
Antonello Valentini analizza in esclusiva le scelte del nuovo presidente FIGC Giovanni Malagò, dall’addio di Maldini e Leonardo alla nomina di Mancini e Ranieri, fino al caso Bianchedi.
Eletto nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio il 22 giugno scorso, Giovanni Malagò ha dovuto affrontare diverse situazioni infuocate. Ne abbiamo parlato con Antonello Valentini, per 27 anni all’interno della FIGC, dove ha ricoperto il ruolo di capo ufficio stampa e, successivamente, direttore generale. Uno, in pratica, che conosce come le sue tasche il mondo di Coverciano e dintorni.
Dopo aver nominato Paolo Maldini direttore tecnico, con Leonardo advisor, Malagò si è trovato a fronteggiare il problema della nomina di Pirlo come nuovo selezionatore. Il legame con l’agenzia di scommesse russa ha fatto saltare il banco, con conseguente addio di Maldini e Leonardo.
Caduta la scelta su Roberto Mancini, un cavallo di ritorno, e Claudio Ranieri come DT, domenica sono arrivate anche le parole di fuoco dello stesso Maldini, per il quale Malagò di non aver rispettato i patti. Infine, le polemiche seguite alla nomina di Diana Bianchedi come capo delegazione della Nazionale azzurra a causa della presunta incompatibilità, sollevata proprio dal Coni di cui è vice presidente vicaria.
Il caso Maldini-Leonardo e la scelta di Pirlo
Con Antonello Valentini partiamo dalla vicenda che ha interessato Paolo Maldini, Leonardo e Andrea Pirlo.
“Credo sia stata trovata una soluzione assolutamente interessante e positiva, così come lo sarebbe stata quella del duo Maldini-Leonardo. Il calcio italiano offre un tale serbatoio di risorse, dirigenziali, manageriali e tecniche, che qualunque scelta viene fatta ha un suo fondamento. Mi dispiace per Maldini, che ovviamente conosco molto bene visto il lungo trascorso in Nazionale, perché sarebbe stato certamente in grado di dare un impulso nuovo ad un progetto di rilancio. Però, non ci si può neanche arrendere, per così dire, al fatto che il commissario tecnico dovesse essere per forza Andrea Pirlo. Questa è l’unica cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso. Per il resto, il progetto che riguarda il settore tecnico, la scuola allenatori, il rilancio dei vivai e la promozione dei giovani, secondo me Maldini e Leonardo avrebbero potuto portarlo avanti anche senza Pirlo CT. Come può farlo certamente Claudio Ranieri il cui curriculum non ha bisogno di altre parole. È un uomo apprezzato da tutti, con grande esperienza e realismo, una scelta sicuramente condivisibile”.
Malagò e il dietrofront sulla scelta del commissario tecnico
Inevitabile un passaggio sulle accuse mosse da Maldini a Malagò nell’intervista pubblicata domenica scorsa, a firma di Aldo Cazzullo, sulle pagine del Corriere della Sera.
“Malagò si è imbattuto in una situazione che nessuno conosceva, mi riferisco al rapporto di Pirlo con il provider di scommesse russo, è stato un fulmine a ciel sereno. Questo ha spiazzato lo stesso neo presidente che si è trovato di fronte ad una sollevazione abbastanza larga. Ha dovuto rapidamente cambiare registro. Probabilmente, per dirla tutta, non era pienamente convinto della scelta, perché i nomi di Roberto Mancini e Antonio Conte pesavano, e pesano, più di quello di Pirlo. Da giocatore è stato un fuoriclasse, mentre da allenatore della Nazionale rappresentava una scommessa e una sfida, cosa che non ci possiamo assolutamente permettere in questo momento. Dopo tre Mondiali persi, non andarci nel 2030 sarebbe davvero un disastro sportivo”.
Mancini, Ranieri e Zola: una scelta davvero conservativa?
La scelta di affidare, nuovamente, la guida della Nazionale a Mancini e Ranieri la poltrona di direttore tecnico ha creato non poche polemiche. Quella più battuta riguarda la volontà di non apportare modifiche importanti al sistema attuale. Ma Valentini è di idea completamente opposta.
“Non è vero che Malagò non ha voglia di cambiare. È arrivato da neanche due mesi e sta già mettendo in atto qualche innovazione importante, l’inserimento di Gianfranco Zola (coordinatore dei progetti delle attività giovanili, ndr) ne è una prova lampante. Poi, per me c’è una cosa che è improcrastinabile, urgentissima: rifondare la scuola degli allenatori di Coverciano, ferma da ormai 15 anni. Era un fiore all’occhiello della Federazione e deve tornare ad esserlo. In Italia si trascura molto il ruolo degli allenatori dei giovani che, spesso, per i ragazzi hanno più importanza di un genitore, sempre con le dovute proporzioni. Questa è la prima cosa da smantellare e rifare, cambiando, ovviamente, i vertici e l’impostazione, ingessata da tantissimo tempo”.
Il caso Bianchedi e le polemiche sulla nomina
Infine, abbiamo chiesto a Valentini se le questioni Maldini-Leonardo e quella più recente riguardante le polemiche per la nomina di Diana Bianchedi come capo delegazione non siano un buon modo per iniziare il mandato.
“Non parlerei di partenza ad handicap, onestamente. La scelta del capo delegazione della Nazionale è una titolarità del presidente della Federazione che, contestualmente, se ne assume piena responsabilità. Diana Bianchedi è stata una campionessa, una donna di sport di livello internazionale, se Malagò ritiene di puntare su di lei, avrà le sue buone ragioni. Se qualcuno storce il naso e protesta, deve trovare il coraggio di affrontare direttamente il problema con Malagò. È chiaro che dopo tre personaggi come Riva, Vialli e Buffon, il nome della Bianchedi susciti una legittima curiosità”, ha concluso a Virgilio Sport.

