L’ex fantasista, per anni protagonista in Inghilterra: “Lì sin da bambini si allenano a tutta in spazi più grandi dei nostri, così poi arrivano pronti in prima squadra. Quei tre faranno al differenza”
Tante stagioni in Inghilterra, da giocatore e da allenatore dell’Under 21 del Leeds, oltre a un cuore nerazzurro. Benny Carbone è l’uomo giusto per commentare il tris in salsa Premier calato dall’Inter sull’asse Stones, Spence e ora Jones.
Carbone, iniziamo analizzando i tre profili portati a Milano da Marotta e Ausilio?
“Aggiungerei anche Baccin, il vice di Ausilio. Un trio che lavora in grande sintonia e con le idee molto chiare. Sono loro il vero segreto dell’Inter, capaci di gestire un’organizzazione che permette ai nuovi arrivati di sentirsi subito a casa e di rendere al meglio”.
“Giocatore di livello altissimo, che ha fatto la storia del City. Anche a 32 anni, è un elemento fuori categoria che porta esperienza e cultura della vittoria, oltre ad essere top nel gioco aereo. Può agire da centrale, ma anche da braccetto e salendo in mediana per creare superiorità. Legge il gioco e sa anche farsi valere nell’aria avversaria. Farà la differenza, come già successo con Akanji”.
Stones è un elemento fuori categoria che porta esperienza e cultura della vittoria
“Anche lui alza il livello della rosa. Giocatore di gamba, ideale per fare il quinto, ha potenza, attacca gli spazi, sa saltare l’uomo e incidere in attacco. Come successo con Dumfries (che al tempo non si pensava potesse colmare il vuoto lasciato da Hakimi…), avrà bisogno di un po’ di tempo per assorbire le idee di Chivu in fase difensiva, per capire i movimenti e per conoscere i compagni, ma il Mondiale da protagonista con l’Inghilterra dà l’idea del suo spessore”.
“Ha solo 25 anni, uno in meno di Spence. A Liverpool ha fatto stagioni straordinarie, ora il livello della rosa dei Reds è tale che faticava a trovare spazio, ma è di un’altra categoria. Duttile, intenso, bravo negli strappi. Se come penso arriverà con la consapevolezza che anche all’Inter dovrà lottare per una maglia, darà un contributo enorme”.
Tre acquisti dalla Premier. Lei che ci ha giocato, qual è la vera differenza con il calcio inglese?
“La mentalità. Là fin da bambini sono abituati ad andare a tutta in spazi maggiori rispetto ai nostri. Noi non siamo secondi a nessuno a livello tattico, ma loro -senza trascurare le minori pressioni durante la settimana – hanno una metodologia di allenamento diversa. Sedute più brevi, di 60-70 minuti, ma in cui non si guarda in faccia a nessuno. Si va a tutta, poi amici come prima. Ho allenato l’Under 21 del Leeds, spesso dovevo dire ai ragazzi di rallentare…”.
Qual è la sua griglia scudetto?
“Inter in pole, per profondità della rosa, continuità tecnica e fattore Chivu. Cristian fa la differenza non solo tecnicamente, ma anche gestendo il gruppo da fratello maggiore che però non guarda in faccia a nessuno quando deve scegliere chi mandare in campo. Dietro all’Inter vedo Napoli e Milan, che si è rinforzato molto”.
“Forza della rosa e il lavoro negli anni di Arteta, l’Arsenal è l’Inter d’Inghilterra. E anche i Gunners ora sono più profondi. Ma il successo in Community Shield non tragga in inganno. In Premier non si può dare nulla per scontato, può davvero succedere di tutto”.
Chiudiamo con lei che ha appena chiuso un biennio alla guida della Primavera dell’Inter. Quanto la ha resa orgoglioso vedere tanti suoi ragazzi in tourné con Chivu?
“Tantissimo. Pur con le difficoltà legate alla creazione dell’Under 23, con conseguente abbassamento dell’età della mia squadra in cui mandavo in campo anche dei 2009, abbiamo sfiorato le Final Four di Youth League, vinto una Supercoppa e raggiunto i quarti in campionato. Vedere Bovio, Idrissou in prima s Cerpelletti, Mancuso e altri mi dà una soddisfazione enorme. Ora attendo l’occasione giusta per tornare ad allenare”.
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