Rispetto agli altri giocatori fuori dal progetto, Rafa ha sempre lavorato in gruppo e compare nella numerazione ufficiale inviata alla Lega. Però resta sul mercato e Amorim l’ha definito “non importante”
A Ruben Amorim va dato atto di essere un uomo coerente. Soprattutto quando gli si parla di Leao. Il giorno della presentazione liquidò l’argomento in tre secondi netti (“E’ uno dei nostri giocatori con la G maiuscola”), e lo stesso è successo lungo la conferenza stampa di vigilia della sua prima partita ufficiale da allenatore del Milan: “Leao in questo momento non è importante, l’importante è la partita di domani. Lui non è pronto per Torino. Ma resta un nostro calciatore, anche se non ho notizie da darvi su eventuali partenze”. Si tratta di una risposta all’inevitabile domanda sulla situazione particolare di Rafa, e la prima frase – “Leao in questo momento non è importante” – è suonata piuttosto secca e spiazzante. Anche perché il tecnico, che ha condotto tutta la conferenza parlando in inglese, per dire quelle parole ha utilizzato un italiano perfetto. Un modo evidente per sottolineare il concetto. E se qualcuno magari non aveva colto immediatamente, si è poi dilungato sul valore della parola “famiglia” all’interno di uno spogliatoio e, più in generale, di un club di calcio.
famiglia
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La “non importanza” di Leao infatti per la visione di Amorim equivale a sottolineare quella del gruppo, che deve venire sempre prima di tutto. O meglio, di tutti. Indirettamente appare come la spiegazione più chiara sulla volontà da parte della società di cederlo a prescindere da tutto. Un ragionamento che porta a pensare come Rafa evidentemente agli occhi del tecnico e della proprietà non si sposi come dovrebbe proprio con il concetto di “famiglia” citato più volte da Amorim. Quella di Rafa resta comunque una situazione strana. Ibrida, si potrebbe dire. Perché se è vero che ci sono giocatori ufficialmente messi fuori dal progetto – allenamenti differenziati, niente numero di maglia assegnato nella lista ufficiale mandata alla Lega -, lui nonostante sia nell’elenco dei cedibili rimane in una sorta di limbo. Una via di mezzo. Al netto dell’attuale problema fisico che gli impedirà di partire per Torino, Leao si allena regolarmente assieme ai compagni e il club gli ha altrettanto regolarmente riassegnato la sua maglia numero 10.
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destinazione
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La spiegazione, in fondo banale, è che rispetto agli altri “epurati” il portoghese ha un altro status, e comunque ha una storia molto importante in rossonero. Senza contare che è il giocatore da cui il Milan può potenzialmente spremere la maggior quantità di milioni. Il suo potremmo definirlo una sorta di purgatorio, in attesa di capire la destinazione finale. Anche perché è vero che ha un numero sulle spalle, ma nell’ultima visita di Cardinale a Milanello di venerdì Rafa non è stato fra i giocatori con cui il patron rossonero ha voluto confrontarsi personalmente. E’ dunque facile tornare al “Leao in questo momento non è importante” dell’allenatore, anche perché Amorim dice quella che ai suoi occhi è una verità: la miglior prestazione estiva del Milan – con lo United – è arrivata senza di lui e ormai tutti nel club rossonero sono pronti a salutarlo senza troppi rimpianti. C’è comunque una domanda che continuerà ad aleggiare fino a quando non arriveranno novità dal mercato: se Leao alla fine restasse dov’è, che cosa succederebbe? Per dirla alla Amorim, dovrebbe fare molta attenzione a Cissè, che “gli renderebbe la vita molto difficile”. Un purgatorio a Milanello.
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