2: «Questa rosa permette anche di cambiare sistema. Non solo 3-5-2: con Spence o Bisseck a destra puoi giocare a quattro dietro. Non ha senso tenere tre centrali quando gli avversari hanno una sola punta». E davanti ci sarebbe spazio anche per una soluzione più offensiva: «Con due attaccanti centrali come Lautaro e Pio oppure Thuram puoi fare il 4-4-2. Ci sono anche le ali. In Champions puoi sorprendere cambiando modo di giocare, perché ormai le migliori squadre conoscono l’Inter a memoria. Variare può fare bene».

Le ambizioni dell’Inter

Infine, Klinsmann ha parlato della mentalità della squadra e delle ambizioni nerazzurre. «Lo spogliatoio si gestisce da solo, decide fino a che punto i giocatori vogliono vincere. Chivu è una bravissima persona e un bravo allenatore, ma non è in campo. Rispetto, grinta e volontà vengono decisi dai giocatori». L’Inter parte con i favori del pronostico, ma secondo Klinsmann il vero banco di prova sarà soprattutto in Europa: «Spero in un bel campionato di tutti, anche se l’Inter è favorita. Ma il dovere dell’Inter è onorare la Champions contro squadre come PSG, Manchester City e Bayern. Deve fare una bella Champions».

Pio Esposito come Haaland, il web si scatena

Le parole di Klinsmann hanno scatenato anche l’ilarità del web, come nel caso di Donato: “Lo ricorda vagamente…colpo di tacco completamente sballato basta vedere la traiettoria del pallone e siamo arrivati ad Haaland tra un paio di gol re Diego inizierà a temere per il suo trono”. E Lorenzo prende in giro: “Pompatelo pompatelo che poi escono col Bodo Glimt”. Luca invece chiarisce: “Sono interista. Non c’entra niente con Haaland e parlo di caratteristiche”. Francesco rincara la dose: “Jurgen posa il fiasco”. Mentre Carmelo puntualizza: “Chi mette la faccina che ride capisce di calcio meglio di Klinsmann?”.

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